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Cassia, vive in una casa di cartone

cassiaospspietro.jpgDa più di milleottocento giorni vive in una casa di cartone. Non succede nelle favelas di Rio e neppure nella degradata periferia di Mogadisho ma sulla via Cassia, nel piccolo centro commerciale nei pressi dell’Ospedale San Pietro. Lui si chiama JW ed è un cittadino dello Sri-Lanka.

Da oltre 5 anni trascorre le sue giornate sotto i portici dove affacciano i pochi esercizi commerciali chiedendo l’elemosina ed effettuando piccoli lavoretti; la notte la trascorre sotto un grosso cartone che usa come una tenda. La sua casa.

JW ha 39 anni ma ne dimostra molti di più forse per quel paio di denti mancanti; nato all’Ospedale San Pietro da genitori dello Sri-Lanka è vissuto per alcuni anni con dei parenti ma da quando i familiari sono rientrati al paese di origine si è trasferito sotto quei portici.

Nella sua casa di cartone custodisce tutti i suoi averi: coperte, scarpe, vestiti, pentole e un po’ di cibo. Quando non si reca ad una delle mense della Caritas si prepara i pasti nei pressi del suo giaciglio. Residenti e commercianti sono oramai assuefatti alla sua presenza e i tanti passanti neppure ci fanno caso.

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Durante la stagione invernale, quando il freddo si fa insopportabile, lascia per qualche giorno la sua casa trasferendosi in uno dei tanti dormitori che la Caritas mette a disposizione dei senza tetto; passato il gelo torna ai suoi cartoni e alle abitudini di sempre.

Sulla Cassia lo conoscono tutti forse per quel suo modo rumoroso di chiedere qualche spicciolo; nonostante le difficoltà sembra non perdere mai il suo buonumore e se qualcuno lo accusa di essere un lavativo e un ubriacone risponde con un sorriso disarmante.

Abbiamo scambiato con JW qualche parola e quando abbiamo chiesto di fotografare la sua casa non si è opposto; a settembre vorrebbe tornare al “suo paese” e quei 300 euro che gli mancano per l’acquisto del biglietto aereo non si è fatto scrupolo di chiederceli.
Accompagnando ovviamente la richiesta con un sorriso disarmante.

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Quello che succede da 5 anni al Centro Commerciale della Cassia non è certo un caso isolato; chi risiede in zona ha imparato a conoscere bene queste persone che sopravvivono ai margini della società: dalla donna rom che ogni giorno siede nei pressi della farmacia alla coppia di indiani che vende fazzoletti e accendini all’incrocio con Via Oriolo, dal ragazzo albanese che si aggira nel quartiere come un lupo famelico allo sciancato che chiede l’elemosina a Via del Sesto Miglio.

Anche se spesso vengono trattati con sgarberia da passanti e automobilisti sono poi in molti a far loro l’elemosina; in modo particolare le persone anziane che nonostante le modeste risorse non riescono a rimanere indifferenti davanti alla miseria.

Non è raro vedere una vecchietta fermarsi, frugare affannosamente nel borsellino alla ricerca di qualche spicciolo e chiedere poi informazioni sullo stato di salute di figli e parenti che vivono a migliaia di chilometri di distanza.

Cinque anni sotto un cartone sono una “distanza”siderale; nessuno di noi vorrebbe trascorrere neppure cinque minuti sotto quel fragile riparo tra coperte sporche e avanzi di cibo.

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E allora che fare? Ai residenti e commercianti della Cassia non resta che mettere mano al già magro portafoglio e sperare che per il mese di settembre quei benedetti 300 euro vengano fuori.

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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5 COMMENTI

  1. Lo “sciancato” di via sesto miglio, al termine della sua giornata, lacia il bastone e corre più di me, fategli una foto

  2. @alberto: finalmente qualcuno che dice chiaramente la verità, senza questo stupido buonismo che non porta alcun risultato. Roma (e non solo) è piena di finti invalidi e di veri ingenui.
    Ma voi di VCB credete davvero che i 300 euro servano a JW per tornare al suo paese? Affatto, questo signore vi prende per i fondelli, e se gli date soldi, se li spende in vino. se non fosse un ubriacone, potrebbe dimorare nei luoghi offerti dala Caritas, invece che sotto un lurido cartone. Ma alla Caritas, giustamente, non vogliono risse e squallore di ubriachi, e quindi questo signore preferisce il vino piuttosto che disporre di una vera abitazione.

  3. Questo è il risultato del gran lavoro fatto da Alfano con l’operazione mare nostrum: migliaia di persone senza lavoro costrette a dormire dove capita. Applauso

  4. Certamente occorre fare distinzione tra chi è clochard per scelta, chi ci marcia, e chi invece è costretto. Prima di fare di tutta l’erba un fascio, occorrerebbe che chi grida allo schifo si rendesso conto che è finita l’epoca del clochard per scelta. Ormai sono numerosissime le famigie italiane che si rivolgono alla Caritas, e moltissimi senzatetto italiani, privi di ammortizzatori familiari, dormono per strada perché nei dormitori non c’è posto. Nei centri diurni spesso i servizi ( doccia vestiti ecc ) vengono riservati ai tossicodipendenti o alcolizzzati, in modo che un senzatetto non tossico e non alcolizzato, per ottenere aiuti si debba fingere almeno alcolizzato. I sognori che gridano allo schifo, non pensano asslotamente che chiunque di noi può da un momento all’altro diventare un senzatetto. Che poi è evidente che i più aiutati siano gli extracomunitari e rom, questo ahimè è un dato di fatto. L’eperienza l’ha avuta un clochard italiano ( vedere gruppo facebook “vita da strada” o “http://viveresenzafissadimora.blogspot.it/” ) il quale fu condannato da un Giudice per aver rubato la corrente per caricare un cellulare mentre un altro Giudice fece assolvere un campo Rom che aveva rubato la corrente per alimentare il campo per due anni, perché – sentenziò il Giudice – la corrente è un bene primario. Poi i finti invalidi di solito non sono italiani e sono parte di organizzazioni. In questo modo si danneggiano anche i veri poveri italiani, i veri senzatetto italiani che sono finiti per strada.

  5. Condivido, anche se la miseria non ha razza e la compassione neanche dovrebbe..altro è avere il potere legislativo per evitare certe cose e non utilizzarlo! Ok essere accoglienti ma rischiamo che da zattere saliamo tutti su una barca che fa acqua..e poi il fatto che il nostro amico voglia raggiungere i familiari… Non vi fa pensare??????!!!!!

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