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Parco Capoprati a rischio chiusura. “Da soli non ce la facciamo più”

capoprati.jpgAllarme in via Capoprati, l’omonimo parco è a rischio chiusura. “Vince il degrado, Legambiente da sola non ce la fa” scrivono i gestori del parco. “Senza l’intervento immediato delle istituzioni chiuderemo al pubblico Parco Capoprati e torneranno rifiuti, microcriminalita’, prostituzione e i senza fissa dimora.”

Parco Capoprati chiuderà a fine settembre 2014. La notizia giunge da Massimo Di Stefano, presidente del Circolo Legambiente Parco Capoprati, che in un accorato appello così scrive.

“Care amiche, cari amici, cari cittadini romani. Potete immaginare il nostro stato d’animo dopo 18 anni di battaglie per mantenere vivo e frequentabile questo stupendo tratto di Tevere, ma non si andrà mai in Paradiso a dispetto dei Santi. Nei primi 12, abbiamo collaborato con tutte le istituzioni e siamo riusciti a rendere praticabile e fruibile un tratto di fiume al centro di Roma lavorando sodo con i nostri volontari, ma grazie anche all’essenziale supporto della Regione Lazio e del Comune di Roma, di AMA e del Servizio Giardini, supporto che negli ultimi 6 anni è decisamente venuto meno, se non scomparso del tutto e con le nuove amministrazioni Zingaretti e Marino non accenna a riprendere.”

Sei anni di degrado continuo

“Sono stati 6 anni in cui il degrado è riuscito a riprendersi quasi tutto il territorio da noi recuperato e restituito alla fruibilità dei cittadini. Lo stato di abbandono del Tevere e di Via Capoprati sono visibili ormai a tutti, siamo stati costretti a chiudere il nostro accesso al fiume e a limitare l’utilizzo di alcune aree interne, la mancata potatura dei platani da oltre un decennio e il relativo rischio di caduta rami all’interno del parco stesso, mettono in pericolo l’incolumità dei frequentatori abituali e occasionali. Rischio che non possiamo assumere.”

“Questo – continua Di Stefano – è il motivo principale per cui, con grande dolore, se non arrivano in tempi rapidi risposte e interventi risolutivi saremo costretti a chiudere. Le competenze dirette su questa proprietà demaniale sono ora della Regione Lazio e del Comune di Roma che, con interventi modesti, potrebbe renderla nuovamente fruibile e farla tornare alla bellezza di prima dell’avvento delle giunte Polverini e Alemanno.”

Questa è decadenza

“Nonostante gli incontri tenuti con gli assessori capitolini Paolo Masini e Estella Marino e con l’Ardis, sembra che non ci sia alcun interesse ad intervenire per iniziare a recuperare lo stato di degrado ormai insopportabile. Del resto, il degrado in cui versa Roma è visibile ormai in ogni angolo della Capitale ed in tutta l’asta del Tevere nel tratto urbano. Questa, la chiamiamo decadenza.”

Ancora soldi al Ponte e niente a chi sta sotto

“Inoltre – incalza Di Stefano – non è possibile che un’opera pubblica quale il Ponte della Musica che doveva essere chiusa nel maggio 2010, dopo quattro anni è ancora oggetto di altri finanziamenti e spreco di denaro pubblico.
Nel nostro periodo migliore, fino al 2008, Parco Capoprati ha raggiunto un livello di frequentazione e partecipazione da parte di soci e cittadini straordinario, oggi le frequentazioni sono notevolmente ridotte, Parco Capoprati non è più apprezzato come qualche anno fa. Le esperienze più belle sono state il noleggio bici, il centro estivo bambini, il progetto Nonna Roma per l’ospitalità anziani nei mesi estivi, siamo stati aperti anche ad agosto per sostenere questo progetto, interrotto già il primo anno della giunta Alemanno.
Nel 2012 e nel 2013 il parco è stato anche soggetto a piene straordinarie del Tevere ed anche in questo caso l’assenza delle istituzioni è stata totale. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo recuperato il parco con il solo lavoro dei volontari e dei cittadini.”

Da soli non ce la facciamo

“Ovviamente prima della chiusura, abbiamo tempo di denunciare questo silenzio assordante di Regione e Comune, l’insopportabile stato di degrado di questa zona e della Città. In questo, confidiamo nell’aiuto di chiunque possa farlo: quotidiani, blogger, TV locali per la denuncia del degrado, ma anche di quei soci e cittadini che conoscono Parco Capoprati e nel tempo l’hanno apprezzato, da soli non ce la facciamo. Stiamo scrivendo al Sindaco e al Governatore del Lazio, per capire se ci sono margini per evitare la chiusura ed il conseguente ritorno al degrado totale.”

Torneranno i tempi bui

“Ci rendiamo conto perfettamente che il parco sarà di nuovo preda di persone senza fissa dimora che già abitano in diversi punti il Tevere, abbandono di rifiuti da parte d’imprese senza scrupoli, microcriminalità e prostituzione, questo non può però essere lasciato a nostro carico. La collaborazione tra associazioni, cittadini e istituzioni è la trave portante per combattere il degrado e la decadenza, noi di Legambiente in questo crediamo ancora”.

“Insomma – conclude Di Stefano – si tornerà al degrado di 18 anni fa, ma prima che ciò accada, il tentativo di ricoinvolgere le istituzioni siamo obbligati a farlo. Del resto, per loro è motivo di lustro, al contrario, chiudere un parco pubblico, è motivo di censura da parte dell’opinione pubblica e dei cittadini.”

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1 commento

  1. Cosa possiamo fare per fermare la chiusura di un angolo di roma così ricco di fauna e flora, un piccolo pezzetto di paradiso al centro di roma? un luogo incantato dove il tempo si è fermato e si respira aria di campagna e il fiume scorre lento e pulito?
    magari una petizione, raccolta di firme?

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