Home ATTUALITÀ A Viterbo c’è la gita culturale con Annio e i suoi seguaci

A Viterbo c’è la gita culturale con Annio e i suoi seguaci

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Continuano nella Tuscia le passeggiate-racconto, utili per stare all’aria aperta cercando scampoli di cultura dettati da una coppia di storici: dopo il viaggio emozionale nella Viterbo sotterranea ora tocca ai “luoghi delle frottole” fra apocrifi letterari e false epigrafi.

Un’altra avventura, viaggio a ritroso nella storia. “Etruria Urbs: Annio da Viterbo e i suoi seguaci” è il titolo della nuova passeggiata-racconto organizzata da Antonello Ricci in collaborazione con Tesori d’Etruria.

Così, dopo il successo del “viaggio emozionale” nella Viterbo sotterranea, questa volta tocca ai “luoghi” delle frottole di Annio: tra falsi epigrafici, toponimi d’invenzione, affreschi pubblici e apocrifi letterari. Con un omaggio ai frutti fioriti dal seme anniano nell’immaginario locale: da Domenico Bianchi fino a Mario Signorelli. Partecipa Pietro Benedetti e l’appuntamento è fissato venerdì 20 giugno alle 21 davanti alla chiesa viterbese di Santa Maria della Salute (sotto via Ascenzi).

Itinerario previsto da via Ascenzi a piazza del Fosso passando per il Sacrario, via della Sapienza, largo Cesare Battisti, via della Volta Buia, via Santa Maria Egiziaca, piazza Luigi Concetti, scalini di via Saffi, via Annio. Degustazione finale con prodotti tipici della Tuscia nei locali di Viterbo Sotterranea.

La storia racconta

Al tramonto del XV secolo Viterbo è ormai una Bella Addormentata. Viene a cullarla con le sue ninnananne un frate domenicano un po’ birbante. É un viterbese doc. Giovanni all’anagrafe, ma preferisce farsi chiamare Annio, con sfacciato latinorum.

Torna in città nel 1489, dopo un’assenza di vent’anni. È noto per i suoi oroscopi (uno per Galeazzo Sforza, nell’anno dell’assassinio… chissà che c’era scritto). Insegna retorica e latino a un pubblico di eruditi notai, localisti sfegatati. Li abbindola all’ombra di un campanile smisurato, racconta loro favole incredibili: Re Desiderio, Pipino il Breve e Carlo Magno, ma soprattutto Ercole e… Noè.

Viterbo sede della città sacra etrusca, tetrapoli originaria, improbabile Fanum Voltumnae: Viterbo mamma di Roma, insomma, e culla dell’intera civiltà occidentale. Annio convince il suo pubblico a colpi di apocrifi letterari e false epigrafi.

Il bello è che gli credono in molti, e non solo viterbesi. Anche Alessandro VI, di passaggio in città: sotto i cui occhi tornano alla luce “prove” preziosissime di questa verità dimenticata, in realtà sepolte nottetempo da Annio stesso, a colpi di pala e di piccone.

Erasmo da Rotterdam non si fida delle sue teorie, e così molti fra gli umanisti e filologi più avvertiti, ma ci vorrà tempo prima che il mito del Favl tramonti. Mentre qualcuno, qui da noi, quelle storie se le racconta ancora. E nella toponomastica cittadina restano tracce delle sue fantasmagoriche etimologie. Fossili sorprendenti d’una testarda quanto patetica fierezza municipale. Poi un malinconico silenzio di secoli.

Moremassi

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