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    Quando Fido diventa compagno di vita

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    “Cane e gatto chi l’ha detto che non si può?” recitava una canzoncina dello Zecchino d’oro pronta a descrivere la vicinanza fra il felino di casa e l’amico dell’uomo. Qui, in questo caso, introduciamo un discorso da animale single che entra a far parte d’un nucleo familiare. Non è poesia, ma una constatazione di fatto.

    Era il ventitrè dicembre di otto anni fa. Una strada di Roma, di quelle ad altissima densità di traffico. Un incrocio, di quelli a doppio semaforo. Un cane, piccolo, nero, un orecchio svenuto l’altro dritto. È solo, non ha un padrone a prendersi cura di lui. Sceglie me, e non riesco a dirgli no.
    Per i miei figli? Il regalo più bello di quel Natale, più della Playstation.

    Logico, soprattutto per i bambini un cucciolo di cane ma anche di gatto, un criceto o un coniglio nano, rappresenta quanto di più desiderabile. Magari proprio a Natale, fiocco rosso a impacchettare l’amico peloso, e una pallina colorata da tirare per insegnargli il riporto.

    Amore a prima vista, amore profondo e desiderato, amore a volte crudele. Nell’arco di alcuni mesi l’eccitazione per il nuovo arrivato lascia spazio a un altro tipo di emozione, che si fa via via sempre più crescente.
    Iniziano i bei week end da trascorrere al mare o al lago, ma senza prenotazione per Fido o per Micio.

    Il miglior amico dell’uomo

    Il cane: su tutti gli animali di affezione, è certamente quello che da sempre è considerato il migliore amico dell’uomo. E non è solo un modo di dire. Non chiede, eppure è capace di dare tutto.
    Gli manca la parola, ma con le sue azioni è capace di sopperire a questa mancanza. Con i suoi occhi ti cerca, ti scruta, ti studia, ti parla. Prova emozioni, di quelle profonde, e le esterna anche solo accucciandosi ai piedi del suo amico umano.

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    Prova piacere in una carezza e non riesce a nascondere la sua gioia quando riceve attenzioni e tempo dal suo compagno bipede. Le sue orecchie e il suo naso seguono rumori e odori, a riconoscerne quelli familiari, o ad allertarsi per quelli sconosciuti. Il suo abbaio è la sua voce, e mai lo fa senza motivo.

    In silenzio, chiede un paio di ciotole e un po’ di considerazione, senza nemmeno lamentarsi troppo se a volte ci si dimentica di lui.

    Continuare a sciorinare gli aspetti positivi di vita quotidiana con un cane, ma anche con un gatto, sarebbe facile ma ripetitivo. Perciò, racconterò la mia esperienza con un quattrozampe, anzi due quattrozampe, e veramente fino a due anni fa erano tre, lasciando la possibilità a chi non interessato di chiudere la pagina e interessarsi a un altro articolo.

    Odi, Poldo e Ringhio

    Il primo, è il meticcio che mi ha selezionato sulla strada. Sfigato alla nascita, ha designato me come suo paladino. È stato probabilmente gettato da un’automobile, esperienza che gli ha procurato una lesione al legamento di una zampa. E anche una paura impulsiva della macchina.

    Il secondo è “griffato”: un bouledogue francese bianco e nero, la mia mucca bonsai.

    Il terzo, un cucciolo color grano maturo, incrocio non puro con un labrador. A due anni una malattia, che non è solo umana, lo ha ucciso.

    Tre maschi: a sentire il veterinario è stata una bella impresa, l’istinto del predominante nei maschi porta a una difficile convivenza. Invece hanno trovato il giusto equilibrio, che continua anche oggi che sono rimasti in due.

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    Li osservo, nei loro comportamenti e nei riguardi della famiglia. È vero, è la parola che li allontana dall’uomo ma, forse, sono loro proprio perché non sono uomini.
    Mostrano quella sana gelosia che li porta a cercare attenzione, ma sembrano capire i vari stati d’animo della famiglia. Sono compagni di vita, e lo sono veramente. Giocano insieme, dormono vicini, si mordicchiano quando uno mostra indifferenza verso l’altro, ma stanno sempre insieme.

    Le vacanze con loro: io amo la montagna, ed è decisamente più facile organizzare le ferie con loro.

    Mare o monti

    Inutile nasconderlo: il mare non è ricettivo per i cani. La spiaggia è a loro vietata, anche se ultimamente si stanno attrezzando delle aree a loro dedicate: le “bau beach”. Conseguenza di ciò, forse, è che gli alberghi marini non sempre, anzi quasi mai, accettano animali.

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    La montagna invece, è a dimensione animale. Strutture ricettive aperte anche a loro, alcune con un piccolo supplemento da pagare, altre senza costi aggiunti. Unico obbligo: ciotole, cibo e una coperta.

    Avete mai passeggiato in montagna con un cane? Ci si accorge che buona parte dei villeggianti porta al seguito il suo quattrozampe. E ci si chiede se è un raduno canino, o semplicemente è la cultura montana.

    Se poi i paesaggi di cui godere sono oltralpe, si scopre che anche i paesi confinanti non hanno problemi ad aprire la porta al “bau in vacanza”. Iscrizione all’anagrafe canina, libretto sanitario e passaporto che obbliga alle vaccinazioni, per il resto quella educazione che ogni proprietario di un cane dovrebbe usare, in qualsiasi luogo.

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    Ad aiutare quelli che vogliono a tutti i costi una vacanza pet al seguito, vari enti amici degli animali, primo tra tutti l’Enpa. Offrono informazioni circa le strutture ricettive che non hanno problemi a ospitare famiglie con pelosi al seguito.

    Se proprio Fido non può seguirci

    Certo, parliamo di cani automuniti. Perché treno e aereo presentano qualche difficoltà. Cani di piccola taglia viaggiano dotati di trasportino. Gli altri pagano il biglietto, in forma ridotta, guinzaglio e museruola.
    Sui treni regionali, ci si deve accomodare nella piattaforma dell’ultima carrozza.

    In aereo? Bisogna preventivamente informarsi se l’animale può viaggiare in cabina o in stiva, o se deve essere trasportato via cargo. Inoltre, su alcuni aerei e per alcune destinazioni il trasporto di animali è limitato o del tutto vietato.

    La sistemazione provvisoria

    E se non può seguirci? Trovare amici o parenti che offrono ospitalità, o solo vigilanza a domicilio, per il periodo di assenza, può essere una buona alternativa.
    Più facile con un gatto, decisamente meno impegnativo per tempistica e tipo di assistenza.

    Con un cane, la promessa di cure richiede maggiore attenzione, che va oltre la ciotola da riempire. L’alternativa? Una pensione per i nostri amici canini o felini, e non solo.

    Alberghi a cinque stelle

    Negli ultimi tempi sono nate diverse strutture che offrono assistenza ai proprietari di animali domestici.
    Dall’ospitalità quotidiana, fino a soggiorni prolungati, notte compresa. È una buona alternativa offerta a chi non può portare in vacanza il proprio amico, promettendo assistenza e spazi adatti allo svago degli animali.

    Alcune, poi, mettono a disposizione un servizio di web cam, per quei nostalgici momenti in cui si sente la lontananza del cucciolone rimasto in città, o solo per monitorarne la sua vacanza.

    L’abbandono, la scelta più spregevole e vergognosa

    Abbandonare un animale, oltre che un gesto ignobile e incivile, è un reato perseguito in Italia dal codice penale.
    È previsto anche l’arresto, ma purtroppo chi compie gesti come questi lo fa consapevole di farla franca. È chiaro, niente microchip o targhetta identificativa, per cui nessun legame tangibile con l’essere (in)umano che decide di perpetrare un’azione così meschina.

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    Razionalmente, è condannare a morte l’animale. Troppo spesso abbandonati sul ciglio di una strada, a volte addirittura legati, per paura forse che il cane rincorra la macchina del suo carnefice, che lui ancora crede il suo miglior amico.
    Legato, morirà di stenti, affamato assetato e disidratato. Se è a lui evitato il supplizio della corda, ha buone possibilità di finire sotto le ruote di una macchina, causando peraltro incidenti dove ignari automobilisti magari si sentiranno anche in colpa per averlo ucciso.

    Ma il vero Giuda è colui che lo abbandona.
    Sentimentalmente, avete mai provato a pensare a cosa può provare un cane che viene abbandonato? Si sente tradito, deluso e ingannato. Un cane è capace di sentimenti talmente profondi che è quasi impossibile raccontarli.

    E, sinceramente, credo sia del tutto inutile descriverli, perché chi ama davvero questi esseri viventi, cane, gatto, coniglio o furetto che sia, non ha bisogno di un estraneo che gli ricordi tutto ciò.

    Agli altri solo un consiglio: a Natale, regalate un pupazzo di peluche.

    Sonia Lombardi

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