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    C’è Pasqua e pasqua…

    pasqua1.jpgNon so quanto sia vero, non ho riscontri né informative per confermare il fatto che a Pasqua tutti diventino migliori così come accade a Natale. Perché è alla vigilia del 25 dicembre che ci si abbraccia e si stringono le mani in maniera fraterna dopo essersi mandati a quel paese tutto l’anno, giusto?

    Ecco, sull’argomento-Pasqua abbiamo meno informazioni, nel senso che anche in questo caso si porgono gli auguri a destra e a manca e qualcuno compra pure le uova di rito, il cui prezzo lievita sempre, quasi fosse l’istantanea d’una colomba (pasquale) da poco infornata.

    Ma non si riesce a intuire se tutti “devono” mostrarsi più buoni. Sì, magari la fratellanza c’è, e qualcuno si ricorda pure che Pasqua è la Resurrezione di Nostro Signore avvenuta tre giorni dopo la crocefissione. Ma tutto lascia il tempo che trova, e la festa per molti diventa tale senza rammentarne il motivo.

    Fateci caso: c’è chi, in maniera snob, non porge gli auguri alle donne l’8 marzo perché ha scoperto, forse in maniera casuale, che è anniversario tragico quel disgraziato otto marzo. Beata Rete, che ci ha fatto scoprire tante cose nuove.

    Certo, a qualcuno bisognerà pure rammentare prima o poi che in quella frase d’estrema sintesi dedicata alla nostra identità e al nostro orgoglio di essere Italiani trascritta sulla facciata del Palazzo della Civiltà italiana (“…Paese di santi, poeti e navigatori…), il termine “navigatori” viene offerto a chi ha solcato i mari tipo Cristoforo Colombo, e non a quelli che spesso affondano in qualche web-marea; e sui santi e sui poeti, invece, riflettiamo. Con la crisi che c’è, fossero vissuti oggi, sarebbero andati a lavorare all’estero e la fuga dei cervelli sarebbe già storia.

    Invece c’è da vivere un presente maldestro fatto di crisi economica e tanta, forse troppa delusione di una certa classe politica che non risorgerà mai. Per lo meno fin quando non s’accorgerà che è già seppellita da un popolo di “santi” e di “poeti” senza il becco d’un quattrino in tasca.

    Massimiliano Morelli

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