Home ATTUALITÀ Al Teatro Olimpico “Amarcord” è a passo di danza

Al Teatro Olimpico “Amarcord” è a passo di danza

amarcord.jpgIn scena fino a domenica 20 aprile al Teatro Olimpico, “Amarcord” è il frizzante balletto di Luciano Cannito che ripercorre l’omonimo capolavoro di Federico Fellini, nonché lo spettacolo che apre il Festival Internazionale della Danza organizzato insieme all’Accademia Filarmonica Romana.

Sul palco Rossella Brescia, Nicolò Noto e tutto il corpo di ballo regalano una forma inedita, un respiro diverso e una nuova vita alla pellicola che nel 1975 vinse il Premio Oscar.

La povertà e la vitalità degli abitanti del borgo, schiacciati fra l’incudine del fascismo e il martello di una chiesa bigotta e conformista, gli impulsi e i sogni degli adolescenti, i legami familiari, il bordello e la procace tabaccaia, la nebbia, le atmosfere malinconiche e surreali evocate dalla provincia, la guerra, il Grand Hotel, il transatlantico Rex e, finalmente, la liberazione e gli americani.

Nel balletto ideato da Cannito, che scorre via agile e leggero come un dolce pomeriggio di primavera, ci sono tutti gli ingredienti che hanno fatto la fortuna di “Amarcord”. La narrazione a passo di danza, accompagnata e impreziosita soprattutto dalle note immortali di Nino Rota (ma non solo), è suddivisa in quattordici scene e si prende qualche libertà (e, quindi, qualche rischio) rispetto al film che, comunque, rievoca dal principio alla fine.

Infatti, pur mantenendone i connotati essenziali e pur presentando con cura i personaggi della pellicola – Gradisca, Titta e la sua famiglia, gli abitanti del borgo – il balletto sottolinea e accentua soprattutto l’aspetto simbolico delle vicende – piccole e grandi – che sono raccontate in “Amarcord”.

Per esempio, l’affascinante e sfortunata Gradisca non solo rimane il sogno irraggiungibile di un ragazzo innamorato, ma diventa anche l’emblema dell’Italia, prima ingannata dalla dittatura e poi piegata dal conflitto, la vittima sacrificale che, innocente più di chiunque altro, paga per le colpe e per gli errori di molti, anche di quelli che con noncuranza e senza conseguenze salgono sul carro dei vincitori.

Ecco che, quindi, con questa chiave interpretativa fatta di segni e di metafore, di potenti quanto scarne trovate scenografiche, il capolavoro di Fellini acquista una forma inedita, respira in modo differente e vive di vita nuova, non soltanto perché, evidentemente, si è trasformato in un balletto fluido ed evocativo, ironico e malinconico, ma anche (e soprattutto) perché, pur rispettando i passaggi di tutta la storia, ne modifica i confini espressivi, acquistando in tal modo un carattere e uno spessore del tutto peculiari.

I risultati di questa operazione coraggiosa sono, dunque, positivi ed assai apprezzabili. Le coreografie e la regia di Luciano Cannito sono impeccabili ed originali, Rossella Brescia è una Gradisca deliziosa e intensa; Nicolò Noto, gli altri danzatori e le altre danzatrici di DCE Danzitalia sono bravissimi a proporre registri espressivi differenti. Per la scelta di presentare una scena scarna ed incisiva, complimenti a Carlo Centolavigna, mentre tante congratulazioni vanno a Roberta Guidi di Bagno per i bellissimi costumi, che contribuiscono non poco a rievocare le atmosfere tipiche degli anni trenta.

Dopo “Amarcord”, il Festival Internazionale della Danza, organizzato dal Teatro Olimpico e dall’Accademia Filarmonica Romana, proseguirà con “Comics” (dal 29 aprile all’11 maggio) e AterBalletto (27 e 28 maggio) e si concluderà il 26 giugno con “Hieros Gamos – Sacro Vincolo”.

Giovanni Berti

 riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome