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‘Na tazzulella ‘e café con Fausto Cigliano

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È stato uno dei più grandi interpreti della canzone napoletana e oggi vive in un bell’attico a due passi da Ponte Milvio. Non capita tutti i giorni di prendere un caffè con Fausto Cigliano, a casa sua, con in sottofondo le note vellutate della musica di una vita, la sua musica, incisa in più di cinquant’anni di carriera.

“Sono venuto a Roma negli anni cinquanta” – ci dice accogliendoci nel suo appartamento – “e ho sempre vissuto in questa casa, prima in affitto, poi quando si è presentata l’opportunità l’ho acquistata. Prima di me ci viveva l’allora direttore di TV Sorrisi e Canzoni. Qui mi sono sempre trovato bene – prosegue – adoro questa zona e quando ho voglia esco volentieri a fare una passeggiata a Ponte Milvio, che è un importante crocevia ma anche uno dei quartieri più belli della città.”

Il salone di casa si presenta come un vero e proprio campionario di cimeli, tra targhe commemorative, trofei e vecchi LP.

“Guardi, questi furono stampati per il mercato giapponese” – ci dice mostrandoci l’edizione nipponica del 45 giri di Cerasella. Poi tira fuori un CD coi titoli di decine di canzoni italiane, da Celentano a Ligabue passando per Ruggeri e i Pooh.

“Questo è un disco di qualche anno fa che ho inciso da solo, voce e chitarra, e dove reinterpreto 100 tra le canzoni italiane di musica leggera più belle del secolo scorso.” Infila il CD e parte Bella Senz’Anima: “Questo è Cocciante”, “Non lo so, mi piaceva la canzone e l’ho cantata.”

E’ cordiale, affabile, parla con calma e con quel pizzico di malinconia tipicamente partenopea negli occhi. Perché Napoli è tutto, Napoli è il mare, il Vesuvio, ‘na tazzulella ‘e cafè e ‘na chitarra.

Il forte rapporto che lo lega alla sua città natale è testimoniato anche dalle innumerevoli stampe, quadri e fotografie che campeggiano in bella vista sulle pareti e presentano meravigliose vedute del Golfo, del Lungomare di Mergellina, del Vesuvio che domina sullo sfondo. “Guardi che meraviglia”, ci dice ammiccando.

Maestro, partiamo proprio da Napoli e dai suoi esordi. Che cosa le fece scegliere la carriera di musicista? Da giovane vivevo nel quartiere del Vomero, che è praticamente un’altra Napoli a se stante che si erge sulla collina omonima.

Mi appassionai alla musica grazie a Gloria Christian, che viveva vicino casa mia e la sera cantava nei club della città. Lei era di origini bolognesi ma napoletana di adozione.
Aveva una voce bellissima della quale era impossibile non innamorarsi.

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Lei è arrivato al successo molto presto. Com’era allora il mondo della musica per un giovane che aspirasse a diventare famoso? Emergere era dura anche allora ma forse c’erano più opportunità e un pizzico in più di voglia di rischiare.
Io firmai il mio primo contratto direttamente con la Cetra, che aveva la sede a Torino, e pubblicai il primo disco a vent’anni.

Uno dei suoi più grandi successi è stato Ossessione 70, il brano “ufficiale” dei mondiali di calcio in Messico che anticipò di molto la moda degli inni “mundial” esplosa nel ’90 con Gianna Nannini. Sì, Ossessione 70 era uno splendido pezzo in bossa nova scritto da un grande artista brasiliano di nome Joao Gilberto che io per l’occasione reinterpretavo in italiano.

Il testo era una specie di filastrocca coi nomi dei calciatori della rosa azzurra. Faceva così…. (e ce la canta dal vivo. Che onore!)

Quattro anni dopo riprovammo con Ossessione 74, per i mondiali in Germania, ma non ebbe la stessa fortuna. Come la nostra Nazionale, del resto. In Italia il disco non fu nemmeno stampato.

Invece se le chiedo “E se domani … ” , lei cosa mi risponde? Canzone straordinaria, scritta da Giorgio Calabrese e Carlo Alberto Rossi. Adoravo il pezzo in cui dice “…e sottolineo se”. Lo trovavo nuovo, fresco, diverso dai canoni tradizionali della canzone italiana.

Portai il pezzo a San Remo nel ’64 insieme a Gene Pitney ma andò male, non mi ricordo neanche come si piazzò in graduatoria; dopodiché dovetti partire per il servizio militare – lo feci qualche anno più tardi rispetto gli altri – e rimasi praticamente isolato dal mondo della musica per tutti quei mesi. Allora la leva durava di più.

Quando tornai scoprii che avevano deciso di farla incidere a Mina, e divenne il successo che è diventato.

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Lei è molto legato a Napoli, sa dirci oggi in cosa è cambiata la città rispetto a quando lei muoveva i primi passi come musicista? Oggi è una città completamente diversa da allora, ma alcune cose sono rimaste uguali.
E’ una città meravigliosa, musicale, la gente per strada è fantastica. Ancora oggi Napoli ha un suo fascino tutto particolare.

Lei ha lavorato anche come attore. C’è qualche personaggio del mondo del cinema che ricorda in particolare? Una delle persone con cui mi sono trovato meglio è John Turturro, col quale nel 2010 abbiamo fatto Passione, un film-documentario sulla canzone napoletana.

Lui è un grande, una persona straordinaria, e poi adora l’Italia e Napoli in particolare. Ce l’ha nel sangue, e si vede.

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Ha in cantiere qualche progetto al momento? Bah…No. Diciamo che in questo momento voglio prendere le cose come vengono. Non ho progetti, anche se mi piace sempre da matti suonare e se capiterà l’occasione non mi tirerò indietro.

Quand’è che potremo rivederla in concerto? Non è che l’idea dei concerti mi alletti molto al momento, però ad esempio lo scorso febbraio ho preso parte ad una serata dal vivo al teatro Trianon di Torino nell’ambito di una kermesse dedicata alla musica napoletana e mi sono divertito tantissimo a suonare ininterrottamente per ore. In futuro chissà…

Valerio Di Marco

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