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Di sponda in sponda il Tevere racconta

pontemusica120.jpgIl Tribunale di Milano, in una recente sentenza, li ha definiti una “associazione a delinquere”; non stiamo parlando di ladri e assassini ma delle bande di writers e graffittari che imbrattano le vie cittadine con disegni e scritte. A Roma non c’è opera che prima o poi non subisca le attenzioni di questi maniaci della spray o del pennarello permanent. Geroglifici indecifrabili ricoprono oramai edifici, viadotti, marmi, piloni e pannelli antirumore.

Anche sul Ponte della Musica ci si è accaniti imbrattando il travertino, i muretti realizzati a cortina e gli immacolati piloni in acciaio; stessa sorte per il “teatro della musica”, quel piazzale in cemento con due aiuole striminzite.

Anche qui dove invece della musica si esercita l’arte dello “skate” i graffittari hanno lasciato la loro firma.

E così anche questo piacevole quanto poco utilizzato ponte con annesso teatro è stato marchiato dall’opera demenziale di qualche annoiato giovinastro; anche se qualcuno polemicamente potrebbe affermare: “per quello che serve”.

In effetti questo teatro costituisce un rebus; realizzato dove il ponte poggia sulla sponda sinistra è costato un milione e 500.000 Euro e dal settembre del 2012 ha interessato, per quanto ne sappiamo, un paio di eventi: uno spettacolo in occasione del Natale e un torneo di calcetto a tre sponsorizzato dalla Nike.

Chi lo ha pensato ha dimostrato di possedere una grande fantasia dal momento che il teatro può essere sommerso dalle acque del Tevere ma sicuramente scarso senso pratico considerato che ad appena pochi passi c’è il Teatro Olimpico con il suo fitto calendario di eventi.

In fin dei conti un teatro scarsamente utilizzato e imbrattato dai writers è sempre poca cosa in confronto allo stato pietoso in cui continuano a rimanere le sponde del Tevere; i rari passanti che attraversano il Ponte della Musica non possono che osservare con sgomento i grandi salici ricoperti da brandelli di plastica.

Se le due giornate di pulizia organizzate dai cittadini hanno migliorato lo stato generale delle banchine le sponde restano sporche e degradate; a poco è servito anche il recente intervento condotto sulla sponda sinistra in prossimità di Ponte Milvio.

La piccola comunità che viveva accampata tra le canne è stata sloggiata e il canneto raso al suolo; oggi rimangono soltanto le “fondamenta” di quelle baracche ma anche un cumulo di vegetazione e montagne di sporcizia che rendono infrequentabile la banchina.

Abbiamo notato però sulla sponda opposta numerose baracche (neppure troppo nascoste dalla vegetazione) e poi alcuni sbandati che trascorrono la notte all’addiaccio. Si conferma così la vocazione di questo quartiere al nomadismo e alla pesca sportiva più che all’arte e alla cultura.

Perché nonostante in questo tratto le acque siano sporche e inquinate c’è ancora chi si diletta nella sapiente arte della pesca catturando “squali” e “ruelle” che poi magari rivenderà a qualche trattoria spacciandole per tinche o lucci; neanche un cartello che indichi però che qui è vietata la balneazione e la pesca.

Ma neppure un “divieto di sosta” per scoraggiare quanti si ostinano a parcheggiare la loro auto all’interno del belvedere realizzato accanto alla pista ciclabile; insomma nella Città Eterna tutto sembra eterno anche l’immobilismo.

Francesco Gargaglia

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