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Palatiziano, bello dentro brutto fuori

apertura.jpgErba e scritte ricoprono le pareti esterne ma i suoi problemi non si fermano qui. Tutt’intorno avanza infatti il degrado: rifiuti e bottiglie sui marciapiedi, nelle aiuole l’erba così alta denuncia chiaramente il numero di mesi da quando non viene tagliata. Benvenuti al Palatiziano, bello dentro brutto fuori.

E’ stato il gran numero di auto parcheggiate intorno al Palazzetto dello Sport ad attirare la nostra attenzione; forse una manifestazione o un qualche evento sportivo? Niente di tutto questo. Le auto parcheggiate sull’anello di asfalto che circonda la struttura sono semplicemente le autovetture di chi non vuol pagare l’ennesimo balzello; e questo nella considerazione che i pochi parcheggi disponibili nel quartiere Flaminio sono quasi tutti a pagamento.

Il Palazzetto dello Sport fu realizzato alla vigilia delle Olimpiadi del 1960 dall’Architetto Vitellozzi e dall’Ingegnere Nervi che si occupò prevalentemente delle strutture e della cupola in cemento armato; una bella e moderna opera che ancora oggi mantiene inalterato il suo fascino e la sua utilità.

L’interno è stato adeguato alle misure di sicurezza e i posti a sedere, portati a 3500; non altrettanto si può dire dell’esterno che mostra i segni del tempo e dell’incuria, anche se si tratta di un aspetto che riguarda l’intero quartiere.

Da sempre non fanno altro che ripeterci della “vocazione” del Flaminio ad essere un quartiere destinato all’arte, allo sport e alla musica: una specie di “Art and Spirit” di origine nostrana i cui effetti tardano però ad arrivare.

Da qualche tempo si parla con insistenza del nuovo progetto della “Città della Scienza” da completarsi nel 2017 e che porterà Roma alla vetta della modernità; per ora camminando “nell’area dello sport” non si fa altro che vedere sporcizia, rifiuti e un gran senso di abbandono.

Il Palazzetto dello Sport, visto dall’esterno, fa una pessima impressione: sporco, trascurato, con i muri screpolati e imbrattato delle solite scritte demenziali; ciuffi di erba crescono nelle fessure tra cemento e mattoni.

Anche i prati intorno sono abbandonati; tra le piante di Carrubo (un albero che sempre più difficilmente si vede all’interno dei centri abitati) tanti rifiuti. Dove non si vedono bottiglie e sacchetti di nailon è solo perché la vegetazione, talmente alta e fitta, impedisce allo sguardo di scandagliare.

Accanto al Palazzetto sorgono due strutture: una gigantesca “opera” di colore rosso che inizia a mostrare i segni del tempo e un bellissimo giardino per i bambini.

Il “parco per tutti, il parco per ciascuno” realizzato in collaborazione dall’Assessorato alle Politiche Ambientali e il CONI è un parchetto giochi con altalene, scivoli, reti e piccoli ostacoli. Insomma una bella realizzazione che ha incontrato il favore dei residenti ed è molto frequentata. Il problema è, giusto per non sfigurare con il circondario, la sporcizia: cestini ricolmi di rifiuti, cartacce, contenitori e avanzi di cibo.

I piccoli cesti in legno sono stati sigillati con del nastro bianco-rosso e accanto sono stati messi dei bidoni molto più capienti, che a quanto pare vengono svuotati raramente.

Un vero peccato perché questo quartiere, di cui ci si ricorda solo in convegni e manifestazioni ufficiali, meriterebbe molta più cura e attenzione.

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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2 COMMENTI

  1. Vi racconto qualcosa dell’interno del Palazzetto dello Sport: fa schifo. È una meravigliosa opera di Nervi che solamente un monumento al suo genio, ed un monumento all’immobilismo italiano, al pressapochismo ed allo scarso rispetto del pubblico (spesso pagante).

    L’illuminazione sembra progettata da un non vedente: una corona di deboli “padelloni” che riflettono luce sulla cupola, ed una serie di fari molto potenti, allineati sui lati lunghi del campo e puntati ad “altezza uomo”, soprattutto per esigenze televisive. Morale? Dalle tribune non si vedono altro che “ombre cinesi”, sagome dei giocatori che corrono da un canestro all’altro senza possibilità di capire chi siano…

    Esiste un impianto di illuminazione dall’alto, che dovrebbe ben illuminare il campo, ma è spento. È spento da quasi 4 anni, da quando uno dei fari cadde sul campo mentre si stavano allenando i ragazzi del 1996. Mio figlio era in quella squadra, che al Palazzetto si allenava e giocava.

    I locali di servizio, come uffici e spogliatoi, sono angusti e bui, buoni forse nel 1960, ma certamente inadatti oggi. I bagni per il pubblico sono pochi, probabilmente neanche sufficienti alla capacità di pubblico, e ridotti in uno stato di manutenzione e decoro da vergognarsi.

    Non esiste un ristorante, un bar od altro luogo di “ristoro” se non un patetico (e pur apprezzabile) banchetto che vende hot dog (solo hot dog) e bibite (rigorosamente senza tappo, perché posso lanciare la bottiglietta intera piena d’acqua, ma il tappo…). I posti sono scomodi e un quarto della galleria (ci sono i posti in piedi!!) è occupato dalle telecamere.

    Durante semifinali e finali dello scorso campionato – oltre alle oltraggiose code per i biglietti, andrebbe ricordato che la temperatura e l’umidità nel Palazzetto erano a livelli insopportabili.

    Lo scorso fine settimana sono stato a vedere (durante un weekend nella gelida Berlino) una partita della Alba Berlino. Si gioca alla Arena O2 World, vicina a due stazioni della metropolitana ed a varie linee di autobus, con moti parcheggi disponibili. Biglietterie aperte (ma arena quasi esaurita) con delle ampie vetrate (e non i loculi del Palazzetto), ti fanno vedere su un monitor quali posti sono disponibili ed a quale costo. Una volta entrati ci sono una dozzina (almeno) di vari banchi dove acquistare bevande e cibo (cinese, messicano, od i tipici currywurst berlinesi…). Bagni puliti, efficienti, decorosamente dotati (sapone, asciugamani e carta igienica, tanto per capirci…). Poi si entra… posti numerati (tutti), comodi, buona visibilità. Luci per il gioco (che illuminano principalmente il campo, luci per i time out (basse, con le ragazze che ballano in campo), e luci piene per gli intervalli per le iniziative di metà partita (partitella di bambini e gara di tiro tra gli spettatori).

    Ripensavo al Palazzetto e mi venivano i brividi… ma forse era il freddo.

    Non so di chi sia la responsabilità di tutto ciò, probabilmente divisa tra Virtus, FIP, CONI, Comune di Roma, Soprintendenza… ma non vedo molte speranze per il futuro.

  2. E’ un vero peccato che tali strutture, veri gioielli di architettura, versino in tali condizioni. Il problema purtroppo riguarda anche il Villaggio Olimpico, il Foro Italico e lo Stadio Flaminio; L’architettura del ‘900 meriterebbe maggiore rispetto (come è successo purtroppo con la bella teca dell’Ara Pacis di Morpurgo, lasciata marcire nel degrado più assoluto per poi demolirla). Come sempre avviene in questo paese, le responsabilità sono frammentate e alla fine tutti se ne lavano le mani.

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