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Prima Porta, un rap per il sindaco Marino

zak.jpgZak Munir, rapper di Prima Porta, è un giovane artista di 24 anni, un ragazzo come molti altri. Ma è anche un alluvionato che dall’hotel Flaminius, dove è stato alloggiato con la famiglia, ha scritto un brano, anzi una canzone-lettera aperta al Sindaco Marino. “Lacrime di fango” è il titolo molto esplicativo.

Ogni testata giornalistica, si sa, ha uno scopo ben preciso. Per VignaClaraBlog.it è quello, come di ogni giornale che si rispetti, di informare i cittadini di Roma Nord sugli avvenimenti e le notizie (belle o brutte che siano). E, da un po’ di tempo, ci occupiamo volentieri anche di scoprire quelle piccole realtà virtuose di arte, spettacolo e auto-produzione in generale che fanno capo a realtà del territorio. Quella che raccontiamo oggi è una storia che si trova alla perfetta metà.

Zak, rapper alluvionato

Zak Munir è un ragazzo come tanti, ha 24 anni ed è di Prima Porta.
Da sempre ha la passione per le rime dell’Hip hop, e vivendo in un’insolita periferia, da sempre la sua poetica è quella delle storie vere…delle difficoltà della gente normale.

“Scrivo da sempre, è il mio modo di comunicare. Ho questa passione da quando ho 14 anni e piano piano ho iniziato a prendere la cosa sul serio. Facciamo spesso concerti (il più recente, proprio questi giorni, in un noto locale di Testaccio), abbiamo in programma un disco…”

Ci sarebbe piaciuto scoprire le sue canzoni, spesso eseguite e composte con il suo “socio” Bekaje, in un altro contesto. Purtroppo, invece, lo abbiamo conosciuto perchè Zak è uno dei molti sfollati dall’alluvione.

“Mi trovavo al centro, a casa della mia ragazza. Mi ha chiamato mia madre dicendomi che era tutto allagato. Lì per lì non ho realizzato… ero preoccupato, certo, ma quando sono tornato a casa…vedere la mia camera, le mie cose e tutta la mia vita coperta di fango… mi ha colpito. Quando ho realizzato di non avere più una casa, e dopo aver visto come piccole realtà del quartiere, come una famiglia, si davano una mano tra di loro… lì ho sentito il bisogno di scrivere”.

Lacrime di fango

Zak ha composto, infatti, una canzone sull’alluvione dal titolo Lacrime di fango e indirizzata al Sindaco Marino. Ce ne ha dato il testo, spiegandocelo:

E Prima Porta piange,
Unita dalla solidarietà di chi ha un cuore,
Don Dario è il migliore,
Aiuta le persone senza razza né colore,
E ci sentiamo tutti abbandonati,
Perché lo stato non ci ha tanto proprio tutelati,
Aspettando le risposte, dal Sindaco Marino senza armi né percosse..

Le nostre lacrime le abbiamo esaurite nel fango,
Una vita intera spazzata via in un lampo,
È bastata una notte di violenti piogge,
Per cancellare la mia vita senza più ricordi,
E mentre il mio quartiere affoga nella sua disgrazia,
C’è che guarda e non aiuta una famiglia in acqua,
Mio fratello dodici anni solo un ragazzino,
Ha salvato madre e padre merita un inchino,
Me mia mamma dal telefono ” abbiam perso tutto ”
Gli dico ” amore dai non piangere sistemo tutto ”
Sapendo che non tornerà mai più quello che è stato
Mi rendo conto che è più dura di quanto pensavo,
Adesso non avremo più una casa dove andare,
La nostra dignità è più forte per ricominciare
Ed allo Stato chiedo di non aiutare me,
Ma Le famiglie senza casa come me.

E Prima Porta piange,
Unita dalla solidarietà di chi ha un cuore,
Don Dario è il migliore,
Aiuta le persone senza razza né colore,
E ci sentiamo tutti abbandonati,
Perché lo stato non ci ha tanto proprio tutelati,
Aspettando le risposte, Dal Sindaco Marino senza armi ne percosse..

“La mia intenzione – dice ancora Zak – non è rabbiosa, né tanto meno aggressiva. Se l’unica risposta che sa dare il Sindaco sulla tragedia è fare delle dichiarazioni sulle case “abusive”… mi viene da pensare che se è vero che le avete condonate, quelle case devono essere a norma, ci dovete tutelare. Se uno non pagasse le tasse, ok, ci sto, ma noi le paghiamo. Le sudiamo onestamente”.

Un rap per chiedere una mano

E quale migliore arma, se non il Rap? Da sempre, la voce della critica sociale.

“Ora il rap è diventato di moda, io conosco più o meno tutti i rapper di Roma e capisco cosa vuol dire… Però è vero: una canzone rap deve raccontare lo sforzo degli sfruttati, dei disagiati, della gente in gamba… e questa è la fortuna nella sfiga. A volte ironizzo con i miei amici dicendo: vabbè, ci vediamo a “casa”… quando in realtà la casa non ce l’ho più”.

La scelta, anche coraggiosa, di questo ragazzo è appunto quella di non comporre una canzone “di protesta” ma di chiedere una mano.
“Ci tengo a precisare: ‘senza armi né percosse’… la gente deve fare comunità, non deve concentrarsi su un ‘nemico’… il Sindaco ci deve delle spiegazioni e una mano”.

Grazie all’estremo sforzo delle istituzioni (e ci tiene a precisare, non di quelle “importanti” ma di quelle del Municipio, dei volontari, della protezione civile, della gente del posto) e di Don Dario, indiscusso protagonista della canzone e che ha ospitato la gente nei locali della sua Parrocchia, si può dare una mano.

“Adesso siamo all’hotel Flaminius, ma le risposte devono ancora arrivare. Non vorrei che tra due o tre anni fossimo ancora lì. Sono al corrente ed ho vissuto sulla mia pelle le proteste: tutti hanno diritto ad una casa, però penso che molte persone siano rimaste fuori nel momento del bisogno senza nessun tipo di aiuto. Siamo tutti esseri umani… la gente del quartiere deve avere la priorità.”

Vorrei che Marino lo ascoltasse

Zak è anche cosciente delle malelingue che “la scena” potrebbe riservargli.

“Già due o tre testate web hanno chiesto di trasmettere il video della canzone. So che molti giornalisti o molti altri rapper invidiosi potrebbero dire che se mai farò successo con questo brano, sarà solo perché ho fatto una canzone nel momento giusto. Io non rinnego ne rinnegherò niente: la buona fede è quella che se la canzone arriverà a Marino, e mi piacerebbe che lui l’ascoltasse, allora avrò fatto qualcosa non solo per “il mio successo” ma per tutta la gente alluvionata come me”.

E’ lucido, Zak. E’ seriamente dispiaciuto e preoccupato, non è uno di quei “bulli” del rap tutto proiettili e videoclip piene di donne coi catenoni al collo. Si autoproduce, ci crede e sogna.

“Doveva uscire a marzo il disco nuovo… dal titolo: Angeli e Demoni. Ma con il casino che è successo ho perso molto materiale che avevo a casa, i miei microfoni, i miei appunti… la mia intimità. Per fortuna lo studio con cui collaboro mi ha detto di non preoccuparmi, e spero che questo disco possa essere una svolta importante non solo per me, per la situazione in cui stiamo in tanti”.

Lo salutiamo e gli auguriamo buona fortuna: è difficile essere un artista già di per sé, figuriamoci con una tragedia così da combattere. Ma con questa forza che ha dentro, sappiamo che non solo ce la farà a ricostruire la sua vita e la sua casa, ma anche a fare una carriera musicale onesta e senza fronzoli.

David Colangeli

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