Home ATTUALITÀ Benedicta Boccoli ed un omaggio a Tenco al Teatro Le Sedie

Benedicta Boccoli ed un omaggio a Tenco al Teatro Le Sedie

Questo fine settimana grande doppio appuntamento al Teatro Le Sedie di Labaro: venerdì 14 febbraio, alle ore 21 c’è un omaggio all’indimenticabile poeta della canzone Luigi Tenco, con la riproposizione delle sue canzoni più belle ma anche con la rievocazione dei suoi anni tramite letture e filmati. Sabato 15 e domenica 16 invece Benedicta Boccoli e Claudio Botosso presentano Dis-order, mise en espace di due testi di Neil LaBute.

Serata Tenco

Venerdì 14 ore 21 con Alessandra Belfiore (voce), Biagio Biondi (basso), Secondo Flex (batteria), Mario Gabrielli (chitarra), Maurizio Basile (chitarra); e con Tiziana Scrocca e Roberto Mazzoli

Dis-order

sabato 15 febbraio ore 21 e domenica 16 febbraio ore 18 Dis-order di Neil LaBute; traduzione di Marcello Cotugno e Gianluca Ficca. Con Benedicta Boccoli e Claudio Botosso; regia Marcello Cotugno.

Neil LaBute, una delle voci più interessanti della nuova drammaturgia americana, ha una predilezione per le commedie brevi: “Una commedia breve è una stronza bastarda ed è davvero difficile da addomesticare. Come le pubblicità o i video musicali o i racconti brevi è una cosa molto più complicata di quello che sembra”.

Nonostante questo, con la stessa tempra dello scalatore che torna a cimentarsi con le vette più dure, LaBute scrive spesso atti brevi per il teatro. L’essenzialità e il rigore che sottende alla scrittura di questi brevi episodi teatrali costringe l’autore, secondo LaBute, ad essere disciplinato, a soppesare ogni parola, poiché, nella brevità del suo svolgimento, bisogna che ogni cosa veicoli e sintetizzi un significato preciso.

I due atti unici del 2007, Land of the Dead e Helkter Skelter, riuniti in un unico spettacolo ribattezzato Dis-order, non sono stati pensati dall’autore come parte di un’unica pièce, ma la presenza comune dell’elemento della gravidanza ne suggerisce l’accoppiata.

Nel primo, Land Of the Dead, due coniugi raccontano ad un interlocutore invisibile dell’aborto di lei. I monologhi di marito e moglie, rivolti verso la platea, rompono, come d’abitudine di LaBute, l’immaginario parete che separa gli attori dal loro pubblico, per chiamare direttamente in causa gli spettatori. Più che in una sala teatrale, abbiamo la sensazione di trovarci davanti a due uomini come noi che devono affrontare un problema: una gravidanza voluta/non voluta. L’uomo e la donna, presenti/assenti in scena, vivono il proprio racconto – che ha la forma ibrida tra prosa letteraria e teatro tipica del Literary Drama – in un crescendo di tensione da thriller psicologico.

Helter Skelter, il secondo atto unico, ha una struttura più classica. È, per dirla con le parole del drammaturgo, “un urlo primordiale”: LaBute trasforma infatti un innocuo incontro tra marito e moglie in un ristorante durante lo shopping natalizio in una tragedia ispirata per toni e crudezza a quelle dell’antica Grecia. L’infedeltà di lui scatenerà la furia della moglie incinta che, non volendo limitarsi ad un civile atto di separazione, compirà un atto estremo davanti agli occhi terrorizzati del coniuge.

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