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Al Crossroads la leggenda dei Pink Floyd

pink120.jpgIl Crossroads Live Club di via Braccianense 771 ospiterà, venerdì 24 gennaio a partire dalle ore 22, l’esibizione dal vivo dei Pink Floyd Legend. La tribute band del gruppo britannico, attiva fin dal 2005, proporrà nel locale di Osteria Nuova l’esecuzione integrale di “The Dark Side of the Moon” e “Wish You Were Here”,  insieme ad altri successi dei Pink Floyd. Abbiamo incontrato Fabio Castaldi, fondatore e frontman del gruppo.

I Pink Floyd Legend nascono nove anni fa. Il gruppo, come gli originali, è composto da quattro elementi, ognuno dei quali ricopre il ruolo del proprio corrispettivo. La band comprende, inoltre, un altro chitarrista, tre coriste e un sassofonista.

Avvalendosi anche di effetti speciali e attenti come sono a ottenere una riproposizione dei brani il più possibile fedele all’originale, i Pink Floyd Legend si sono più volte imposti all’attenzione del panorama musicale romano, ottenendo importanti successi di critica e di pubblico sia attraverso l’esecuzione integrale di “The Final Cut” sia per il monumentale allestimento della suite “Atom Heart Mother”, con coro e ottoni diretti dal Maestro Piero Gallo, che li ho portati sui palchi del Teatro Olimpico e dell’Auditorium di via della Conciliazione per tre concerti sold-out.

Non è quindi un caso che la band romana sia stata invitata, il prossimo 18 febbraio, ad esibirsi anche ad Anzio, in occasione delle celebrazioni per i 70 anni dello sbarco delle truppe anglo-americane e per ricordare che in quella sanguinosa battaglia di sette decadi fa perse la vita anche Eric Fletcher Waters, sottotenente dei Royal Fusiliers e padre di Roger, che a quell’epoca aveva solo cinque mesi.

Di questo e di un altro evento, di musica e degli album in programma venerdì al Crossroads abbiamo parlato con Fabio Castaldi, che oltre a suonare il basso e il gong, è il fondatore e la voce dei Pink Floyd Legend.

A colloquio con Fabio Castaldi

Nato a Roma trentotto anni fa, Fabio Castaldi sale per la prima volta sul palco quando ne ha soltanto quindici. Da quel momento, grazie al suo spirito istrionico, si cimenta con i generi musicali più disparati. Nel 1994 incide un disco rock con gli LD’O dal titolo “Thomas Mann”, mentre dal 1999 suona con delle band tributo ai Pink Floyd con le quali si esibisce in molti locali di tutta Italia. Nel 2005 nasce il progetto “Pink Floyd Legend”.  Nella vita privata Castaldi ama quattro cose: la famiglia, il suo lavoro, la musica e il buon vino.

Fabio, vuoi presentarci gli altri componenti della band? Parto da una premessa: dal 1999, anno nel quale decisi di fondare un tributo ai Pink Floyd, ho avuto sempre la piccola ossessione di trovare degli emuli estremamente fedeli agli originali, persone che rispettassero l’esecuzione dei Pink in tutte le sue parti, cantate e suonate senza nessun tipo di deroga …oggi posso dire di aver trovato la mia All Star Band floydiana!

Andrea Fillo, che è il nostro David Gilmour, è stato il primo a sposare il progetto Pink Floyd Legend portando con se un “bagaglio”- nel vero senso del termine! – di fedeltà di suono davvero impressionante: vuoi che ti faccia vedere il suo case di effetti per chitarra? Poi si è aggiunto Alberto Maiozzi, Nick Mason, il batterista del gruppo con il suo indiscutibile tocco floydiano. E Simone Temporali è un pianista a tutto tondo: da Mozart al nostro Rock preferito! Ed infine c’è Paolo Angioi, un polistrumentista d’eccellenza che spazia dalla chitarra elettrica al basso fino alla 12 corde.

Inoltre, tra le nostre “special guest” ci sono Martina Pelosi, Mariateresa Visconte e Melania Maggiore, le voci femminili. La loro interpretazione di “The Great Gig in The Sky” a detta di tutti fa venire i brividi! Poi abbiamo Michele Leiss, un sassofonista poliedrico, di grande precisione e di un’eleganza sopraffina.
Non posso, infine, non citare Andrea Arnese, che è l’anima “esterna” del gruppo con le sue videoproiezioni e gli inserti audio, oltre a qualche “scappatella” sul palco dove si cimenta con l’acustica ed il Keytar!

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The Dark Side e Wish You Were Here, dopo quattro decadi, continuano a conquistare il pubblico: perché? “The Dark Side of The Moon” perché è un album che tratta argomenti ancora attualissimi e soprattutto sembra inciso, non 40 anni fa, ma da pochissimo.. Tra l’altro segna il cambiamento e la maturità artistica dei Pink Floyd, anche se a detta dei più è un album commerciale. Waters disse: «The Dark Side of the Moon era un’espressione di carattere politico, filosofico e umanitario che doveva essere comunicata.»
“Wish You Were Here” perché è un album che nella sua traccia più lunga, “Shine On You Crazy Diamond”, che apre e chiude il disco, ci avvicina a quello che può definirsi una brano di nuova musica classica. Per non dimenticare, poi, la title-track, che è una delle più belle ballate mai scritte.

I Pink Floyd Legend parteciperanno alle celebrazioni per i 70 anni dello sbarco di Anzio: quanto è importante questo evento nella produzione floydiana e come si concretizzerà la vostra partecipazione? E’ stato un evento importantissimo. Non che Waters abbia costruito la sua carriera, e quella dei Pink Floyd, sulla tragica morte del padre nel territorio di Anzio, ma sicuramente è stato molto influenzato da essa e le ha dedicato una parte della produzione floydiana. L’album “The Final Cut” ha il sottotitolo “requiem for a post war dream” e questo la dice lunga.

Il nostro impegno nelle celebrazioni sarà diviso in due eventi.
Il primo si svolgerà il 18 febbraio, nello stesso giorno e nello stesso luogo nel quale Roger Waters riceverà la cittadinanza onoraria dal Sindaco di Anzio. Ci sarà un seminario dedicato proprio a “The Final Cut”, che, pubblicato nel 1983 fu l’ultimo lavoro di Roger Waters con il gruppo. All’interno di questo album, le riflessioni sulla guerra e sulle sue tragiche conseguenze, che Waters aveva iniziato ad elaborare con “The Wall”, trovano splendido e sentito compimento nell’esplicito ricordo del padre Eric Fletcher e della sua scomparsa durante lo sbarco di Anzio. Il seminario, condotto dal giornalista Paolo Carnelli, si avvarrà della nostra partecipazione, e verranno riproposti in versione acustica, in diversi momenti del seminario stesso, alcuni dei brani contenuti nell’album ed alcuni grandi classici.

Il secondo evento avrà luogo alla fine di luglio e in questa occasione, nella splendida cornice di Villa Adele, eseguiremo nella sua integralità l’album “The Final Cut” ed i grandi classici della produzione floydiana, avvalendoci del supporto di una sezione orchestrale (Ottoni d’Autore e Quartetto Sharareh), del coro polifonico e degli immancabili effetti speciali.

Il biglietto d’ingresso, che include anche la consumazione, costa 13 euro: per ulteriori informazioni e prenotazioni si può chiamare il numero 063046645.

Giovanni Berti

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