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Conversando con Massimo Dapporto

dapporto120.jpgE’ uno dei pochi attori italiani che da sempre riscuote grande successo sia in teatro che in televisione (non a caso qualche anno fa è stato definito l’uomo d’oro della fiction italiana). E proprio sul piccolo schermo possiamo dire che ha fatto da apripista perché, quando ancora non erano di moda, è stato il primo ad indossare tutte le divise e a ricevere ampi consensi da parte del pubblico.

Massimo Dapporto, figlio di Carlo, indimenticabile e amato attore di rivista e del varietà, è infatti passato dal camice (ha girato due serie di Amico mio nei panni dell’umanissimo pediatra ospedaliero Paolo Magni) alla tonaca (ascolti record con la prima e la seconda serie di Un prete tra noi e con Casa famiglia).

Nel 2001 ha indossato l’impermeabile del commissario Antonio Cruciani nella fiction Per amore e per vendetta e l’anno dopo ne Il commissario, nel 2003 ha interpretato un cortometraggio prodotto dal figlio Davide dove è stato un carabiniere rimasto paralizzato in seguito a un conflitto a fuoco e, nel 2007, è entrato nella fortunata serie di Distretto di polizia 7 nel ruolo del commissario Marcello Fontana.

Ma, non finisce qui.
La sua grande prova d’attore per quanto riguarda la televisione, infatti, è stata nel 2006 la seguitissima miniserie “Giovanni Falcone, l’uomo che sfidò Cosa Nostra” nel difficile e delicato ruolo del giudice antimafia Giovanni Falcone, barbaramente ucciso dalla mafia insieme con la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio 1992.

“Per me è stato un grande onore interpretare quel ruolo – ci dice Massimo con la sua voce calda – e poi io amo molto interpretare personaggi realmente esistiti perché, studiandoli e approfondendoli meticolosamente, riesco a entrarci “meglio”. Poi il caso ha voluto che avessi una somiglianza fisica con il giudice Falcone.Sono stato molto attento ad ogni dettaglio, persino a parlare nel dialetto siciliano…non volevo assolutamente cadere nella macchietta.”

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Una curiosità ci attanaglia. Cosa rimane dei tanti personaggi, uno diverso dall’altro, che un attore interpreta?
Tutti rimangono dentro – risponde subito Dapporto – anche i minori. Io in qualche modo “adotto” i personaggi che interpreto, entro dentro di loro, li faccio diventare persone poi, una volte ultimate le riprese, li chiudo simbolicamente in un armadio.
Ma, non li dimentico. Con Falcone è stato diverso. Il giorno in cui, ultimate le riprese della miniserie a Palermo, sono passato di fronte alla stele eretta in memoria delle vittime della strage di Capaci,ho provato una forte e indescrivibile emozione tanto mi ero calato nel personaggio e nella sua storia.

Attore di cinema, di fiction TV ma anche grande interprete teatrale e doppiatore (forse non tutti sanno che è sua la voce di Buzz Lightyear negli episodi di Toy Story, di Auto Buzz in “Cars” e di Lucky LoRatto in “Fievel sbarca in America), la popolarità però non è arrivata subito. Anzi, possiamo dire che per Massimo Dapporto, contrariamente a quanto si pensi, la strada è stata molto in salita.

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“E’ vero. ho faticato tanto per emergere. La mia è una lunga carriera cinematografica, teatrale e televisiva..ho fatto oltre dieci anni di gavetta prima di emergere. Ho proceduto a piccoli passi. I primi risultati li ho visti solo dopo quindici anni che lavoravo seriamente. Insomma, sono figlio d’arte, ma ho fatto tutto da solo. E sono felice di questo perché io ho sempre tenuto separati il nome di mio padre dal mio…volevo arrivare con le mie gambe e non perché figlio di.”

Il teatro, la sua grande passione. Fino all’8 febbraio è impegnato in teatro con Maurizio Donadoni ne L’Otello di William Shakespeare, uno dei testi teatrali più famosi di tutti i tempi, e la sua interpretazione di Otello è sublime…
La ringrazio. E’ un’opera che mi sta a cuore e che ha anche elementi di grande attualità.Amo molto il teatro che comporta grandi sacrifici ma l’applauso in diretta che ogni sera il pubblico mi regala è la più bella soddisfazione.Con il teatro oggi ho un rapporto strettissimo ma all’inizio è stata la popolarità di alcuni personaggi televisivi a farmi da traino sul palcoscenico. La gente, curiosa, veniva a vedermi “dal vivo”. La televisione mi ha regalato la popolarità ma le emozioni, forse, sono arrivate più dal teatro.

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In televisione la vedremo presto su RaiUno nella miniserie Mister Ignis, saga sulla famiglia Borghi, il re degli elettrodomestici…
Sì un film in due puntate prodotte da Renzo Martinelli e dirette da Luciano Mannuzzi dove io interpreto Guido Borghi, il padre di Gianni, il ruolo è di Lorenzo Flaherty, l’uomo che da solo e in pochi anni ha costruito un impero. Anna Valle è mia moglie, Maria, la mamma di Giovanni. Uno spaccato degli Anni del boom economico, una bella storia tutta italiana.

Quando ha capito di avercela fatta?
E’ una domanda che ricorre spesso e che anche io ogni tanto mi rivolgo. E questo è fondamentale per un attore perché aiuta a restare con i piedi per terra, a non adagiarsi mai, a lavorare sempre a testa bassa.Ricordo però un preciso momento in cui ho visto dei cambiamenti intorno alla mia persona. Era il 1993, ero a Venezia ed erano appena andate in onda le puntate della seconda serie di “Amico mio”.

Passeggiavo per le calli e vedevo che la gente mi sorrideva, qualcuno cercava di fotografarmi, altri mi salutavano. In quel momento ho avuto una percezione strana,per me è stata una “botta” violenta. Ho pensato: sorridono e vogliono proprio me?

Massimo, lei è milanese di nascita e romano d’adozione..
Sì, in realtà mi sento più romano in quanto all’età di 4 anni i miei sono venuti ad abitare qui a Roma. Mio papà era ligure, di Sanremo, e la mamma veneta.Quindi in me scorre un po’ tutto il sangue italiano. E non credo ci siano grandi differenze tra Milano e Roma, sono due città simili,con punti di contatto. Entrambi i cittadini sono smaliziati nei confronti della vita, non si abbattono mai di fronte alla difficoltà.

Io, ripeto, mi sento sicuramente più vicino ai romani. Mi piace ridere, mangiare, stare in compagnia, e poi Roma è un concentrato di meraviglie, è un grande salotto, con pregi e difetti.

Da quanto vive a Roma Nord?
Praticamente da sempre. Ma non l’ho scelta io e nemmeno mio padre. E’ capitato. Negli anni cinquanta mio padre lavorava con il gruppo cinematografico Ponti-De Laurentiis e così un giorno decise di acquistare, con le facilitazioni di allora, una grande casa ai Parioli. Io sono cresciuto in quella zona.
Ricordo che andavo con gli amici a giocare a pallone Piazzale delle Muse quando c’era solo un baretto. Ma oggi purtroppo tutto è cambiato, peggiorato.

E poi?
Quando mi sono sposato, con mia moglie ho deciso di cambiare casa e mi sono spostato di poco rimanendo sempre in zona ma, ripeto, è tutto diverso.

Cosa non le piace?
Nella strada dove abito non ci sono negozi, è isolata e, anche fare una passeggiata, diventa un problema. Anche perché camminare a piedi è quasi un’impresa dato che i marciapiedi sono pieni di escrementi di cani che nessuno raccoglie…ma non me la prendo con gli amici a quattro zampe quanto piuttosto con l’inciviltà dei loro padroni.

Inoltre mi manca il contatto con la gente, con i negozianti, per ritrovare le vecchie botteghe e il rapporto diretto che si instaura tra commerciante e cliente vado a Ponte Milvio o in zona Flaminio. Lì ritrovo la vecchia Roma, quella che più mi piace e mi appassiona E, inoltre, c’è un’altra cosa che ho notato in questa zona..”

Dica..
Questa “chiusura” la ritrovo anche nelle persone che abitano il quartiere. Nel mio condominio , ad esempio, non c’è affiatamento. Ci si saluta educatamente ma non si va oltre :”Buongiorno, buonasera”. E questo, se devo essere sincero, un po’ mi pesa. Ci si sente isolati.

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E’ vero che nella sua ultima commedia teatrale, Ladro di razza, firmata da Gianni Clementi, lei per la prima volta recita in dialetto romanesco?
Sì, verissimo. Io vesto i panni di Tito, un uomo che ha fatto dell’imbroglio e della truffa il suo pane quotidiano. Un ladro che vive in modo superficiale.
E’ una commedia dai toni divertenti e al tempo stesso riflessivi e per me è una novità perché per la prima volta nella carriera recito in romanesco e, se devo essere sincero, mi trovo benissimo anzi, mi piace talmente tanto la musicalità della lingua, che anche fuori dalle scene ogni tanto mi scappa qualche parola romanesca..

Con me in tournée, che riprenderà il 16 febbraio, ci sono due bravi compagni di scena Blas Roca Rey e Susanna Marcomeni. Insomma,come vede, Roma e i romani sono nel mio core.

Ilaria Galateria

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