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FR3 Roma-Viterbo, dura vita da pendolare a Roma Nord

odissea.jpgLa tratta ferroviaria regionale Fr3 Roma-Viterbo torna a far parlare di sé. E non per i suoi meriti. L’importantissimo percorso che collega il quadrante nord della Capitale al centro città è infatti da anni protagonista di polemiche riguardanti ritardi, guasti e disservizi di ogni genere che quotidianamente mettono a dura prova la pazienza degli utenti. Il tutto considerando che questi utenti sono diverse migliaia ogni giorno, e il grosso, inutile dirlo, si concentra nella fascia mattutina.

È proprio a partire dalle sei del mattino infatti che le diverse stazioni che compongono il lungo percorso si riempiono di pendolari che sono, a quell’ora, per lo più studenti.

La prima tappa del “cammino” è Cesano, già qui si concentrano diversi utenti provenienti dai centri più lontani (a cominciare da Anguillara, ma poi anche Bracciano, Capranica, Tre Croci, Vetralla) che spesso devono farsi accompagnare nella stazione di Cesano (la prima che rientra all’interno del Comune di Roma) perché superata questa i treni passano con minore regolarità.

Lasciamo dunque al lettore immaginare il caos infernale che si crea in occasione di ogni minimo disservizio e ritardo quando già la prima stazione che ricade all’interno del Comune di Roma alle sette di mattina straripa di viaggiatori.

Perché agli studenti si sommano ben presto i lavoratori i quali, ormai consci dell’avventura che ogni giorno costituisce il semplice fatto di prendere un treno, si recano alla stazione con largo anticipo rispetto al previsto arrivo sul luogo di lavoro. Chi conosce la Ferrovia Regionale del Lazio 3 e i suoi 88 chilometri sa bene che ci sono stazioni più o meno “calde”.

La prima come abbiamo detto è Cesano. La seconda, da quando pochi mesi fa è diventata un secondo capolinea, è La Storta. Fino a poco tempo fa, prima della costruzione dei numerosi palazzi qui sorti a lambire quello che un tempo era il deserto della braccianese, era una stazione più o meno tranquilla, dove prendere un treno non era l’avventura che, in certi casi, è ora.
Adesso, con i palazzi che crescono a vista d’occhio, l’utenza di è raddoppiata, e quando il treno arriva da Cesano con un pur lieve ritardo non sono pochi gli utenti destinati a “restare fuori”.

Ci soffermiamo su tale ipotesi perché è bene ricordare che tra La Storta e Cesano corre una sola stazione (Olgiata). Lasciamo dunque che sia il lettore a immaginare cosa significhi per un pendolare prendere un treno ritardatario in una delle stazioni seguenti, che sia Ottavia o Monte Mario o Balduina. La scena ricorda i vecchi film western quando la carovana miracolosa passa in una sperduta città deserta i cui abitanti rimasti tentano disperatamente, ma spesso invano, di salire.

Chi è più cattivo e spintona meglio o assesta gomitate più forti entra, chi non è in grado resta fuori e attende il successivo, ritardatario treno. Il tutto si ripete più o meno senza troppe varianti fino alla stazione di Valle Aurelia dove, complice la concidenza con la fermata della metro A, il grosso dei viaggiatori scende e sul treno si può salire senza spinte o gomitate di corredo.
A provocare tutto questo bastano cinque minuti di ritardo, ma non è raro che proprio nelle ore di punta il ritardo sia di almeno dieci-quindici minuti.

L’ultimo disservizio si è verificato venerdì 10 gennaio. Un guasto tecnico alla stazione di Roma San Pietro ha infatti causato una serie di ritardi in tutta la tratta Fr3. I pendolari ne venivano di volta in volta avvisati e aggiornati dagli altoparlanti presenti nelle varie stazioni, i quali sottolineavano che per tale guasto erano possibli ritardi se non vere e proprie cancellazioni.

Alle sette e tre quarti il treno partito da Cesano e diretto a Roma Ostiense si metteva in marcia verso la città. Solitamente il tragitto viene coperto in un’ora, più o meno. Ma già alla stazione Olgiata il capotreno informava i viaggiatori che il temuto ritardo avrebbe avuto luogo.

Non un ritardo definito, bansì un ritardo “non quantificato” (testuali parole). In virtù di questo contrattempo, continuava la voce, il treno si sarebbe fermato per tempo imprecisato alla stazione de La Storta. Ciò è avvenuto e tra il malumore e la rabbia in molti si sono apprestati a scendere e cercare un mezzo alternativo (il “non quantificato” poteva infatti significare che il treno sarebbe ripartito anche dopo ore).
L’unica fortuna (si fa per dire) è che proprio davanti alla stazione dove il treno si era fermato è situata una fermata ATAC dove fanno sosta diversi autobus. Per questo in molti hanno preferito scendere mentre altri si sono affidati alla fortuna e hanno preferito aspettare.
Solo quando il treno è ripartito, molti minuti (non ore, per fortuna) dopo la pazienza dei presenti è stata premiata, d’altronde poteva andare molto peggio.

Eppure, questa scena che per molti può apparire come un’eccezione, nella tratta Fr3 è purtroppo ordinaria amministrazione.

Adriano Bonanni

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