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Biocidio, viaggio nell’Italia contaminata

paese-veleni.jpg“Inquinamenti, rifiuti tossici, fumi neri, sversamenti illegali, aria irrespirabile: è un dramma che riguarda tutti nessuno escluso. Perché di veleni si muore ovunque, ogni giorno, in Italia”: un libro di centodieci pagine per narrare la genesi di quello che può essere definito un “biocidio”. Un viaggio in cui protagonisti sono i 15mila siti potenzialmente pericolosi, i 3.400 contaminati, i 1.500 siti minerari abbandonati e i 57 “siti di interesse nazionale” (Sin) coincidenti con le maggiori aree industriali del paese come Taranto, Gela, Bagnoli, Marghera, Porto Torres e Priolo.

A descrivere “Il paese dei veleni” ((Round Robin 13 Euro) sono Andreina Baccaro e Antonio Musella insieme ad altri giornalisti che da anni si occupano di ecomafie e disastri ambientali.

Quello di Baccaro e Musella è un libro che tutti dovrebbero leggere e che dovrebbe figurare nei testi delle scuole superiori non fosse altro per permettere ai giovani di sapere cosa gli riserva il futuro.

Il paese dei veleni è l’Italia del boom economico e industriale che ha prodotto ricchezza e benessere svendendo la salute dei suoi abitanti e trasformando il bel paese in una ragnatela di discariche, aree inquinate e falde acquifere avvelenate.

Un disastro epocale compiuto con la complicità di uno Stato miope, succube e a volte complice.
Uno Stato che ha investito un fiume di denaro in bonifiche che non sono state mai compiute e che in alcuni casi hanno addirittura peggiorato, come a Bagnoli, le condizioni pre-esistenti.

Dei 57 Sin solo due sono stati bonificati (Bolzano e Fidenza) perché il “sistema delle bonifiche”, che ha consentito di utilizzare ingenti somme di denaro, li ha poi dispersi in studi e consulenze i cui beneficiari sono stati soprattutto i funzionari pubblici.

Emblematico è il caso della Sogesid, società in house del Ministero dell’Ambiente, che a Marano e Grado ha speso una fortuna in consulenze senza bonificare un metro quadrato di terreno.

Dal 2008 al 2011 le commesse affidate a Sogesid ammontano a 426 milioni di Euro che li ha utilizzati prevalentemente per studi che potevano essere svolti da Enti o Agenzie pubbliche come l’ARPA o l’ISPRA. Dalla sua nascita la Sogesid ha collezionato 1.500 contratti di consulenza per un totale di 35 milioni di Euro; solo nel 2012 la società, posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia, ha speso 4,3 milioni di Euro in consulenze esterne per un totale di 203 contratti.

Se la situazione delle aree inquinate è drammatica quella sanitaria è agghiacciante; quando nel 2012 l’ex Ministro della Sanità Balduzzi presenta l’aggiornamento relativo al periodo 2003-2009 per l’area di Taranto, le cifre fanno rabbrividire. Per tutti i tipi di tumore c’è un aumento dell’11% con un incremento del 20% nella mortalità infantile; per il mesotelioma pleurico l’aumento è addirittura del 211%.
Il Ministro commenterà: “Sono rimasto un pochino sorpreso”.

Quelli che credono che la maggior parte dei veleni possano essere sepolti nei territori della Campania si illudono perché tutto il territorio nazionale è una grande pattumiera; a Roma la discarica di Malagrotta (la più grande d’Europa) ha provocato con il percolato l’inquinamento delle falde acquifere che presentano picchi elevatissimi di ferro, manganese, nichel, arsenico e benzene. Una indagine condotta nella zona ha rilevato un aumento dei ricoveri ospedalieri del 45% mentre per il tumore della laringe, in particolar modo nelle donne, si è riscontrato un tasso di 723 rispetto al valore fissato a 100 per il Comune di Roma.

“Il paese dei veleni” non è soltanto un libro è anche un segnale d’allarme, forse l’ultimo, dal momento che la maggior parte dei siti inquinati non potranno mai più essere bonificati vuoi per le difficoltà tecniche (in alcuni casi si dovrebbero realizzare enormi sarcofaghi di cemento armato a 30 metri di profondità) che per le risorse economiche necessarie, pari forse ad un paio di finanziarie.
Un ultimo segnale da non sottovalutare.

Francesco Gargaglia

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