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A Roma Nord non si legge più

“Una stanza senza libri è come un corpo senz’anima” diceva Cicerone. Eppure in Italia una famiglia su dieci non ha un libro tra gli scaffali. Sarà pure l’era della tecnologia. Ma anche dell’ignoranza. Dove sono i ragazzi allevati tra le pagine di Omero, Virgilio e Dante? I giovani non leggono più. E a Roma Nord?

Il Rapporto AIE a Francoforte

In questi giorni si sta svolgendo la Buchmesse di Francoforte, un evento internazionale dove è stato naturale fare confronti e imbarazzante conoscerne i risultati. Sono risuonate dure le parole di Marco Paolillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori, nel rivendicare l’urgenza di una politica per il libro: “La cultura è il biglietto da visita del nostro paese, i grandi autori del passato sono le eccellenze sulle quali l’Italia è nata e per le quali è apprezzata in tutto il mondo. Nell’editoria le eccellenze ci sono ancora oggi, vengono riconosciute ovunque tranne che in Italia. Come è possibile che i nostri politici non ne riconoscano il valore?”

Dopo anni di crescita costante, il 2011 fu un fulmine a ciel sereno nel costante e tranquillo mercato del libro, ma è il 2012 ad essere etichettato come Annus Horribilis. Case editrici, autori e librerie risentono della forte crisi che avvolge il paese. Il fatturato degli ultimi due anni è diminuito di circa il 14%. Il Rapporto 2013 ha illustrato i punti da tenere sotto controllo: il mercato dell’ebook raddoppia, si preferiscono gli store on-line, peggiora l’export del libro e quello dei diritti di edizione (-10%).

I dati Istat

Solo la metà degli italiani si considera lettore, ma di questi il 46% ne ha letti al massimo tre in un anno e il 14,5% più di uno al mese. Il “premio cultura” lo diamo alle donne: in un anno il 51,9% di loro ha letto almeno un libro contro il 39,7% degli uomini. La differenza diminuisce dopo i 75 anni.

Gli adolescenti sono il buco nero. Tra facebook, videogiochi, calcetto, shopping e discoteche non c’è proprio tempo per leggere. La colpa non è solo loro, infatti avere genitori lettori incoraggia i ragazzi alla lettura, ma, sfortunatamente, il 10,2% delle famiglie italiane non possiede libri, mentre il 63,6% ne conta a stento un centinaio.

Non va tanto meglio se restringiamo la nostra attenzione alla sola regione Lazio: circa il 50% della popolazione pare non sia interessata all’argomento libro, se non per ragione scolastiche o professionali.

Diminuiscono i lettori, i titoli pubblicati (-9.4%) e le tirature (-5,9%). Secondo gli editori le motivazioni sono molteplici: basso livello culturale della popolazione, poca educazione alla lettura nelle scuole, poco sostegno alle piccole editorie e costi complessivi troppo elevati.

L’ebook

Il futuro dice ebook, il libro elettronico, nonché il regalo più gettonato dello scorso natale. Nato nel 1971, ha faticato a farsi accettare, ma oggi ha conquistato il 3% degli italiani, anche se non compensa la flessione dei feticisti del cartaceo.

Paradossalmente sembra che i primi ad apprezzare i vantaggi dell’ebook siano gli anziani. Un piccolo schermo ben visibile anche sotto il sole, pochi tasti e talmente leggero che lo puoi portare ovunque. Come un libro cartaceo permette di fare l’orecchietta, mettere un segnalibro, sottolineare un passaggio o segnare un appunto. In più è possibile ingrandire i caratteri, trovare significati e sinonimi delle parole e fare ricerche sugli argomenti.

Ormai il 46% dei libri esce anche in digitale e si risparmia fino al 35%.

Un giro per il XV Municipio

A conti fatti, la crisi non è solo economica ma anche culturale. Si fugge sempre meno dalla routine quotidiana tra le pagine di un romanzo, lasciandosi trascinare tra le righe per poi ritrovarsi coinvolti dentro storie di altri. In molti hanno deciso di rinunciare a sapere come si risolse il caso del Dott. Manno, se poi Renzo sposò Lucia e chi scelse Anna tra l’affascinante Vronskij e il freddo Karenin.

E tra i pochi fedeli alla lettura, come emerge dai dati, alcuni scelgono un format digitale. Dobbiamo quindi dire addio alle pareti colme di titoli in verticale e copertine colorate, alle pagine ingiallite e all’odore di carta stampata? C’è chi dice di no e che alla fine tutto ritorna.

Intanto, delle 12 mila librerie che vi erano sparse nella penisola, ne sono rimaste 5.600, meno della metà. Solo a Roma in un anno hanno dovuto abbassare le saracinesche ben dieci librerie storiche.

VignaClaraBlog.it è andato ad indagare tra gli scaffali del XV Municipio. E i risultati sono stati tutt’altro che soddisfacenti. Nonostante i grandi colossi dell’editoria non siano nei paraggi, le medie e piccole librerie di quartiere vanno avanti con difficoltà.

Alla libreria Pallotta di Ponte Milvio, nata solo da pochi anni e ancora unica regina della piazza (ci fu solo una concorrente al centro commerciale di via Riano, ma come sappiamo, ebbe vita breve), ci raccontano: “Siamo aperti da pochi anni e le vendite sono sempre andate bene mantenendosi pressoché costanti, permettendoci di non percepire troppo la crisi. Ma da gennaio siamo calati a picco, raggiungendo il 40% di libri venduti in meno. Probabilmente ha influito anche la chiusura del ristorante, ma non lo giustifica. Il libro è stato sempre un bene rifugio per il regalo: con 20 euro non si compra molto, ma un libro sì e fai anche una bella figura”

Un problema è che i libri si trovano persino al supermercato…”quello è un vero insulto! Il supermercato è una struttura che sulla vendita del libro non ha nessun interesse a livello di guadagno, lo fa per offrire un servizio in più al cliente, ma svaluta l’idea di libro. Dovrebbe essere rivalutato tutto il sistema. È una delegittimazione del lavoro e del libro in sé. In questo modo si svaluta il lavoro dell’autore, dell’editore, della distribuzione, in particolare di chi ci lavora con passione. Leggere un libro è un impegno, e un consiglio ha un valore aggiunto importante”.

La crisi economica giustifica questo calo di lettori? “Tanta gente entra per prendersi un caffè e, quasi sentendosi in colpa, dicono “eh, quanto vorrei trovare il tempo di leggere”. La realtà che la gente usa quel tempo per altre cose. Siamo pigri e non abituati a vedere la lettura come un piacere, ma piuttosto come un’imposizione. Questo atteggiamento deriva probabilmente dalla scuola, che obbliga i ragazzi a leggere i classici, permettendo che loro la vivano come una punizione. Secondo me la scuola, accanto ai classici, dovrebbe stimolare a letture contemporanee, aiutare a creare un gusto personale, a incuriosirsi, a considerare la lettura un momento piacevole”.

Un po’ demoralizzati saliamo lungo la Flaminia e su via di Vigna Stelluti ci fermiamo alla libreria Fanucci. Dove ci spiegano che “La crisi è generale e si sente in ogni ambito, ma non c’è differenza tra gli incassi di questo punto vendita e quello, sempre nostro, in centro. Anzi, qui vengono acquistati molti libri per bambini”. Magra consolazione, sarà vero?

Alla libreria per bambini Il Ghirigoro in via Trionfale ce lo confermano: “non facciamo chissà quali incassi, ma le vendite sono costanti, né più né meno!”. Inaspettatamente, i bambini sono più vintage di noi adulti e le favole digitali ancora non piacciono, ancora per poco.

Ci spostiamo sulla Cassia, al civico 901 c’è la libreria indipendente Il Papiro. Chiediamo anche a loro come vanno le vendite: “In forte calo, purtroppo. Per diversi motivi. Primo fra tutti: legge meno gente e chi lo fa evita il cartaceo in favore dell’ebook, che costa molto meno. Altro problema è l’esistenza di una sorta di franchising dei grandi editori: Feltrinelli e Mondadori vendono, oltre agli altri, libri che sono loro a pubblicare e ciò permette di abbattere il prezzo, perché non hanno bisogno di aggiungere quel 30% che in genere va al libraio.

Preso a cuore l’argomento, continuano a spiegarci: “La libreria sta diventando un negozio di nicchia, come è successo ai negozi di musica. Negli anni 80-90 era un classico andare nel negozio di musica, ora non si fa più. Come stanno scomparendo i negozi per noleggiare i film. D’altra parte quando puoi trovare un prodotto un po’ ovunque o lo puoi scaricare da internet, togli la clientela al dettaglio e i media principali vengono assorbiti. Infine, il fattore costo. Con la conversione in euro è diventato molto più alto, una volta con 15 mila lire si comprava un libro, ora si parte da una media di 18-15 euro per le novità fino ad arrivare a 20-25 euro per quelli più in voga”.

C’è un modo per diminuire i costi? “Un modo c’è, basta volerlo. La casa editrice Newton Compton, per esempio, pubblica i libri, anche le ultime novità, in copertina rigida a 9 euro. O hanno un segreto oppure le case editrici hanno quel surplus dovuto o allo scrittore che lo richiede o alla casa editrice che si fa pagare solo per il nome, o qualche altra cosa che non sappiamo.

“Un aiuto dovrebbe venire dallo Stato.- aggiungono i ragazzi de Il Papiro – Dovrebbe dare quelle sovvenzioni che dice siano previste ma poi non si sa come fare ad ottenerle. E bisognerebbe abbassare il prezzo dell’iva sui prodotti culturali, perché noi vendiamo a un prezzo imposto, non possiamo fare come un altro negoziante che fa il rincaro che vuole. Infine, invogliare a leggere, per esempio dando maggiore spazio agli autori nelle trasmissioni televisive”.

Come combattete questo momento difficile? “Invitiamo gli autori a presentare i loro libri e ogni tanto organizziamo dei concerti, anche se lo spazio è molto limitato. Crediamo nel nostro lavoro e che, anche se l’ebook è parte del progresso, quindi inevitabile, il libro non possa scomparire. Del vinile si diceva sarebbe scomparso, ora si vendono quasi più vinili di cd, perché sono meno soggetti all’usura”.

Non ci arrendiamo all’idea di essere un popolo di pigri e stolti, così torniamo a Ponte Milvio a controllare le vendite di seconda mano. Risultato? L’angolo del libro usato, all’interno del mercato di via Riano, ha chiuso i battenti la scorsa settimana. Quello in piazza lo abbiamo trovato chiuso e un passante si è preoccupato di dirci: “casca male, non apre quasi mai!”.

C’è poco da fare, non è tutta colpa della crisi.

Giulia Vincenzi

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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6 COMMENTI

  1. Il calo delle pubblicazioni potrebbe essere una notizia “non” cattiva: gli editori per anni hanno pubblicato qualunque schifezza potesse avere una minima speranza di vendere 200 copie… una “selezione” in partenza potrebbe essere uno stimolo ad una qualità superiore.
    Le librerie però devono anche rendersi conto dei cambiamenti intorno a loro: ebook (che quando non saranno più ostracizzati dal sistema scolastico avranno un’impennata di vendite…) e distribuzione online stanno cambiando le regole del mercato ed è con questa realtà che ci si deve confrontare – senza esprimere giudizio di merito. I librai, come dicono a Il Papiro, dovranno per forza cambiare il loro modello di business e trovare una loro nicchia, specializzarsi in qualche modo, ed offrire al cliente quel qualcosa in più (come consulenza, reperibilità di titoli ed argomenti particolari) che le distribuzioni online non possono dare. Altrimenti non avranno futuro.

  2. Forse dipende dalla qualità. Oggi scrivono tutti: ballerine, attrici, cantanti, politici, comici, conduttori televisivi, cuochi, sportivi, ex-ministri, preti, cantautori, bottegai…No, non è un reato. ma se potessero farne a meno……

  3. al supermercato si trovano solo romanzi molto pubblicizzati, gli italiani non hanno mai letto moltissimo i giovani vengono impegnati e programmati per tutta la giornata, i genitori ,per lo più ,non li stimolano parlando e regalando libri,piuttosto l’ultimo mOdello di cellulare “me lo ha chiesto…”! iLIBRI REGALANO SOGNI ISPIRANO RIFLESSIONI , è PROPRIO IN TEMPO DI CRISI CHE IL LIBRO CI ALLONTANA PER UN PO DALLO SQUALLORE DELLA REALTà

  4. E mancano pure le biblioteche, per molti anni sono andato in vacanza a Malè, un paesino del Trentino che avrà un decimo degli abitanti della Giustiniana ed un ventesimo di quelli di Grotta Rossa, ma ha una biblioteca che noi ce la sogniamo.
    E la stessa Anguillara ha una decorosa biblioteca. E la Cassia? Niente! Traffico e prezzi da paura. Per il resto un deserto.

  5. A La Storta ha aperto una piccola libreria!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Al civico 1602!! non credevo ai miei occhi quando l’ho vista!!! ci sono andato subito……. Supportiamo questa coraggiosa iniziativa!

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