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Mennea e Chinaglia, onore ai campioni

D’ora in avanti ci sarà una stele nello stadio dei Marmi per ricordare Pietro Mennea, ex primatista del mondo sui 200 metri, 19″ e 72 e quel tempo-record che ancora oggi vale come primato europeo. E’ stata dedicata al velocista pugliese nel “Mennea Day” il giorno in cui gli olimpionici Tommie Smith, Alberto Juantorena, Sara Simeoni e Nino Benvenuti l’hanno voluto onorare; il giorno, soprattutto, dell’anniversario di quello straordinario record realizzato a Città del Messico nel 1979.

Onore al campione che chiamavano “la freccia del Sud”, cinque lauree e una medaglia d’oro olimpica. E onore anche all’altro campione, quel Giorgio Chinaglia la cui salma è tornata in Italia e adesso sarà tumulata nella tomba della famiglia Maestrelli, a Prima Porta, dove lo aspettano Tommaso, l’allenatore della prima Lazio scudettata e i figli Patrizia e Maurizio, sfortunati ragazzi, morti di tumore così come il padre.
Long John riposerà in pace a Roma nella città che l’ha adottato e amato, a portata di mano di quel popolo laziale che gli dedicò lo storico “Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia”. A cinque minuti di macchina da quello stadio che lo elesse re.

Moremassi

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15 COMMENTI

  1. Aldilà di ogni retorica sportiva , Mennea è un campione e Signore.
    Chinaglia forse un buon giocatore e nullaffatto signore.
    Non confondiamo , uno è semplicemente di Barletta l’altro colluso con casalesi&C

  2. Non condivido signor Aragorn, Giorgio Chinaglia è stato un Campione, di altri tempi, ma un Campione. Forse il fatto che vi abbia zittito in molte occasioni a distanza di 40 anni vi brucia ancora! Ho presenziato ieri alla Santa Messa e poi alla tumulazione a Prima Porta e ne sono fiero!

  3. Stavolta non condivido io, caro Ariola. Un Campione (con la C maiuscola) è un atleta con grandi doti sia dentro che fuori dal campo. Giorgio Chinaglia calcisticamente era paragonabile a un Bobo Vieri (quindi non proprio Baggio, Totti o Messi…) con maggior carattere, mentre fuori dal campo aveva parecchi.. limiti.
    Poi se per una squadra come la Lazio, possa aver rappresentato il massimo o il modello da seguire, questo è un altro discorso…

  4. Prof. Paolo è chiaro che fuori dal campo abbia mostrato dei limiti, anche Maradona fuori dal campo è stato piuttosto deludente, ma rimane un Campione di calcio!

  5. Scusi Prof.Paolo, ma Totti chi? Quello che in campo sputa, scalcia e sgomita? Quello che da anni rifiuta la maglia della Nazionale Italiana? …mai faccia il piacere!!

  6. Monica, che reazione scomposta (e maleducata)! Brutta cosa l’invidia… Sarà mica biancoazzurra, no biancoceleste… biancoblu… quali erano i colori? 🙂

  7. cara Monica, Totti non ha mai rifiutato la maglia azzurra, vi ha rinunciato di comune accordo con la Federazione per problemi fisici… a 30 anni (!) e dopo aver contribuito a far vincere un Mondiale all’Italia(!) … Lei c’era nel 2006 o guardava le imperdibili amichevoli estive della sua squadra? Quindi né le sue bugie né le sue reazioni mi scandalizzano, semmai mi sorprendono.
    Sono altre le cose che mi scandalizzano. Ad esempio i giocatori che truffano, che scommettono, che si vendono le partite, che hanno rapporti con malavitosi, o anche Presidenti che non pagano le tasse, che non pagano il Coni, che fanno mobbing ai propri tesserati… ha presente? Beh, queste sono cose che mi scandalizzano.
    Una curiosità: ma lei che cita calci e gomitate, ha mai giocato a calcio?
    Salute

  8. Concludocon um ultimo intervento, perché non ritengo sia il caso di proseguire …ma un giocatore che ha problemi fisici non gioca fino a 37 annie cerca ancora un lauto ccontratto per giocare in serie A fino a 40 anni. Per il resto esiste la giustizia ordinaria e la giustizia sportiva, quella stessa giustizia che molto spesso ha chiuso gli occhi di fronte a passaporti falsi o Rolex regalati agli arbitri! Che le piaccia o no Giorgio Chinaglia è sempre il grido di battaglia!!

  9. Monica , poca cosa questa stupida polemica.
    Chinaglia è stato – ripeto un buon giocatore – , Mennea invece un campione ed un esempio per tutti , sportivi e non.
    Tra l’altro Chinaglia non mi è mai piaciuto come calciatore come non mi piacciono gli “intrupponi e sgomitatori” tipo Vieri , Toni e magari se rimane così , pure Destro.
    Ho calcisticamente adorato Giordano e Signori.

    Detto questo , nulla entra Totti in questa querelle.
    Comunque un gigante confronto a truffatori alla Totò come Chinaglia e Signori e magari pure Mauri.
    Se continua a giocare così anche fino a 50 anni.
    Lascia stare , urla pure il grido di battaglia che solo un esilio in Usa ne ha impedito l’eco tra quattro mura a Regina.
    Unica società con presidente definitivamente condannato , unica società sempre presente in tutti gli scandali di calciopoli , unica società con un pseudo capitano prima in carcere e poi squalificato.
    In questo veramente unici , lascia stare proprio.
    Per me fischio finale , ciao.

  10. COPPE IN FACCIA E COPPE AL CIELO

    “Dopo il pronunciamento della Disciplinare più di qualche laziale ha esultato per i 6 mesi di squalifica a Mauri e per l’ammenda inflitta alla Lazio. Un sospiro di sollievo per aver evitato i 4 anni e mezzo di stop al giocatore e i 6 punti di penalizzazione alla squadra chiesti da Palazzi, ma pur sempre un’esultanza per una condanna. Il paragone è con la mitica esultanza dell’esercito di Silvio nel momento in cui viene pronunciata la sentenza della Cassazione, soltanto che l’esercito (!) di Silvio ha frainteso, il popolo (?) di Capocchiano no.

    Qui non si vuol fare nessuna ironia su chi viene condannato (anche se ci sono condanne e condanne e uomini e uomini) perché in generale è meschino esultare per chi perde la libertà e resta cosa grave che a Mauri sia accaduto un anno fa; qui non si entra nel merito delle tante telefonate intercettate, dei cosiddetti zingari eccetera, perché c’è la Giustiza che lo deve fare. Ma lo ha fatto. Dall’altro ieri il capitano che ha alzato la coppa in faccia (un mantra che qualsiasi tirocinante in psicologia catalogherebbe come patologica frustrazione) è un condannato per la giustizia sportiva.

    Il capitano del 26 maggio è colpevole di “omessa denuncia”. Quello è il capitano di quella che loro ritengono la partita più bella della loro storia. Negli scatti delle loro bacheche, nel flash del loro momento di gloria ci sarà per sempre quest’ombra. E’ una fotografia, non un’interpretazione. E’ realismo e neorealismo, è Verga e Zavattini, non una sciarada fantasiosa, non Bunuel o Fellini.

    Agostino Di Bartolomei ha alzato tre volte la Coppa Italia. L’ha alzata in un calcio dove sfidava i Platini, i Zaccarelli, gli Scirea, i Rummenigge, i Maradona. L’ha alzata con una squadra che aveva i Falcao, i Cerezo, i Conti, gli Ancelotti. I Maldera. Contro un calcio e in un calcio dove i Lulic non sarebbero mai potuti non solo diventare eroi per un giorno (privilegio fisiologico che prima o poi capita a chi per storia ha passato 11 anni in B e una settimana in C) ma nemmeno esserci.

    Agostino Di Bartolomei ha alzato quella Coppa con una mano, perché con l’altra si teneva ancora il cuore che se ne stava andando via. Agostino Di Bartolomei non aveva le utenze intestate a Samantha, con o senza acca, ma a casa scriveva le regole per il Manuale del calcio per il figlio. Aveva un sogno Agostino: insegnare il pallone ai ragazzini e ai ragazzini dirgli soprattutto una cosa: “bisogna essere onesti e leali”. Non cercava scorciatoie, non aveva bisogno di ali. Agostino Di Bartolomei non ha mai alzato la Coppa in faccia a nessuno (semmai solo al cielo, l’unico specchio di Roma), non solo perché non aveva bisogno di farlo, ma perché dall’altra parte non c’era proprio nessuno.”

    Tonino Cagnucci – Il Romanista, 4 ago 2013

  11. Prof. Paolo, abbiamo capito che non ce vole sta! Noi abbiamo celebrato Chianaglia, campione d italia 73-74 se a lei dà fastidio se ne faccia una ragione!

  12. è proprio vero che il calcio unisce…

    sono completamente d’accordo con il Prof. Paolo…. un fatto che non mi sarei mai aspettato!!!

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