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Cassia, cancello e fil di ferro: addio via Francigena

via_francigena.jpgSulla Guida delle Via Francigena nel Lazio figura, come ultima tappa, un itinerario che attraversa la Riserva dell’Insugherata; in realtà il percorso era già stato inserito nella guida quando era ancora in corso la riunione di coordinamento tra Regione, Comune, Municipio XX e Roma Natura (leggi qui e qui). La tappa, di circa 14 chilometri, ha inizio da La Storta e entra nella Riserva all’altezza del GRA per poi dirigere, seguendo il corso del Fosso dell’Acqua Traversa, sino alla Trionfale.

Sebbene l’inserimento in una guida abbia dato “ufficialità” al percorso nella realtà le cose stanno in modo ben diverso; non solo l’accesso al civico 1081 della Via Cassia non è segnalato ma il cancello metallico posto in basso attualmente è chiuso.

La sbarra è stata integrata con filo di ferro e il passaggio pedonale inibito con due alti pannelli di rete. Il solito e immancabile cartello specifica che non si può entrare.

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Approfittando del lucchetto aperto siamo entrati ugualmente; dal cancello si segue una sterrata che costeggia il fosso per alcune centinaia di metri fino ad uno slargo dove è stato effettuato un piccolo sbancamento.
La presenza di una vasta area fangosa lascia supporre una recente perdita di acqua. Da quel punto il sentiero si perde tra le ortiche e le erbacce.

La chiusura del cancello e l’assenza di sentiero ci hanno riportato alla mente il recente episodio di quella famigliola tedesca che in vacanza a Viareggio è stata depredata di 5 biciclette e perciò, incavolata nera, se ne è tornata in Germania.

Ora ipotizziamo che un’altra famigliola, sempre tedesca, venga in Italia percorrendo migliaia di chilometri e dopo aver letto la guida decida di fare l’ultima tappa della Francigena; messi panini e acqua nello zaino, di buon mattino, si presenta al civico 1081. E che trova? Un cancello chiuso.

Il cancello è alto appena 130 centimetri e facile da scavalcare ma si sa che i teutonici non sono avvezzi a trasgredire le norme e così non resta loro, anche questa volta, che tornarsene a casa.

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Allora sembra logico chiedersi: “ci siamo o ci facciamo”?

Siamo la capitale più verde d’Europa, abbiamo un patrimonio verde che non ha eguale (possediamo addirittura delle Riserve Naturali nel tessuto urbano) e come ci comportiamo? Dopo aver descritto un itinerario facciamo in modo e tolleriamo che qualcuno lo chiuda.

Francesco Gargaglia

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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5 COMMENTI

  1. Scuate l’ignoranza… ma si tratta di un’area pubblica o privata? Se fosse privata sarebbe una cosa “sgradevole”, ma tutt’altro che scandalosa…

  2. Gentile Sor Chisciotte qua non si tratta di cosa sgrardevole o scandalosa ma di regolarità e correttezza quando si affronta un progetto. Alla riunione del 17 Febbraio, come Comitato Robin Hood, fummo invitati (in qualità di osservatori) dall’allora Presidente della Commissione Grandi Parchi del XX Municipio; si parlò del progetto, si fece la ricognizione e e fu detto che quei terreni, essendo stati interessati da un abuso edilizio, sarebbero passati nella disponibilità del patrimonio comunale (basta leggere l’articolo). Roma Natura presentò anche il progetto grafico redatto su scala al 5.000. Ora se questo è avvenuto no non è dato saperlo (magari ci saranno stati i soliti ricorsi al TAR o al Consiglio di Stato…) ma che senso ha allora inserire la tappa in una guida?
    Per anni i cittadini che leggevano dei vari accessi all’Insugherata una volta arrivati sul posto li trovavano sbarrati dai proprietari dei terreni.
    Che fine ha fatto quel progetto? Perchè sono stati messi gli adesivi BIANCO-ROSSI se l’area è privata e vige il divieto di accesso? Perchè una guida contempla un itinerario che a quanto pare non c’è?
    A quella riunione c’erano anche i rappresentanti della Regione Lazio: qual’è stato il loro contributo al progetto?
    L’unica cosa certa è quel lucchetto che chiude un passaggio su cui transitavano comunque poche persone; a noi sembra un atto di scarsa considerazione nei confronti dei cittadini.

  3. Bhè, siamo il paese dei pazzi ed il “bengodi” degli azzecca garbugli.
    Se un parco è un parco pubblico se ne chiarisca lo status. Io aspetto con grande speranza la creazione di parchi pubblici frequentati e che siano punti di incontro come lo sono il parco della Caffarella o quello degli Acquedotti. Però non si può pretendere che un’area resti in un limbo indefinito e che il proprietario la lasci aperta al pubblico, esponendosi alle ritorsioni legali del primo disonesto che si prende una storta e fa causa per danni al padrone del terreno.
    Se l’area è privata il padrone fa bene a tutelarsi e a chiuderla.
    Se uno entra nel terreno, inciampa in un albero caduto e fa causa per danni, chi paga? Il comitato Robin Hood?

  4. Gentile Francesco se una persona entra in un’area privata,inciampa e si fa male non paga nessuno, tantomeno il proprietario. Lo stesso vale per Villa Borghese o la Caffarella: se suo figlio cade dalla bicicletta e si sbuccia un ginocchio non paga certo il Comune. Quanto all’Insugherata è bene conoscere come stanno le cose perchè stiamo parlando di una Riserva istituita con Legge Regionale su terreni di Enti e di privati dove comunque l’accesso non è proibito (anzi il Piano di assetto lo incoraggia) e dove c’è un accesso ufficiale in zona Trionfale. Il problema sollevato nell’articolo è comunque sulla “chiarezza” di una informazione. Se inserisco in una guida un itinerario poi devo dare per scontato che i cittadini possano percorrerlo senza problemi (le beghe tra Comune, Ente e privato al turista non interessano).
    Per quanto riguarda la sua affermazione che se l’area è privata (ma all’interno di una Riserva!) il proprietario fa bene a chiuderla, non sono d’accordo e le cito un esempio. L’ingresso di Via Panattoni è stato chiuso per 3 anni fino a quando ho incontrato i proprietari che non si sono più opposti all’ingresso; è stato messo un pannello che specifica che trattandosi di transito su terreni privati chi entra lo fa sotto la sua responsabilità. Da allora in molti entrano da quell’acceso senza nessun problema.
    Ci voleva molto per Regione, Comune, Municipio, Ente gestore trovare una simile soluzione? Cordiali saluti. Comitato RH:

  5. Nel paradiso degli azzeccagarbugli una causa per danni non si nega a nessuno, quindi temo proprio che la sua ottimistica e ragionevole affermazione non sia fondata in questo paese.
    Capiamoci bene, io sono favorevolissimo alla creazione di parchi pubblici e, se serve, anche all’esproprio dei terreni a fronte di un ragionevole indennizzo.
    Tra l’altro io sono cresciuto a via dicomano, per andare alla chiesa in via santa giovanna elisabetta, a 200 metri in linea d’aria, bisognava fare un giro di peppe di un chilometro e mezzo, perchè i proprietati avevano chiuso e sbarrato le scorciatoie che portavano da via dicomano a san godenzo.
    Dunque sono favorevolissimo a tutte le vie di passaggio.
    Un carissimo saluto e buon lavoro per il bene pubblico.
    Nella speranza che il nostro verde diventi presto un allegro e vivace luogo di incontro come sono i parchi della Caffarella e degli acquedotti.

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