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L’Italia del goalball è di bronzo

goalball-italia-di-bronzo.jpgEsistono più “Italie”. Quella dei politici e dei nababbi, quella di chi non paga le tasse e quella della gente comune. Esiste l’Italia dei poveri e quella degli animalisti, financo c’è quella dei vegetariani. E c’è anche un’Italia cieca, non quella che non vuole vedere, ma quella che non può vedere. Quella vissuta dai non vedenti e dagli ipovedenti. E’ un’Italia importante anche quella, pure se spesso viene dimenticata perché la disabilità, se non la si vive in maniera diretta, non la si capisce.

Così diventa un piacere raccontare per una volta l’Italia dei non vedenti, che ha appena onorato lo sport conquistando a Worcester, in Gran Bretagna, la medaglia di bronzo nel campionato europeo. Certo, questa non è una news da prima pagina per i quotidiani, né da apertura d’un telegiornale. Ma è una di quelle notizie che fa sentire importanti chi raggiunge il traguardo d’un podio europeo e chi è rimasto a casa.

E, spesso, fa star bene anche chi va a spulciare queste notizie, distanti anni luce dai canali stereotipati nei quali ci imbattiamo quotidianamente, troppo ingarbugliati dalle novelle del gossip o dallo scoop “costi quel che costi”.

L’Europeo l’ha vinto la Russia, che ha sconfitto il Portogallo. Gli Azzurri hanno battuto la Gran Bretagna nella finale di consolazione e tornano in Italia oltre che con la medaglia al collo dopo aver inanellato 7 vittorie nei 10 match disputati nell’arco di tre giorni. A via Flaminia vecchia, dove ha sede la federazione degli sport paralimpici per ciechi e ipovedenti, gli azzurri del goalball sono già attesi a braccia aperte.

Il goalball è uno sport di squadra progettato specificamente per gli atleti non vedenti e originariamente concepito nel 1946 dall’austriaco Hans Lorenzen e dal tedesco Sepp Reindle come un attività utile per aiutare la riabilitazione di veterani non vedenti della seconda guerra mondiale.

L’Internazional ciechi sports federation (IBSA), istituzione responsabile di una serie di sport per non vedenti e ipovedenti, è l’organo ufficiale per lo sport. Ogni squadra dispone di tre giocatori in campo (che restano nella propria metà campo) e tre di sostituzione. L’obiettivo è quello di mandare la palla (un chilo e 25 il suo peso con una campanella al suo interno) nella rete dell’avversario. Avversario che, dal canto suo, deve impedire che la palla finisca nella propria rete. La disciplina si sviluppa in due tempi da 12 minuti e si gioca su un campo da 18 x 9 metri.
Ogni atleta porta una fascia nera sugli occhi, utilizzata per rendere gli antagonisti comunque di pari livello.

Moremassi

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