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A caccia d’immagini sui Monti Simbruini

monti-simbruini.jpgLe fotocamere digitali hanno rivoluzionato la fotografia; non c’è bisogno di essere grandi fotografi e neppure conoscere i tempi di esposizione, la velocità di scatto, gli ASA e ISO. E’ sufficiente premere un pulsante e fanno tutto loro. Niente di meglio allora che prendere la nostra macchinetta, lo zaino e trasferirci in una delle più belle faggete d’Europa, ad appena 50 chilometri da Roma, per catturare nel silenzio e fresco del bosco qualche splendido scatto.

Farlo non è affatto difficile: panorami, alberi, fiori e orchidee, vecchi fontanili, cascate e se si è fortunati anche qualche animale, mica un lupo o un orso che hanno abitudini assai diverse dalle nostre, ma uno dei tanti frequentatori del grande Parco dei Monti Simbruini.

Gli anfibi ad esempio sono tra gli animali più affascinanti da fotografare vuoi per questa loro esistenza condotta tra terra e acqua che per i colori e le forme bizzarre.

Trovarli diventa sempre più difficile soprattutto per la rarefazione degli ambienti umidi.

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Con un po’ di pazienza e qualche scarpinata non è difficile scovare, nei tanti fontanili presenti sui Simbruini, uno dei più grandi e resistenti anfibi italiani: il Tritone Crestato.

La catena dei Monti Simbruini, tra la valle dell’Aniene e il confine con l’Abruzzo, in passato ospitava grandi greggi e mandrie di bestiame per lo più al pascolo brado; i fontanili, dove nelle ore più calde si abbeveravano pecore, cavalli e vacche, erano molto diffusi e avevano nomi suggestivi.

La maggior parte di questi ancora sopravvive e nelle acque fredde e verdognole è possibile trovare proprio il Tritone crestato italiano (Trituro Carnifex).

Lungo tra i 15 e i 18 centimetri ha il corpo allungato con il dorso bruno nerastro; il ventre invece è di un bel colore giallo o arancione con macchie scure.
Il maschio, durante il periodo della riproduzione, sviluppa sul dorso una splendida cresta dentellata con la quale, in una danza nuziale, affascina la femmina.

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Il Tritone è acquatico solo nel periodo della riproduzione mentre nei restanti periodi vive a terra sotto tronchi, sassi o in cavità naturali; le larve, alla schiusa delle uova, presentano ai lati della testa delle temporanee branchie in forma ramificata.

Nonostante le piccoli dimensioni ci troviamo in presenza di un esserino vorace, resistente e dai movimenti molto rapidi; queste caratteristiche richiedono cautela e circospezione nell’avvicinarsi ad un fontanile possibile sito di riproduzione.

Non va neppure dimenticato che i tritoni, in pericolo di estinsione, sono una specie protetta e pertanto non possono essere catturati.

Ma tra i boschi dei Simbruini non ci sono solo i Tritoni crestati; con un po’ di attenzione e l’aiuto di un buon binocolo è possibile scovare anche altre presenze come la bellissima e colorata ghiandaia (il richiamo, una specie di “ga-hi” è inconfondibile) o lo scoiattolo; non sarà certo abituato alla presenza umana come quelli di Central-Park ma non disdegna mai di mostrarsi, sui rami di un pioppo, in tutto il suo splendore.

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Se poi, nonostante l’ambiente selvaggio, non riusciremo neppure a individuare una qualche presenza, poco male.
I luoghi sono talmente belli che anche una semplice passeggiata e una lunga sosta sotto i faggi potranno farci sentire membri del prestigioso National Geograpich.

Francesco Gargaglia

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