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Tor di Quinto, quel Parco Urbano mai nato

tdq120.jpgIl grande edificio con le due torrette, un tempo sede di un esclusivo circolo dove si sparava ai piccioni, si affaccia sul laghetto circondato da giovani pioppi le cui foglie sono scosse in continuazione dal forte vento. Potrebbe sembrare una di quelle scene idilliache che solo in Austria si vedono. E invece siamo a viale Tor di Quinto, nel grande parco rinchiuso tra la tangenziale e la pista ciclabile. Di questo parco se ne è tanto parlato e scritto quando iniziarono i lavori di “Riqualificazione e valorizzazione ambientale del Parco Giovanna Reggiani”, lavori che sarebbero dovuti terminare il 31 Marzo del 2012.

A distanza di tre anni, messe da parte le proteste, rimangono le grandi tettoie dei parcheggi (non belle ma funzionali) e gli edifici in via di ultimazione e poi un grande parco dove l’erba è stata tagliata di recente, le panchine e i tavoli sono in buone condizioni e il laghetto, nonostante il “divieto di pesca e balneazione”, sembra avere le acque meno sporche.

Sarà la presenza dei germani o delle gallinelle d’acqua a rendere più grazioso lo specchio d’acqua oppure quelle grandi nuvole galoppanti che si specchiano sulla superficie increspata.

Sulla sinistra del parco è stata realizzata una grande area cani dove una quarantina di cani, privi di guinzaglio, scorrazzano sereni sotto l’occhio neppure troppo vigile dei padroni impegnati a lodarne vizi e virtù.

Una scena piacevole che nulla ha a che fare con quello che si trova poco più avanti perchè del Parco Urbano, ipotizzato a partire dal 1985, in verità non c’è traccia (se non gli undici ettari intitolati alla sfortunata signora Reggiani).

Grandi pezzi di territorio se ne sono andati come per magia: parcheggi, edifici impianti, alloggi demaniali, caserme e poi un corredo di strutture commerciali, capannoni e tettoie il tutto lambito da una pista ciclabile dal percorso tormentato.

Qualcuno aveva pensato che le Olimpiadi di Roma avrebbero potuto ridare lustro a questa area ma poi l’ipotesi di nuove costruzioni e l’incremento di un traffico già al collasso hanno avuto la meglio.

Forse è stata la cosa più giusta anche se in questo modo si è persa l’opportunità di procedere al risanamento di quel tratto del Tevere dove era previsto un “parco fluviale” navigabile.

Oggi questo stesso tratto assomiglia al Mekong, uno dei dieci fiumi più inquinati del mondo, dove si pesca quello che in occidente viene spacciato come buon merluzzo.

Le continue piene hanno eroso gli argini che in molti punti hanno ceduto e la terra è venuta giù travolgendo quei pochi salici che crescevano sulle rive; al posto di quegli alberi oggi ci sono baracche, orti abusivi e grandi quantità di rifiuti.

Monconi di alberi spezzati, travolti dalle correnti, fuoriescono dalla superficie come il periscopio di un sommergibile.

A poche centinaia di metri dal parco, sull’area golenale di destra dove sorgono campi e impianti sportivi, lo spettacolo che si presenta a chi affronta quel tratto di strada sgangherata è davvero deprimente. Sporcizia, rifiuti, grandi voragine ripiene di acqua melmosa e la vegetazione altissima che lambisce l’asfalto mangiucchiato.

Neppure sembra di essere ai piedi della sofisticata “collina Fleming” e del tracciato della Via Flaminia dove i tanti tesori archeologici sono stati soffocati dal disinteresse e dai rifiuti.

Montagnole di calcinacci, materassi, vecchi divani e poi bande di cani randagi che si aggirano tra i rifiuti in cerca di cibo: la migliore pubblicità per questo parco mai nato.

Francesco Gargaglia

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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4 COMMENTI

  1. Percorrendo via del Baiardo poco più giù dell’ex campo nomadi c’è un “condominio” di baracche recintato e chiuso con due cancelli fatti con reti di materasso….

  2. Per renderlo più usufruibile sarebbe necessario collegarlo con una ciclabile/stada pedonale alla Collina Fleming (Tor di Quinto) mediante il prolungamento di Via Roccaporena. non sarebbe particolarmente complicato e costoso!!

  3. E scusate, cosa dire dell’area proprio accanto al Poligono dove ha sede la scuola calcio della Boreale e insieme a questa un’infinità di altre attività non meglio identificate e forse neppure autorizzate?
    Le strutture sportive costruite in occasione dei mondiali del 90 versano in condizioni spaventose e sono in parte “occupate” da organizzazioni che lì fanno il bello ed il cattivo tempo a proprio piacimento: vedi il circolo di softair, lo spazio della per terapy (forse l’unica cosa che abbia un qualche merito e diritto a star lì), il bar, la palestra di arti marziali, una associazione politica di chiara matrice fascista ( un busto di mussolini fa bella mostra di sé in uno degli spazi abusivamente recintati)l …. E l’amministrazione comunale, il municipio, dove sono? Vogliamo parlare di connivenza?

  4. E basta con questa storia della “matrice fascista”! Tutte quelle strutture sono state costruite con i NOSTRI SOLDI e abbandonate per anni fino a quando qualcuno ha deciso di utilizzarle. Il soft-air è un passatempo come un altro, le “arti marziali” non sono attività sovversive e la palestra neppure…
    E allora? A Roma, da decenni, ci sono dozzine di costruzioni, impianti, capannoni, forti storici, ex-scuole occupate dai Centri Sociali e nessuno dice mai niente. C’è un busto del Duce? Chissenefrega! meglio il busto di Mussolini che la foto di “gargamella-bindi”!

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