Home ATTUALITÀ Il mistero dell’Arco Oscuro

Il mistero dell’Arco Oscuro

arco-oscuro120.jpgPercorrendo anche distrattamente viale delle Belle Arti sarà capitato di notare, sulla parete tufacea a sinistra rispetto alla facciata di Villa Giulia, una cavità chiusa da una cancellata e sovrastata da un’architrave del 1686 recante lo stemma di Papa Innocenzo XI. Si tratta della cappella della Madonna dell’Arco Oscuro, consacrata nel 1797; all’interno sono visibili un’ immagine dell’Annunciazione e, sulla parete di destra, numerose targhe ex voto.

Sembrerebbe una cappella come tante se non fosse per un altro particolare: una seconda cancellata sulla parete sinistra, oltre ad una finestrella che si apre sul muro poco al di fuori della cappella.

Questo perché la cappella era molto più di un “buco” nella roccia: era anche l’ingresso ad una cavità sotto Monte San Valentino – l’attuale Monte Parioli – che dava accesso tanto alle grotte che si affacciano sulla parete che sovrasta l’odierno viale Tiziano quanto ai cunicoli delle catacombe di San Valentino, su viale Maresciallo Pilsudski.

Una rete intricata di cunicoli e passaggi la cui storia si intreccerebbe, stando alla leggenda, a quella di due scontri che segnarono momenti significativi della storia di Roma: la strenua difesa della Repubblica Romana da parte dei fratelli Archibugi nel 1849 e la spedizione a Villa Glori dei fratelli Cairoli nell’ambito della campagna dell’Agro romano per la liberazione di Roma nel 1867.

Agli abitanti del quartiere Flaminio in particolare il nome dei fratelli Archibugi dovrebbe suonare familiare: a loro è intitolata una strada tra via Flaminia e viale Tiziano, in prossimità del luogo dello scontro con l’esercito francese. A pochi metri fu eretto nel 1941 un monumento per ricordare loro e gli altri combattenti del Battaglione Universitario, inviato da Garibaldi in difesa della zona Nord della città.

arco-oscuro4701.jpg

Stando alla leggenda, l’11 giugno 1849 parte delle truppe francesi – giunte a dare il proprio appoggio al papato – si servì proprio dei passaggi accessibili dall’Arco Oscuro per poter aggirare e chiudere a tenaglia le truppe garibaldine, che rifiutarono la resa. Sia Francesco che Alessandro Archibugi rimasero feriti; il primo sarebbe morto due giorni dopo presso Ponte Milvio, il secondo dopo undici giorni nonostante il ricovero all’ospedale di Civitavecchia.

La storia si sarebbe ripetuta diciotto anni dopo, il 23 ottobre 1867.
Anche questa vicenda, lo scontro di Villa Glori, è ricordata da un monumento: una colonna, in cima a Villa Glori, dedicata ai fratelli Cairoli e i loro settantasei compagni d’armi. Allo scontro sono dedicati anche i venticinque sonetti che compongono Villa Gloria di Cesare Pascarella, pubblicati nel 1886.

arco-oscuro4702.jpg

Anche nel corso di questa campagna, la campagna dell’Agro romano per la liberazione di Roma, i garibaldini combatterono i francesi e le truppe del papato. Secondo la leggenda sarebbero state queste ultime – si parla di trecento uomini – ad utilizzare il passaggio dell’Arco Oscuro per raggiungere l’allora vigna Glori e attaccare i settantasei volontari garibaldini guidati da Enrico Cairoli.

Anche in questo caso la strenua resistenza dei volontari garibaldini ebbe come risultato la morte di gran parte degli stessi, tra i quali lo stesso Enrico Cairoli. Il fratello Giovanni, a cui Giosuè Carducci avrebbe poi dedicato la poesia In morte di Giovanni Cairoli, morì due anni dopo in seguito alle ferite riportate nello scontro.

Per farsi un’idea della rilevanza dell’episodio basti pensare che, all’ingresso delle truppe italiane a Roma nel 1870, furono moltissimi a volersi recare nella vigna che era stata teatro dello scontro; il 23 ottobre 1870, per il terzo anniversario dell’episodio, venne organizzata una manifestazione tale che il proprietario della vigna dovette capitolare e permettere l’ingresso al pubblico.

Certo, gli scontri e i rispettivi esiti sono storia, mentre non ci sono prove certe di un effettivo utilizzo dei tunnel a cui l’Arco Oscuro dà accesso da parte di truppe francesi o pontificie.

Ma rimane il fascino di sapere che anche una piccola cappella scavata in una parete di tufo – una cappella che a malapena si degna di un’occhiata passando in auto o in tram – può essere parte, se non proprio della storia della città, almeno della leggenda che ne circonda alcuni degli episodi più significativi.

Alessandra Pacelli

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome