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Calcio a 5, si gioca nel nome di Giovanni Paolo II

pallone.jpgPrende il via l’edizione numero quattro del “Trofeo Giovanni Paolo II”, manifestazione di calcio a 5 che vede impegnate le parrocchie della capitale. Organizzato dal Comitato provinciale dell’Us Acli di Roma, insieme con le Acli romane e il Servizio diocesano per la Pastorale giovanile della Capitale, si disputeranno il titolo quaranta squadre, composte da atleti di età compresa tra i 18 e i 45 anni, in rappresentanza di chiese e parrocchie capitoline, per un totale di circa 400 appassionati del pallone che si confronteranno per mesi in avvincenti sfide.

Anche quest’anno presente una formazione composta da ortodossi romeni e un quintetto polacco, in onore proprio di Giovanni Paolo II. A patrocinare, per la prima volta, l’evento il Coni Lazio: «Siamo orgogliosi – dice Umberto Soldatelli, vicepresidente del Coni regionale – di essere parte integrante di questa iniziativa così importante dal punto di vista sportivo e sociale. Lo sport, e il calcio in particolare, hanno del resto una grande forza di integrazione, capace spesso di annullare le differenze. Questo sarà una delle priorità del nostro mandato».

L’altra novità, più tecnica, riguarda invece la formula del torneo: per la prima volta si gioca in due distinte fasi, intervallate dalla pausa estiva, con le finali in programma a ottobre.

Il girone all’italiana terminerà a giugno, i play off a eliminazione diretta prenderanno il via a settembre: in mezzo ci sarà la sosta per le vacanze. Non cambia, invece, quello che dal punto di vista disciplinare è il vero e proprio marchio di fabbrica del campionato: assoluta censura di qualsiasi atto antisportivo – e quindi tolleranza zero, da regolamento, per parolacce, ingiurie, frasi irriguardose e maleducazione – e Coppa Disciplina, assai ambita nelle precedenti tre stagioni, che sarà della stessa valenza e grandezza della Coppa del Torneo. In caso di espulsioni e sanzioni le squadre pagheranno con la decurtazione di punti in classifica.

«Nel torneo delle parrocchie – spiega Luca Serangeli, presidente dell’Us Acli di Roma – l’attenzione è spostata su altri criteri: conta il risultato del campo, ma ancor di più la lealtà verso il prossimo. A inizio gara si prega insieme e alla fine tutti si abbracciano, vinti e vincitori».

«Quattro anni fa – aggiunge Stefano Corsi, presidente dell’Us Acli del Lazio- abbiamo dato vita a questa iniziativa anche come un modo per ravvivare la vita degli oratori, stimolando la presenza in parrocchia di tanti giovani e adulti. In spirito di gratuità e in sintonia con la diocesi, abbiamo dato una risposta, contribuendo a costruire un rapporto di fiducia e conoscenza reciproca tra le parrocchie, nell’ambito delle prefetture e dei diversi settori diocesani».

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