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Teatro Olimpico, Collettivo 320chili nuova frontiera della danza

320chili.jpgDopo il grande e meritato successo riscosso dallo spettacolo dei Mummenschanz, prosegue al Teatro Olimpico la terza edizione del Festival Internazionale della Danza. Da mercoledì 22 a venerdì 24 maggio sarà la volta del Collettivo 320Chili, la compagnia italiana di circo contemporaneo che presenterà al pubblico due spettacoli: “Ai Migranti” e “Misticanza”. La rassegna si concluderà il 24 giugno con “Eros Aria”, di e con Alessandra Cristiani, in programma presso i Giardini dell’Accademia Filarmonica Romana, a due passi da piazzale Flaminio.

Elena 50 kg, Piergiorgio 64 kg, Fabio 74 kg, Roberto 68 kg, Francesco 64 kg: è la somma che fa il totale, direbbe Totò. Nel caso specifico, la somma dei pesi corporei di questi cinque ragazzi determina il nome: Collettivo 320Chili. La compagnia italiana, che è anche la somma, l’incontro e l’intersecarsi di differenti competenze tecniche, si propone di indagare l’uomo e la sua natura, e al contempo di esplorare i confini fra teatro, gesto, danza e discipline del circo.

Infatti, attraverso molteplici linguaggi espressivi – danza contemporanea, acrobatica, teatro di strada e nouveau cirque – il Collettivo 320Chili è determinato a ricercare e proporre tutte le possibilità del movimento e, nei prossimi giorni, lo farà attraverso due rappresentazioni.

“Ai Migranti”, che sarà in scena il 22 e il 24 maggio, illustrerà la natura delle migrazioni, considerate dalla compagnia come “un andare di persone a piedi, per mare, stracci addosso e occhi spalancati, nervi tesi, cuore sospeso ad aspettare l’Oltre, un andare avanti camminando indietro, guardando verso il passato per poi girarsi e accorgersi di aver fatto strada; una necessità istintuale di movimento, interiore ed esteriore.”

Inoltre, il Collettivo 320Chili presenterà nella serata del 23 maggio “Misticanza”, la nuova creazione commissionata dall’Accademia Filarmonica Romana appositamente per il Festival.

Anche questo spettacolo promette di essere in linea con la filosofia della compagnia, secondo la quale gli attrezzi, intrecciandosi al corpo degli attori, si trasformano in un linguaggio nuovo, di cui la rappresentazione si serve per evocare immagini e raccontare, per stupire e per emozionare, “per dare un senso al disordine della vita”, come diceva Vittoria Ottolenghi, cui è dedicata questa terza edizione del Festival Internazionale della Danza.

Giovanni Berti

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