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Mummenschanz al Teatro Olimpico: enjoy the silence!

mummenschanz1.jpgInserito nel programma della terza edizione del Festival Internazionale della Danza organizzato dall’Accademia Filarmonica Romana insieme al Teatro Olimpico, lo spettacolo silenzioso dei Mummenschanz è in scena fino al 12 maggio presso lo storico teatro di Piazza Gentile da Fabriano. Novanta minuti (più l’intervallo) di arte visiva e mimica, un viaggio affascinante fatto di oggetti che prendono vita e di forme che mutano, un caleidoscopio di suggestioni per celebrare i quarant’anni di vita della compagnia italo-svizzera.

Niente scenografie, niente musica, niente parole: impresa complicata, in questi tempi “caciaroni” e sovraccarichi. Comunicare per sottrazione, trasmettere impulsi poetici sottotraccia, conducendoli in uno spazio vuoto e silenzioso: i Mummenschanz lo fanno dal 1972, da quando, dopo alcuni anni di sperimentazione, la compagnia venne fondata dagli svizzeri Bernie Schürch e Andres Bossard (scomparso nel 1992) e dall’italiana Floriana Frassetto.

Qualcuno li ha definiti “les musiciens du silence” e sapeva di cosa stava parlando, anche se questa formula alla fine sta stretta ai Mummenschanz. Una volta spente le luci ed accettate le regole del gioco, si entra in un mondo parallelo e “azzerato”, in una realtà inizialmente destrutturata che sembra ingrandita al microscopio o talvolta immortalata dal pennello di Picasso, in un tempo fatto di molti tempi, spesso rallentati, dilatati.

Così, con gli oggetti di uso quotidiano che prendono vita, con le forme che si modellano, interagiscono fra loro e si rimodellano, grazie ai giochi di luci e di ombre, lo spazio si riempie, l’edificio si costruisce, il racconto si imbastisce e la narrazione si trasmette. Ecco che, quindi, la scenografia è nel movimento, la musica è nel racconto, le parole sono nei gesti.

Non vediamo mai i volti degli interpreti – la stessa Floriana Frassetto, Philipp Egli, Raffaella Mattioli e Pietro Montandon – vediamo solo maschere e gli oggetti della società dei consumi.
Come questi artisti riescano a ricavare e trasmettere la poesia e il divertimento attraverso sacchetti dilatati, bidoni e resti di tubo a fisarmonica è davvero sorprendente. C’è qualcosa di ancestrale nel fascino e nell’originalità dei Mummenschanz, nel loro teatro muto e artigianale, nella loro narrazione fluida ed onirica.
Una sensazione universale, un’inclinazione genetica, una reminiscenza che riporta ai giochi fatti senza giocattoli, alle storie fantastiche che solo i bambini riescono a creare e a raccontarsi in un pomeriggio di pioggia, in pochi metri quadrati e avendo a disposizione soltanto un po’ di materiale sformato e apparentemente inutilizzabile.

Forse è questa la chiave di lettura dello spettacolo celebrativo dei Mummenschanz, un incanto destinato a tutti, una rappresentazione che toglie per aggiungere, che smantella per tornare a edificare, una narrazione e una sinfonia che si snodano attraverso gli strumenti della creatività e della fantasia, ma senza che sia proferito verbo alcuno o si senta vibrare una sola nota. Le parole non sono davvero necessarie: enjoy the silence!

Giovanni Berti

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