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Erbe e non erbacce di casa nostra

erbedicasanostra.jpgChissà quante volte camminando lungo via Cassia, la Flaminia o per una delle tante traverse dell’una e dell’altra, abbiamo gettato uno sguardo infastidito alle erbacce che germogliano nelle fessure dell’asfalto o del travertino; si tratta quasi sempre di piante che crescono in spazi angusti o abbarbicate al cemento. Presenze estranee che danno un senso di disordine e trascuratezza alle nostre strade.

Se non fosse che ci infastidiscono passerebbero del tutto inosservate e proprio il termine “erbacce” ci dà la misura di quanto poco le tolleriamo.
Eppure queste piante tenacissime non sono altro che un esempio della spiccata biodiversità presente nelle nostre città.

Anche se siamo abituati a cercare la “natura” all’interno dei grandi parchi o lontano dai centri abitati dobbiamo prendere atto che quello che cresce sulle strade, tra i guard-rail, accanto ai tombini o al margine delle discariche è un qualcosa di molto naturale.
Le nostre nonne queste erbe le conoscevano bene e quando ancora non c’erano le polveri sottili a contaminare ogni cosa le usavano frequentemente in cucina (chi non ha mai gustato un risotto alle ortiche o sorbito una grappa alla ruta?). E allora cerchiamo di conoscerle meglio e di scoprire le loro qualità.

Pianta diffusissima è la Muraiola o Parietaria (Vetriola minore); molto comune nei centri urbani cresce prevalentemente sui muri e le macerie ed è facilissima da riconoscere per le sue foglie ovali ad apice acuto (foto 1).
Parente stretta dell’ortica si cucina come gli spinaci ed ha un sapore amarognolo ma gradevole.

Il polline della paritaria è responsabile di molte allergie. Il nome di vetriola deriva dall’uso che si faceva in passato con le foglie (appiccicose per la presenza di una fitta trama di peli); venivano utilizzate per pulire l’interno delle bottiglie destinate a contenere il vino.

Disperazione dei giardinieri è invece la Gramigna (foto 2), pianta perenne che prolifica nei prati ma anche negli incolti e lungo i marciapiedi; l’infiorescenza è una spiga costituita da spighette. Mentre le giovani foglie e i germogli possono essere mangiati crudi in insalata, i rizomi (in periodi di carestia) sono stati utilizzati per produrre un surrogato del caffè. Anche i cani mangiano la gramigna ma per purgarsi.

Altra pianta facile da incontrare è l’Acetosella (Oxalis corniculata) che assomiglia molto al trifoglio (foto 3); il gambo ha un sapore acidulo per via dell’acido ossalico di cui è molto ricca. Cresce nei terreni umidi e nelle fessure dei marciapiedi e le sue foglie possono essere consumate crude in insalata (ma in quantità moderata).

Meno diffusa ma comunque piuttosto comune è l’Ombelico di Venere (Umbilicus rupestri) che cresce in suoli umidi e ombrosi preferendo le fessure dei vecchi muri. Le sue foglie carnose (foto 4) presentano una infossatura centrale che ricorda proprio un ombelico.
Rinfrescanti e diuretiche, se ridotte in poltiglia, possono essere usate per le scottature della pelle o lievi ustioni. Sembra inoltre che le foglie più morbide, poste sui calli, ne favoriscano la scomparsa.

La Fumaria bianca (Fumaria capreolata) la si riconosce invece (foto 5) per le foglie a rosetta e i fiori con corolla bianca e apice di color porpora. La pianta cresce sui muri e nei campi incolti e pietrosi; in cucina viene usata per zuppe e minestre ma il sapore amarognolo ne consiglia un uso parsimonioso.
Si dice infine che bruciare la Fumaria provochi l’allontanamento degli spiriti maligni.

Diffusissimo invece in tutte le aree assolate, dal mare fino alle pendici dei monti, è il Finocchio (Foeniculum vulgare) inconfondibile con le sue foglie filiformi (foto 6) e le infiorescenze ad ombrello.
Il finocchio spontaneo, alto fino a 2 metri, forma delle fitte popolazioni occupando spesso terreni aridi e le spallette stradali. I suoi semi, molto aromatici, contengono anetolo e hanno un utilizzo antispasmodico.

Il panorama delle “erbacce” cittadine continua con due piante che producono bei fiori colorati; il Tarassaco e la Cimbalaria.

Il Tarassaco (Taraxacun officinale) è comunissima sia nei prati che ai bordi delle strade; le foglie di forma lanceolata sono erette o sdraiate al suolo mente i fiori, di colore giallo vivo (foto 7 e 8) sono posti all’estremità di gambi senza foglia. Di questa pianta, che ha effetti depurativi e diuretici, si può mangiare tutto: foglie, fiori e radici tostate (che hanno un aroma simile al caffè).

La Cimbalaria (Cymbalaria muralis) si sviluppa sui ruderi e muri creando un vero e proprio ornamento di tipo naturale; le foglie hanno un lungo picciolo e sono arrotondate mentre i fiori hanno una corolla violacea (fig. 9).
Tra le numerose proprietà di questa pianta anche quelle cicatrizzanti e antinfiammatorie; le foglie possono essere usate in insalate ma si consiglia un uso assai moderato a causa della lieve tossicità della pianta.

Infine vogliamo accennare ad un caso unico nel suo genere ovvero all’Amaranthus retroflexus noto come Amaranto comune o “macchina da semi”.
L’Amaranto è una pianta infestante alta fino a 120 cm con foglie romboidali e infiorescenze raccolte in spighe corte. Ogni pianta produce fino ad un milione di semi (mediamente 200mila) che rimangono vitali nel terreno per circa 20 anni; i semi hanno un valore nutrizionale eccezionale perchè ricchi di proteine ad alta digeribilità.

Le giovani piante possono essere consumate intere sia crude che lessate mentre i semi si possono ridurre in farina e usare, diluite con la farina di grano, per panificare (l’amaranto non contiene glutine).

Per queste sue proprietà e per la sua capacità di svilupparsi anche in terreni aridi è considerata da molti la pianta alimentare del futuro. Dove la trovate? Ai bordi delle strade, dove ci sono macerie e in tutte quelle aree collegate alle attività dell’uomo. Un vero e proprio fenomeno vegetale.

Le erbacce sinantrope sono tantissime ed ognuna con le sue caratteristiche: aromatiche, commestibili, medicinali o tossiche. A volte si presentano come anonime piantine altre volte raggiungono dimensioni ragguardevoli e sfoggiano fiori dai colori brillanti. Riconoscerle non sempre è agevole proprio per il gran numero di specie molte delle quali somiglianti tra di loro.

Il fatto che crescano ai bordi delle discariche (dove sono presenti fosfati in maggior quantità), sui marciapiedi o lungo le strade non le rende meno nobili; foglie e fiori sono in grado di competere che le piante che abbelliscono i nostri terrazzi e che acquistiamo a caro prezzo in un vivaio.

Queste piante (o erbacce come comunemente le definiamo) restano comunque una manifestazione grandiosa della natura che anche in una metropoli riesce sempre a dare il meglio di sé.

Una sola avvertenza: se decidiamo di usare in cucina le “erbacce” allora raccogliamole in campi lontani dalla città così eviteremo di ingurgitare le tante sostanze tossiche che stazionano negli ambienti dove normalmente viviamo.

Francesco Gargaglia

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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2 COMMENTI

  1. Salve,

    per chi le erbe aromatiche, cosi come fiori e ortaggi, volesse coltivarli in un proprio orticello, da qualche tempo a Roma Nord c’è un’interessante iniziativa proposta in Via della Giustiniana. Si chiama Orti di Veio, è un’associazione che propone degli orti in affitto.

    Davvero una bella iniziativa.

  2. Bella iniziativa che mi piacerebbe proporre anche a Trevignano Romano dove abito da qualche tempo.
    Mi offrite collaborazione? Grazie
    Tonia

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