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Ma chi erano i Jolly Rockers?

jolly_rockers.jpgIn scena fino al 21 aprile al Teatro Olimpico di Piazza Gentile da Fabriano, “Chi erano i Jolly Rockers?” è la nuova commedia musicale scritta da Claudio “Greg” Gregori, uno spettacolo gustosissimo che in due ore senza intervallo, attraverso il filo conduttore delle sette note, ripercorre la storia del rock & roll e della musica. Sul palco, Lillo & Greg, affiancati da Max Paiella e da una band eccellente, regalano al pubblico un riuscitissimo cocktail di canzoni magnifiche, situazioni comiche irresistibili e inserti video esilaranti.

“Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile”: la prima parte di questa celebre frase di Woody Allen si adatta perfettamente alla cifra stilistica del duo comico romano e di Max Paiella.

Anche in quest’ultimo lavoro di Gregori, infatti, la voglia di giocare insieme agli altri e con il pubblico passa attraverso il linguaggio della comicità surreale, i paradossi e i “tormentoni”. Ogni pretesa intellettualoide, come negli spettacoli precedenti, è respinta e messa alla porta: quando si gioca, poi, si diventa più seri e incisivi che mai.

Sgombrato il campo da un’inutile quanto fastidiosa autoreferenzialità, si ha davanti un orizzonte sterminato E questo Lillo e Greg lo hanno sempre saputo ed applicato con cura e costanza nel corso del tempo. Nel caso di questo show, l’effetto dirompente del collaudatissimo gioco fra i due è amplificato soprattutto dalla presenza di Max Paiella, che garantisce ampio respiro alla manovra, volendo usare una terminologia calcistica.

Nelle due ore di “Chi erano i Jolly Rockers?” si ride. Si ride moltissimo. Si ride per le triangolazioni vincenti di Lillo, Greg e Paiella, si ride per gli inserti video che presentano personaggi interpretati dagli stessi artisti o personaggi veri come Renzo Arbore e Marco Presta. Già sarebbe molto, ma non è tutto qui. Questa è una commedia musicale: oltre a divertirsi, si sente della musica eccellente, qua e là inframmezzata dalle opportune e rapide puntualizzazioni in video di Dario Salvatori. I musicisti sul palco ci sanno fare, sono brillanti, spiritosi e pieni di talento. Blues Willies, Buscaja, The Transformers a “Il Ruggito del Coniglio”: provare per credere.

Siamo nel 1954, siamo nel Tennessee, siamo ad un concerto. I Jolly Rockers hanno appena finito di suonare e l’unico spettatore dello show appare sul palco a fine esibizione. I componenti del gruppo sono depressi e il misterioso figuro, che dichiara di chiamarsi Dr. Phenex, fa loro una proposta sconcertante: se gli cedono l’anima, garantirà loro il successo. È il classico patto con il diavolo. Riveduta e corretta, si ripropone la storia di Faust, viene di nuovo raccontata la leggenda del crocicchio di Clarksdale, Mississippi, dove Robert Johnson vendette l’anima al diavolo e poi iniziò a suonare la chitarra come nessun altro aveva fatto prima, aprendo la strada e regalando una nuova visione a generazioni e generazioni di musicisti. Ma qui il diavolo veste Lillo e l’intoppo è dietro l’angolo.

Il blues, Bing Crosby, la musica country, il rhythm and blues: ecco gli ingredienti di un’altra storia, ecco i capitoli di una nuova narrazione, un nuovo, entusiasmante racconto che si chiama rock & roll. I Jolly Rockers attraversano gli stili e i decenni, abbracciano le nuove tendenze, seguono tutte le mode del momento: guidati maldestramente dal Dr. Phenex, non invecchiano mai e inseguono il successo sulla strada del successo. I loro concerti sono pieni di folla entusiasta, traboccano di gente addirittura adorante, ma non vendono dischi. Non sfondano e, di conseguenza, il Dr. Phenex non può reclamarne l’anima. Le circostanze sono contro di loro e contro questo povero diavolo che nel frattempo mostra passi di danza assai ben congegnati e capacità vocali non indifferenti.

Da Chuck Berry a Jerry Lee Lewis, da Elvis prima del servizio militare a Elvis dopo la naia, fino ad arrivare ai Beatles e alla british invasion della fine degli anni sessanta: i Jolly Rockers sono nei luoghi che contano, hanno sempre il look giusto, ma perdono sempre l’attimo, c’è sempre qualcosa che va storto. Dal rock psichedelico dei Beach Boys fino agli AC/DC, passando per la disco, il gruppo carpisce accordi, terminologia, trovate bizzarre e acconciature di capelli. La gente impazzisce, ma nessuna canzone dei Jolly Rockers diventa un brano da hit parade. La credibilità del diavolo è in ribasso, la band continua a mettercela tutta: approdata alla soglia degli anni ottanta, si dedica persino alla musica elettronica, vedendo passare anche la moda degli spolverini e dei capelli sparati verso il cielo.

Fino ad arrivare più o meno ai giorni nostri, quando…

Alfredo Agli (batteria), Mario Caporilli (tromba), Mario Monterosso (chitarra), Francesco Redig De Campos (basso e contrabbasso), Stefano Rossi e Alessandro Tomei (sax): tanto di cappello a questi bravissimi artisti che regalano vesti magnifiche alle canzoni che hanno fatto la storia della musica. E chapeau a Greg (voce e chitarra) e Attilio di Giovanni (piano e tastiere), che hanno composto le musiche originali dello spettacolo, note effervescenti e leggere che si fondono graziosamente con le sonorità spumeggianti e travolgenti del rock & roll che vengono man mano proposte nel corso dello spettacolo; classici che sono spesso interpretati dalla splendida voce di Paiella e ai quali viene riservato sovente un gradevolissimo trattamento di “italianizzazione”.
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Una parabola sulla nostra musica preferita, sulla “musica del diavolo”, la musica che a dispetto della morale dominante e prima di ogni movimento o norma di legge, ha saputo amalgamare e riunire dentro di sé la propria componente “bianca” e la sua parte “nera”, proponendo una miscela esplosiva che ha attraversato i decenni e realizzato l’integrazione prima dell’integrazione stessa.
Una parabola raccontata con ironia e talento, snocciolata con brillantezza e voglia di mettersi ancora una volta in gioco.

Giovanni Berti

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