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Auditorium, dieci anni senza Albertone

sordi.jpgLa Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica ospiterà sabato 23 febbraio, con inizio alle ore 21, “Concerto per Alberto”, una serata che, inserita nell’ambito delle celebrazioni per il decennale della morte dell’indimenticabile attore e regista romano, ricorderà Sordi attraverso l’esecuzione delle musiche tratte dai suoi film. Il ricavato del concerto – il biglietto costa 15 euro – sarà devoluto alle attività promosse dalla Fondazione Alberto Sordi.

Alberto Sordi, la menzogna che ci avvicina alla verità

Pablo Picasso sosteneva che “l’arte è una menzogna che ci fa avvicinare alla verità”, mentre in tempi più recenti Stephen King rimasticava e restituiva il concetto dicendo che “la finzione è la verità dentro la bugia.”

Queste definizioni sembrano adattarsi anche al cinema e paiono rappresentare pure un accettabile punto di partenza per raccontare una storia, ovviamente parziale e incompleta, su Alberto Sordi, per scegliere un luogo d’osservazione, una fra le molte prospettive possibili, da cui descrivere cosa e quanto significhi la sua carriera artistica, adottando questo punto di vista nello stesso modo in cui si sceglierebbe un vicolo di Roma per girare una scena suggestiva e neorealista: i sampietrini bagnati, la luce dorata di un mattino d’estate e un’osteria che apre i battenti.

Che poi, beninteso, a Roma di vicoli così ce ne sono (ce n’erano) mille, la luce è sempre giusta e non ci vuole molto ad annaffiare i sampietrini.

Grazie alla finzione della settima arte Albertone ha attraversato duemila anni di storia: dall’antica Roma al Medio Evo, dalla Roma Papalina alla Grande Guerra, dal secondo conflitto mondiale al duemila.
Tramite la finzione, il talento e il percorso di Albertone hanno rivelato al pubblico molte verità su noialtri e su noantri; tramite le sue battute, le sue immedesimazioni e le sue sceneggiature, i difetti e le ipocrisie degli italiani, le contraddizioni e il nostrano (mal)costume sono venuti a galla e sono stati sviscerati con una potenza espressiva estranea alla realtà, con una trasparenza o una lucentezza che mancano ai fatti della vita quotidiana, come se la vita stessa fosse un codice cifrato e il cinema uno dei modi per decriptarlo.

Nella finzione cinematografica che ha accompagnato e segnato l’esistenza di Sordi, spesso lo specchio deformante (e quindi evidenziante) della comicità è stato un efficacissimo mezzo di decriptazione del nostro percorso esistenziale e storico, personale e collettivo. Niente male per una menzogna, no?

E gli italiani hanno accettato queste verità, sovente fastidiose e imbarazzanti, da respingere al mittente se provenienti da altre fonti. Ma si poteva resistere ad Alberto Sordi e alle sue interpretazioni? A partire dai primi anni cinquanta l’attore romano, classe 1920, ha rivestito ruoli da protagonista che lo hanno fatto entrare nel cuore del pubblico, ha proposto una carrellata irraggiungibile e infinita di personaggi che hanno segnato la nostra storia, evidenziato i tempi e connotato eventi grandi o piccoli piccoli.

Dopo i due film con Fellini, “Lo Sceicco Bianco” e “I Vitelloni”, Sordi è stato Nando Mericoni, il ragazzo sognatore che insegue maldestramente il mito americano, è stato Alberto, il giovane romano che sogna di entrare nel mondo della nobiltà (“Il Conte Max”), il gondoliere donnaiolo Bepi (“Venezia, la Luna e Tu”), è diventato Agostino “il Moralista” e il soldato fanfarone Oreste Jacovacci de “La Grande Guerra”, ha dato vita all’inetto ed ineguagliabile “Cretinetti” de “Il Vedovo” e al sottotenente Innocenzi che, dopo l’armistizio chiesto da Badoglio, indossa gli abiti civili e lungo il cammino di “Tutti a Casa” trova quello che non si sarebbe aspettato di trovare, diventando l’uomo che non si aspettava di diventare.

E poi “Il Vigile”, con il “pio bove” recitato a Sylva Koscina e i battibecchi con il sindaco De Sica, il prof. dott. Guido Tersilli, il presidente del Borgorosso Football Club, l’Amedeo truffaldino, romantico e malato, emigrato in una minuscola cittadina dell’Australia, l’attore scalcinato di “Polvere di Stelle”, il trafficante d’armi di “Finché c’è Guerra c’è Speranza”, che con la sua attività svela le ipocrisie della sua stessa famiglia, e Giovanni Vivaldi, il “borghese piccolo piccolo” che un giorno vede stravolta la vita per come la conosceva, uno dei ruoli drammatici più intensi e riusciti di Sordi. E come dimenticare Onofrio del Grillo e Gasperino il carbonaro, come scordare che “quanno se scherza, bisogna esse seri?”

Fellini, Monicelli, Comencini, Zampa, Dino Risi, Steno, Mario Soldati, Vittorio De Sica, Elio Petri: tanto per snocciolare qualche nome dei registi che lo hanno diretto; Franca Valeri, Vittorio Gassman, Monica Vitti, Giulietta Masina, Claudia Cardinale, Nino Manfredi: tanto per citare alcuni dei suoi colleghi con i quali ha lavorato.

Nessuno era come Alberto Sordi, sindaco di Roma per un giorno il 15 giugno del 2000 in occasione dei suoi 80 anni, un artista che anche come sceneggiatore e regista ha scritto pagine importanti della storia del cinema, concentrando la sua attenzione ancora una volta sul (mal)costume italico e sulla vita che se ne va incontro al suo destino ineludibile. Sordi probabilmente considerava il suo “Nestore, l’Ultima Corsa” come il film al quale era più legato.

Animato da questo spirito e da questa consapevolezza, convinto com’era che la parte finale dell’esistenza meritasse dignità e rispetto, Albertone ha dato vita nel 1992 alla fondazione che porta il suo nome.

La Fondazione Alberto Sordi, infatti, sostiene iniziative a favore degli anziani in campo sociale e sanitario, mirando al mantenimento e al recupero delle facoltà psicofisiche della persona attraverso una “longevità attiva”. La Fondazione sostiene anche la ricerca sanitaria applicata alle patologie dell’età avanzata svolta dalla Università Campus Bio-Medico di Roma, con particolare riferimento alle malattie neuro-degenerative e al mantenimento della autonomia della deambulazione.

Il concerto all’Auditorium

“Concerto per Alberto” è un evento inserito nell’ambito delle celebrazioni per il decennale della morte di Sordi (avvenuta il 24 febbraio 2003) promosse da Roma Capitale – Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Fondazione Alberto Sordi con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura. I proventi della serata saranno devoluti alle attività promosse dalla Fondazione Alberto Sordi, il biglietto (posto unico) costa 15 euro.

Sul palco i 66 elementi della Gerardo Di Lella Grand Orchestra eseguiranno fedelmente molte musiche tratte dai film di Sordi, come “You Never Told Me”, la canzone-guida di “Fumo di Londra”, “Il Presidente”, “Hello Boys” e “Ma ‘ndo Hawaii” (“Polvere di Stelle”), “E va’” e la “Marcia di Esculapio” (“Il Medico della Mutua”).

Quasi tutti i brani in programma sono del Maestro Piero Piccioni e un paio di composizioni in scaletta, pur non facendo parte del cinema di Sordi, sono stati inserite con la precisa volontà del Maestro stesso di omaggiare, oltre l’attore, l’amico fraterno. Gli arrangiamenti sono di Gerardo Di Lella e Lino Quagliero.

Giovanni Berti

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