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Le suggestioni dei Momix al Teatro Olimpico

momix.jpgOrganizzato insieme all’Accademia Filarmonica Romana e in scena fino al 2 dicembre al Teatro Olimpico di Piazza Gentile da Fabriano, “Momix reMIX” è uno spettacolo brillante e fascinoso attraverso il quale i dieci ballerini della prestigiosa compagnia fondata e capitanata da Moses Pendleton regalano due ore di fisicità, fantasia e suggestioni visuali. Trentadue anni di storia condensati, raccontati e remixati in tredici coreografie accattivanti, una kermesse dal ritmo serrato nella quale non mancano l’umorismo e un sentito omaggio alla nostra città.

Teatro pieno e attesa carica di aspettative. Sono da poco passate le ventuno di martedì 13 novembre, la sera della prima di “Momix reMIX”, e l’ultima campanella richiama gli spettatori ai propri posti. Si spengono le luci, si smorzano le residue chiacchiere, buio, occhi puntati sul palco. Speranza che questi centoventi minuti di sospensione dalla vita quotidiana vadano a solleticare gentilmente le corde della fantasia, riuscendo ad offrire una benefica dilatazione nel respiro esistenziale.

Ed ecco che sul palco dieci ballerini in carne e ossa, dieci ginnasti dotati di grazia, talento e fisicità, “proiettano” il film dei MoMIX, una pellicola, dai colori ora sgargianti ora delicati, che racchiude l’essenza e la storia della compagnia di Moses Pendleton. Il filo conduttore della narrazione è la fantasia e, quando c’è di mezzo la fantasia, ogni accostamento è ammesso e divertente, ogni scelta stilistica è divertita e imprevedibile: tutti a bordo, si scende tra due ore e non distraetevi troppo nell’intervallo!

Questo “sport teatrale”, che include trovate sorprendenti e che presenta sequenze fluide e complesse, è più ginnastica artistica che danza, è più danza moderna che danza classica, pur essendo tutto questo messo insieme e ancora di più: è un mix (sorry, un reMIX!) esplosivo e coinvolgente, è un affresco onirico che rappresenta la la vita, i sogni e la natura (bellissime e coloratissime le tre coreografie di “Bothanica”, lo spettacolo ispirato al ciclo delle quattro stagioni di Vivaldi).

Questo spettacolo è un’illusione visuale, è una confidenza impertinente che svela l’ironia e che mette al bando ogni accenno di pretenziosità. Come non divertirsi con il gioco di ombre della performance “EC” (da “Momix Classics”), presentata alla fine del primo tempo? Come non riacquistare leggerezza con queste proiezioni visive di corpi, ora giganteschi ora minuscoli, che si trasformano in un fumetto tanto surreale quanto elementare? O, come non sorridere all’ironia di “Geese” (da “Sun Flower Moon”), la cui esecuzione esige (e rispetta) un tempismo perfetto?
Questo spettacolo è ipnotico e seducente: il segmento “Fellow Travel”, forse il più bello fra quelli presentati, gronda sensualità attraverso una struttura tanto complessa quanto armoniosa.

“Baths of Caracalla”, coreografia nuova di zecca, è il sentito e delizioso omaggio a Roma, una performance candida e illuminata che sancisce il legame del coreografo statunitense con l’Accademia Filarmonica Romana e il Teatro Olimpico. Proprio l’Accademia Filarmonica Romana ha insignito Pendleton del riconoscimento di “Accademico” della Filarmonica e, al riguardo, l’artista ha dichiarato con commozione: “sono nato e cresciuto in una fattoria del Vermont. Diventare Accademico della Filarmonica Romana è un onore che non avrei mai potuto pensare mi sarebbe toccato. Mi sento orgoglioso: di più, grato per i trent’anni di sostegno che l’Accademia ha concesso alla mia esperienza artistica – dai primordi di Momix fino all’ultima nostra creazione. Roma summus amor!”.

Questo spettacolo brillante, questo film colorato, questo strumento di seduzione e di magia, è un viaggio che termina con “If You Need Somebody”, la seconda performance inedita inclusa in “Momix reMIX”: le note inebrianti del Concerto Brandeburghese n.2 di Johann Sebastian Bach evidenziano l’ironia del finale, una danza frenetica nella quale i dieci protagonisti, qui più ballerini che ginnasti, più umoristi che tersicorei, animano irresistibilmente dei manichini.
E i nostri sogni, applausi.

Giovanni Berti

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