Home ARTE E CULTURA Teatro Olimpico, un vero “Inferno”

Teatro Olimpico, un vero “Inferno”

Il Teatro Olimpico di piazza Gentile da Fabriano ospiterà dal 2 al 14 ottobre gli eccezionali danzatori-acrobati della compagnia di Emiliano Pellisari, che riproporranno “Inferno”, il primo capitolo della trilogia che, aggiornandola al XXI secolo, regala alla Divina Commedia una veste magnifica ed una chiave di lettura originale ed accattivante. Come ci ha detto lo stesso Pellisari, lo spettacolo promette di far vivere al pubblico “un sogno carico di emozioni”.

Il mondo di “Inferno” è un mondo fatto di immagini sorprendenti, le quali restituiscono l’aspetto sottile e preponderante delle allegorie che caratterizzano la prima cantica.

Questa, dunque, la fotografia e l’inquadratura offerte da Pellisari e soci: la metafora, il simbolo e il mito; un volo d’uccello sulla geografia dantesca, una navigazione a vista nelle acque della fantasia, un viaggio in un spazio vuoto, metafisico, nel quale i corpi – le sculture corporee, le macchine viventi – rappresentano gli elementi architettonici che costruiscono la topografia dell’inferno, i cui personaggi rivestono la funzione specifica di rappresentare le allegorie, a loro volta evidenziate dalla scelta dei colori e dalla selezione musicale.

Così, Paolo e Francesca volano nel cielo, le schiere di dannati cadono al suolo come foglie, i filosofi arabi galleggiano nel limbo, Minosse è immobile, sospeso al soffitto. In questo universo, nel quale il sopra e il sotto, l’alto e il basso sono sovvertiti, annullati, aboliti, i dannati pendono a testa in giù, giudicati da Minosse e scaraventati a terra da Caronte, mentre gli angeli e i diavoli ingaggiano duelli virtuali nello spazio.

La visione della compagnia di Emiliano Pellisari tiene insieme il rispetto per l’opera dantesca, la critica letteraria e la sublime reinterpretazione connessa ai movimenti dei danzatori-acrobati, a loro volta strettamente coordinati con il lavoro dei tecnici dietro le quinte, con la regia e con il disegno luci, nonchè con la scelta delle musiche.

Attraverso la fisicità, la mimica ed i movimenti aerei di Mariana Porceddu (anche assistente alla coreografia), Patrizio Di Diodato, Chiara Verdecchia, Valeria Carrassa, Maria Chiara Di Niccola e Carim Di Castro, gli spettatori vivranno uno straordinario viaggio in una realtà inesplorata e sorprendente, offrendo la rappresentazione un’incredibile incursione nei recessi dell’immaginazione e dell’immaginario, una serie di porte e di finestre che si spalancano e che lasciano traboccare la fantasia e la poesia.

Lo spettacolo è adatto ai cultori della danza, agli amanti del teatro e dell’opera dantesca, è un appuntamento di rara bellezza destinato ai palati più raffinati come ai profani, caratterizzandosi come una rappresentazione in grado di incantare adulti e bambini attraverso l’universalità dei temi proposti e le suggestioni accattivanti che sa trasmettere.

Non è un caso che la trilogia che la compagnia di Pellisari ha dedicato alla Divina Commedia sia stata selezionata dalla prestigiosa Gruber Ballet Opera e che “Inferno” debutterà nel 2013 a Boston.

A COLLOQUIO CON EMILIANO PELLISARI

Artigiano teatrale, coreografo, finanziatore e direttore artistico della compagnia che nasce nel 2005 e che porta il suo nome, Emiliano Pellisari deve il proprio stile agli studi sul teatro ellenistico e sul teatro fantastico rinascimentale, oltre che alle invenzioni meccaniche seicentesche.

Studi in filosofia interrotti, mille mestieri svolti (muratore, falegname, elettricista, etc.), autore teatrale, scrittore con esperienze significative e diversificate in campo cinematografico, Pellisari è in grado di ricoprire qualsiasi ruolo nell’ambito dell’organizzazione e dell’allestimento di una rappresentazione teatrale, avendo acquisito competenze specifiche riguardanti la scenografia, i costumi, la regia, il disegno luci e così via.
Per il lavoro compiuto a favore dell’opera del sommo poeta, Emiliano Pellisari ha ricevuto l’aprile scorso l’Onorificenza della Società Dante Alighieri.

Quarto anno al Teatro Olimpico: qual è il tuo bilancio? Sono naturalmente molto felice perché questo significa che il pubblico romano ha apprezzato il nostro modo di fare teatro e non semplicemente uno spettacolo. Dopo la sorpresa della prima stagione, il pubblico si è affezionato al nostro modo di affrontare la Divina Commedia ed ha accolto il debutto delle restanti Cantiche del poema dantesco con molta partecipazione. L’attenta direzione artistica del Teatro Olimpico ha colto l’entusiasmo che si è creato intorno alla nostra compagnia e ci ha coinvolto così per quattro stagioni teatrali nel proprio cartellone.

Quali sono le tematiche dantesche evidenziate dal vostro “Inferno”? Avvicinandomi con grande rispetto alla poesia di Dante ed essendo consapevole che una interpretazione danzata del Poema non avrebbe mai potuto restituire la ricchezza straordinaria del testo, ho scelto una lettura non descrittiva dell’Inferno ma assolutamente evocativa.
Non esistono scenografie, l’Inferno è uno spazio vuoto in cui i corpi dei dannati costituiscono i soli riferimenti spaziali, creando vere e proprie architetture che si costruiscono e si disfano dinanzi agli occhi degli spettatori senza i vincoli della gravità che sperimentiamo nel mondo. La realtà oltremondana si presenta, dunque, quanto mai fisica e carnale, ma sottoposta a leggi completamente diverse; lo spettacolo vuole infatti offrire una dimensione nuova: quella che trascina sul piano emotivo del sogno ad occhi aperti.

Perché la rappresentazione è adatta a tutti? Credo che la forza dello spettacolo, che gli consente di essere fruito a tutti i livelli, dal pubblico giovanile a quello più abituato a frequentare il teatro, sia nella forte impronta di novità che contraddistingue il linguaggio artistico della compagnia. L’immediatezza del physical theatre – in cui può essere inserito lo spettacolo, se proprio volessimo dargli un’etichetta di genere – si unisce, infatti, a una solida struttura drammaturgica, che dà profondità e riconoscibilità a un prodotto tutto italiano e in gran parte ancora artigianale.

Consentici di sbirciare solo un po’ dietro le quinte… Attività frenetica in primis, ma anche grande creatività ed entusiasmo: per questo nuovo appuntamento con il pubblico dell’Olimpico abbiamo creato due nuovi quadri, quindi due coreografie inedite che presenteremo a Roma come novità assoluta.

In “Inferno”, cast artistico e tecnico mostrano una grande coesione: come si arriva a questo risultato? Raccogliendo attorno a questo lavoro non solo professionalità ma anche energie ed entusiasmo che si creano solo con l’amore e la fiducia per questo spettacolo, dove ciascuno dei ballerini deve raggiungere una perfetta sintonia con il resto della compagnia e con il personale tecnico.

Cosa speri che diranno gli spettatori all’uscita del teatro? Che hanno vissuto un sogno carico di emozioni!

A che punto siamo con “Aria”, uno dei prossimi progetti dello studio? Attorno al progetto si è raccolto l’interesse di diverse istituzioni e questo mi fa ben sperare; io da parte mia continuo a pensare a linguaggi nuovi per offrire al pubblico uno spettacolo nuovo e sorprendente, come da tradizione della Compagnia Emiliano Pellisari.

Giovanni Berti
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