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Cassia – Torre delle cornacchie o delle taccole?

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Ammettiamo di essere dei principianti nel birdwatching anche se la nostra passione è nata sulle tavole di Carlo Cova e proseguita poi con i manuali di Peterson e Mountfort. Però quelle “cornacchie” della torre sulla Cassia non ci hanno mai convinti. La cornacchia grigia, presente in Italia tutto l’anno, è piuttosto grossa, non troppo socievole, nidifica sugli alberi e preferisce le zone agrarie anche se non disdegna di cibarsi dei rifiuti cittadini.

E allora come è nel nostro costume siamo andati ad indagare.

Sulla Via Cassia, nei pressi del chilometro 14, in poche centinaia di metri ci sono tre bellissime torri; tre piccoli gioielli che è possibile intravedere dalla consolare. Si tratta della Torre della Spizzichina, della Torre della Castelluccia ed infine della Torre delle Cornacchie.

Torri medioevali costruite tra il XII e XIII secolo, a base quadrangolare, alte tra i dieci e i venti metri; costruite con frammenti di marmo, selce e mattoni erano delle torri di avvistamento che consentivano di osservare il territorio e comunicare con quelle posizionate sulla Flaminia o sull’Aurelia.

Le torri sono private e adibite a “location” per feste e matrimoni; la Torre delle Cornacchie e quella della Castelluccia sono situate oggi ai confini con la campagna in luoghi di una bellezza e fascino incredibili nonostante siano a poche centinaia di metri dalla trafficatissima Cassia.

taccole 4La torre più alta, quella delle Cornacchie, prende il nome “dall’essere luogo di ritrovo delle cornacchie” tant’è che sul sito del Parco di Veio troviamo una poesia di Augusto Jandolo dedicata proprio a questo “uccellaccio del malaugurio”:

“Tu, poco prima d’arrivà a’ la Storta, trovi a sinistra e sola, su l’aratura ‘na torre arta, snella e senza porta che cià a’ la base quarche sgrugnatura.
Qui ciànno residenza le cornacchie; nessuno le disturba!
Emigrarno quassù da Porta Furba,da quanno Sisto Quinto,restaurato c’ebbe l’acquedotto,je distrusse li nidi e le scoppiò.
Se tratti d’un palazzo o d’un tugurio,‘st’uccelli neri – er popolo pensò- porterno sempremun po’ de malaugurio.
Seranno preggiudizzi, buggiardate; le cornacchie lo sanno e vivono appartate”.

In realtà nonostante la zona sia frequentata da coppie di cornacchie, quelle che trovano ospitalità sulla torre, ci sono sembrate delle taccole. Più piccole della cornacchia-grigia (hanno le dimensioni di un piccione), molto socievoli, sono nere con occhi chiari, con la parte posteriore del capo e della nuca grigia e nidificano proprio nei muri e sulle torri.

Anche il richiamo ci è sembrato inconfondibile: al “kraeh” della cornacchia si oppone lo squillante “kiack-kja” della taccola (badate bene che i richiami non ce li siamo mica inventati ma li abbiamo tratti da “Fotoaltlante degli uccelli d’Europa” di Jurgen Nicolai).

taccole 2Infine, dopo una attenta osservazione e un accurato ascolto, ci è sembrato proprio che non ci fossero dubbi: quelle sono taccole e non cornacchie e pertanto la torre andrebbe chiamata “Torre delle Taccole”.

Ora non è nostra intenzione mettere in subbuglio la bella “location” né pretendere modifiche alla toponomastica; forse qualcuno potrebbe trovare poco divertente che con tutti i problemi che ci sono si vada disquisendo di taccole e cornacchie ma il nostro intento era solo quello di fare chiarezza su di una questione squisitamente ornitologica. Niente di più.

taccole 3Anzi per farci perdonare di aver sfatato la tesi di Jandolo vi proponiamo, a voi amanti della natura, questo brano tratto dal “Faust” che chiude la prefazione al bel libro di Nicolai:
“Pure è natura in ciascuno di noi, che in alto e avanti il suo sentimento lo spinga: quando l’allodola perduta nell’azzurro trilla sopra di noi la sua viva canzone; quando sulle erte alture e sulle selve dei pini, l’aquila si libra ad ali aperte; quando in volo sopra pianure e laghi torna anelando la gru al suo paese”.

Francesco Gargaglia

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1 commento

  1. Facccio presente all’amico Gargaglia che il toponimo di “torre delle cornacchie” é stato dato a questo monumento fin dal 1600 proprio per le molte cornacchie che vi si annidavano a quell’epoca, a cui ora evidentemente sono subentrate le taccole.
    Colgo l’occasione per dare notizie storiche a chi interessa conoscere meglio i beni di cui é ricco il territorio di Roma Nord.
    La torre delimitava a nord il complesso dei due borghi, “Vetus” (Casale della Spizzichina) e “Novus” (Casale della Castelluccia) costruiti nel Medioevo.
    La sua funzione era quella di comunicare con tutte le vedette circostanti, giungendo probabilmente sia all’Aurelia a SO ed alla Flaminia ad E, e permetteva inoltre il controllo del passaggio dei pellegrini e dei viandanti che nel Medioevo si recavano a Roma, nei pressi della via Trionfale, provenienti soprattutto dalla Francia attraverso la via Cassia che in quest’epoca assunse il nome di “via Francisca” o “via Francigena”.
    Due chilometri prima infatti, all’altezza della località “La Storta”, le vetture postali sostavano per l’ultima volta, prima di iniziare il tratto che le avrebbe condotte alla città eterna, presso la stazione di posta per i cavalli tuttora esistente, anche se rimaneggiata, ai bordi della Cassia.
    Nel Medioevo la torre fu annoverata fra quelle fiscali, cioè tassata, proprio per il fatto di trovarsi sulla Cassia all’imbocco dell’antica “Trionfalis”, dove si dividevano i pellegrini diretti a S. Pietro dai viaggiatori che raggiungevano invece il Ponte Milvio: i primi erano esenti dal pagamento del pedaggio, cui erano invece obbligati i secondi.
    A partire dal 1929 l’allora proprietario Carlo Grazioli affidò all’arch. Lorenzo Cesanelli il compito di un completo restauro della torre, consistito principalmente nel ripristinare alcune finestre sia della torre che del casale, prospicienti la via Cassia, che erano state da tempo murate, e nel demolire la rampa costruita nel secolo XVIII°, facendo così luogo alla scala originaria.
    Il restauro ha operato inoltre il rifacimento, già in atto, del ponticello di collegamento tra il lato di ponente e quello settentrionale, che si trovava in condizioni assai fatiscenti: fu completamente rifatto il grande ambiente al piano terra, ripristinato anche nelle sue aperture, ed il corrispondente vano al primo piano fu analogamente restaurato e fu meglio evidenziata l’antica cappa del camino, ancora visibile al lato nord.
    Anche la copertura fu completamente ripristinata.
    La torre é stata vincolata il 5 aprile 1938 ai sensi della legge n. 364 del 1909 sulla tutela delle antichità e belle arti.

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