Home ARTE E CULTURA Marzia Caravelli: dai campi dell’Acqua Acetosa a Londra 2012

Marzia Caravelli: dai campi dell’Acqua Acetosa a Londra 2012

marzia_caravelli.jpgNata a Pordenone, trentun anni da compiere il prossimo 23 ottobre, Marzia Caravelli vive a Fidene e si allena nel complesso sportivo dell’Acqua Acetosa. La velocista friulana, primatista italiana nei 100 ostacoli, quattro titoli nazionali nel palmarès, ha accettato di raccontarci la sua esperienza alle Olimpiadi di Londra. Approdata alla semifinale dei 100 hs, l’atleta azzurra è stata fermata da un infortunio e da avversarie agguerritissime.

Marzia, vuole raccontarci la lunga preparazione per Londra 2012? La mia preparazione è stata intensa ma piacevole. A differenza di quasi tutti gli atleti italiani presenti all’evento, io non sono un’atleta professionista, ossia un’atleta appartenente ad uno dei club sportivi militari (Fiamme Oro, Gialle, Azzurre, Carabinieri, etc). Questo perché in passato non è stato mai dato troppo credito alle mie potenzialità e, quindi, la mia preparazione e la mia attività d’atleta si inseriscono in mezzo ad una giornata da normale lavoratrice.
Naturalmente questa situazione ha complicato un po’ le cose perché i dettagli da curare prima di un evento così importante sono tanti e, in effetti, non è sempre stato facile, ma l’idea di poter partecipare all’evento sportivo massimo per ogni atleta ha coperto queste difficoltà.
Mi alleno prevalentemente la sera allo stadio dell’Acqua Acetosa, il “Paolo Rosi”. E’ lì che curiamo tutti gli aspetti: forza, velocità, e tecnica sugli ostacoli.

Com’è stata la permanenza al Villaggio Olimpico? Il soggiorno al Villaggio è stato molto piacevole, l’ambiente era davvero stimolante! Un mix di gente proveniente da ogni parte del mondo, ma anche una mescolanza di atleti provenienti da ogni disciplina sportiva.

Quali emozioni ha provato entrando nello Stadio Olimpico la prima volta? Immaginando uno stadio pieno di gente, due giorni prima della mia gara sono entrata da “spettatrice” per vedere cosa mi avrebbe aspettato…è stato molto emozionante! La tribuna degli atleti era accanto alla fiaccola olimpica, lo stadio era completamente pieno anche la mattina, e il pubblico era davvero partecipe. Una cosa che toglie il fiato e che vale ogni sacrificio fatto per arrivare fino a lì
Il giorno della gara ho cercato di concentrarmi solo sulla mia corsia e sulla mia gara, anche se l’atmosfera era davvero adrenalinica.

Vuole raccontarci la semifinale? L’obiettivo che mi ero prefissata per questa olimpiade era quello di raggiungere le semifinali. Onestamente sospettavo che per la finale ci volessero tempi molto bassi e cosi è stato. Parliamo di quindici centesimi in meno rispetto al mio attuale record italiano come ultimo tempo di ripescaggio.
Quindi, in semifinale ho voluto provare a forzare, a dare il tutto per tutto, sperando comunque di chiudere con un buon tempo visto che la condizione fisica era buona. Dopo un piccolo intoppo sul primo ostacolo, dove ho avuto un contatto con la ragazza nella corsia vicina, mi sono leggermente sbilanciata e ho provato a forzare per riprendere il controllo della gara.
Purtroppo, in una gara di ostacoli, dove i passi tra una barriera e l’altra sono solo tre, bisogna essere precisi, correre “tarati”…io ho applicato troppa forza e questo mi ha portata troppo vicina all’ostacolo successivo che ho, infatti, urtato piuttosto violentemente, perdendo l’equilibrio e procurandomi una piccola frattura all’alluce.
Gli ostacoli non perdonano, non ammettono troppi errori, ma anche questo è il bello di questa disciplina!

Come sta ora? L’aspettano tempi lunghi per il recupero? La frattura all’alluce non è grave, dovrò stare ferma per una trentina di giorni e poi potrò riprendere gradualmente a correre. Naturalmente, la parte finale di questa stagione è da ritenersi conclusa, ma questo significa che potremo metterci a lavorare prima per preparare la prossima stagione agonistica.

Giovanni Berti

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