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Globe Theatre, incanta il Falstaff di Pagliai

ugo-pagliai_2.jpgIn scena fino al 5 agosto al Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese, “Falstaff e le Allegre Comari di Windsor” è una gustosissima commedia in cinque atti partorita dal genio di William Shakespeare. Uno strepitoso Ugo Pagliai, supportato da un nutrito gruppo di attori di ottimo livello, interpreta con grande efficacia e divertimento uno dei personaggi shakespeariani più amati dal pubblico di ogni tempo.

“The Merry Wives of Windsor” venne scritta dal Bardo in soli quattordici giorni per compiacere un preciso desiderio della sua sovrana. Infatti, la regina Elisabetta I, rimasta assai divertita dal personaggio di Falstaff nell’Enrico IV, chiese a Shakespeare di farlo rivivere rapidamente in un’altra opera.
L’anno della composizione e della prima rappresentazione dello spettacolo è collocabile fra il 1597 e il 1602.

Due le vicende che si intrecciano nello svolgimento della trama: da un lato si racconta la storia di Sir John Falstaff (Ugo Pagliai), un esuberante quanto irresistibile vizioso che, sempre in bolletta, decide di corteggiare due ricche signore (interpretate dalle bravissime Claudia Balboni e Franca D’Amato) con lo scopo di spillar loro del denaro; dall’altro si snocciolano gli accadimenti legati alla vita della giovane e focosa Anna Page (la splendida Valentina Marziali) e ai tentativi dei suoi genitori di farla maritare con il rispettivo prescelto.

In quest’opera, che consacra Falstaff nell’Olimpo dei personaggi shakespeariani, si pennella un dipinto mirabile della società provinciale inglese dell’epoca, sia per quanto riguarda l’ambientazione e l’atmosfera che vi si respira, sia per il modo di dialogare dei personaggi. Il linguaggio, infatti, è estremamente colloquiale e ricco di riferimenti a luoghi, persone e usi di quel tempo.

Inoltre, il tema centrale della beffa, diretta a contrastare e punire i maldestri tentativi di seduzione del protagonista, e quello della gelosia coniugale sono mutuati dalla novellistica italiana del trecento: in particolare Shakespeare riprende l’intreccio e gli argomenti di una novella della raccolta “Il Pecorone” di Giovanni Fiorentino (e il garbato accento toscano di Pagliai, che di tanto in tanto fa capolino, lo sottolinea argutamente).
Molti i ruoli e tutti funzionali allo svolgimento della commedia: in questo senso è, quindi, improprio parlare di parti marginali. Da elogiare senza dubbio l’irresistibile Gerolamo Alchieri (l’affettatissimo Doctor Caius), l’esilarante Paila Pavese (l’ineffabile Signora Quickly) e Raffaele Proietti (uno stralunatissimo Bardolfo).
Nel cast tecnico, ancora una volta ottimo il disegno luci (Umile Vainieri è una sicurezza) ed eccellente la scelta dei costumi (Susanna Proietti).

La rappresentazione (due ore e mezza più l’intervallo) messa in scena e vista al Globe Theatre restituisce valorosamente la doppia natura della commedia (traduzione di Filippo Ottoni e regia salda di Riccardo Cavallo), rinverdendo con grazia e a distanza di quattrocento anni un’opera che si connota come un preciso spaccato storico dal sapore decisamente boccaccesco.

Testo morale e moralistico, che si propone di evidenziare come Madre Natura infine punisca le malefatte, “Falstaff e le Allegre Comari di Windsor” rende nitide e palpabili la lussuria e la gelosia, mettendone in risalto l’intrinseco carattere negativo, oltre all’ineluttabilità del conseguente castigo, che non risparmierà la bonaria disonestà del protagonista, il quale, a ben vedere, non è molto più sleale di chi lo giudica, facendosene beffe.

L’opera, oltre a presentare le classiche tematiche shakespeariane del teatro nel teatro, dei travestimenti e del matrimonio per amore, propone anche l’amara constatazione del tempo che passa, della vecchiaia che inevitabilmente sopraggiunge, sottolineando la circostanza per cui, mentre i desideri restano intatti, con l’età viene meno la forza di realizzarli, lasciando l’anima del protagonista alla mercé di reminiscenze malinconiche come questa : “quand’ero paggio del Duca di Norfolk ero sottile, ero un miraggio / vago, leggero, gentile, gentile: quello era il tempo del mio verde aprile…”.

Ma, come nel “Sogno di una Notte di Mezza Estate”, gli uomini assomigliano a delle ombre….

Giovanni Berti

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