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Movida, “ci vediamo a Ponte”

ponte-milvio-notte-4.jpgCriticata, amata, discussa, ricercata, la movida a Ponte Milvio è esplosa anche questa estate. Nonostante le polemiche ed i serrati controlli che hanno portato alla luce attività poco lecite, la vita frenetica che anima la zona non si arresta neanche per una notte. E così, girando per i locali affollati, ci siamo chiesti: cosa fanno davvero i giovani per ore intere a Ponte Milvio?

La movida ha inizio verso le 18, quando il “popolo di Ponte Milvio” si riversa nei locali per il rito dell’happy hour: qui la crisi sembra un lontano pensiero, esorcizzata dai cocktail, dalla birra, dalle chiacchiere tra amici, dai vari aperitivi serviti, che testimoniano un “mood” da bella vita stile anni del boom economico, decisamente estraneo all’attuale situazione generale del nostro Paese.

Così i giovani passano ore, affollando i locali più “in” della zona, impegnati in quello che appare come una sorta di rituale: sorseggiando i loro cocktail chiacchierano allegramente, lasciando gli affanni ed i problemi della vita al di fuori, come se si trovassero in una bolla protetta. Si parla di ragazze (o di ragazzi), volano sguardi malandrini (o, come si dice tra i giovani, “spizzate”), ed è facile sentire frasi come “quanto è fica quella”.

Si parla di calcio, di tv, di alcolici, ci si prende in giro, si spacciano per veri racconti divertenti e gossip. C’è chi celebra le sue conquiste, chi i suoi successi sportivi, chi narra le buffe gesta degli “assenti”, ma i problemi del mondo vengono liquidati con brevi frasi fatte o con battute.

Scorre così l’happy hour e giunge la sera: c’è chi rimane (o arriva) nei locali di piazza Ponte Milvio, bevendo un drink dopo l’altro e continuando la serata tra chiacchiere e risate; chi si muove verso il Ponte formando le solite comitive che poi lasceranno le solite bottiglie di birra vuote sulle spallette.

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Tanti sono anche quelli che si spostano nelle discoteche vicine, all’interno del Foro Italico, per passare la notte ballando sotto le (poche) stelle di Roma.
Locali come questi fanno ormai tendenza, e sono simbolo di uno status sociale: la clientela viene selezionata, i fortunati che si aggiudicano i privé diventano i più “fichi”, e la nottata passa così, nello sfrenato per quanto scontato stile da discoteca dove ballare ridere e bere è d’obbligo.

Ma perché tutto ciò a Ponte Milvio? A questa domanda c’è chi risponde “per le ragazze”, chi invece “perché è fico”, o “perché ci stanno tutti”.
Affollare i locali della piazza sembra dunque affermare uno status e distinguersi dal resto della gioventù, quella “normale”. Spesso diventa un’abitudine, un rituale irrinunciabile o, semplicemente, un modo per passare il tempo. Si tratta, comunque, di un vedere e farsi vedere, come se la sola presenza lì, l’essere riconosciuti e salutati, rendesse, in qualche modo, migliori e più “cool”.

Questa tendenza abbraccia giovani di ogni età, dai 16 ai 30 anni, e, a volte, anche qualche adulto. Ma non si tratta solo di giovani di Roma Nord: a Ponte Milvio vengono ragazzi da tutte le zone, anche da quartieri molto distanti, tanto che è possibile sentire la frase “ci vediamo a Ponte“, ormai, in tutta Roma.

Ed accanto ai giovani benestanti, ai possessori di minicar e di I-phone, è possibile trovare ragazzi di ogni fascia sociale, anche se in misura minore, intenti a costruire un proprio status e a farsi vedere nel frenetico vorticare della movida.

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La serata a Ponte Milvio è quindi legata ad un apparire e ad una probabile fuga dalla realtà. Qui gli schemi si sconvolgono, il divertimento e la “hakuna matata” (o “atarassia” per dirla alla Epicuro), l’assenza di pensieri, la fanno da padroni ed erigono un muro fra i giovani ed il mondo reale.

Si tratta di una piccola realtà a parte, eppure densa di significati: l’accontentarsi dell’apparire per essere, della ricerca dello status e della spensieratezza mondana mostrano la paura dei ragazzi di oggi nei confronti della società. Il mondo dei locali è l’ultima spiaggia dove celare la testa sotto la sabbia in attesa di diventare grandi d’età e grandi, si spera, di testa per essere pronti a pensare e a scontrarsi con la realtà del mondo che verrà.

Luca Virgillito
                                    © riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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8 COMMENTI

  1. Beh questo articolo mi e’ piaciuto.. Questo articolo da un lato Mi mette un po’ di tristezza perche’ mi fa pensare che molti giovani siano in realta’ molto soli e quindi spesso si trovano secondo me a bivaccare in mezzo alla folla desiderando invece magari di stare a casa con una persona al fianco da guardare, accarezzare ed ascoltare.. Dall’altro invece mi fa sorridere xche’ in definitiva, anche se molte persone che scrivono su questo blog fanno finta di esserselo dimenticato, tutti noi siamo stati giovani.. AlL’epoca si frequentava il Pincio… Trastevere… E tutto sembrava magico.. E’ vero.. Ci vediamo a ponte sembra gia’ far pensare a giovani che di contenuti magari ne hanno pochi, ma perche’ dare contro a priori a questi ragazzi che di prospettive concrete davanti agli occhi ne hanno un quinto di quelle che avevamo noi?? Combattiamo e cacciamo solo quelli che deturpano veramente la nostra zona e non togliamo ai giovani un sano di divertimento…ognuno di noi ha avuto un luogo di ritrovo che tiene ancora nel cuore…

  2. si, per poco non mi sciolgo in lacrime….
    E basta con questa polemica che vuole contrapporre i giovani ai vecchi, quelli con le speranze a quelli senza. E’ una banale questione di civile convivenza. I giovani si possono divertire quanto vogliono, per quanto mi riguarda, ma non a scapito della mia tranquillità. E’ questo che non quadra: in una società civile i diritti non sono da una sola parte.
    E basta anche con la favola secondo la quale in questo momento di crisi i locali fanno muovere l’economia (questo fa il paio con l’altra favola, quella che la crisi non c’era perché i ristoranti erano pieni) . Fuori i numeri, cari gestori di bar e di birrerie: quanti lavoratori sono assunti a tempo pieno nella zona di ponte milvio? quanti guadagnano una cifra ragionevole? quanti lavorano invece in nero?
    Tutto questo non crea nessuna “crescita”, come si usa dire oggi. Mica stiamo parlando del nord-est o delle fabbriche tessili di Prato……

  3. Cara Marina mi dispiace molto che lei abbia mostrato il suo astio nei confronti dei commercianti proprio nel commentare un quslcosa che non c’entrava nulla e le sue parole purtoppo si commentano da sole,stia tranquilla che dubito che continuero’ a scrivere su questo blog non vorrei mai privarla di questo suo spazio di sfogo, la saluto e nel salutarla mi auguro che prima o poi lei abbia un’occasione nella vita x trovare un po’ di felicita’

  4. Scusate se mi intrometto, ma probabilmente il problema è mal posto e, in più, non aiuta il dibattito mettersi su posizioni troppo “personali”.

    A mio parere temo sia stato proprio l’articolo di Vignaclarablog ad essere involontariamente fuorviante, forse un po’ troppo da cronaca leggera tipicamente di colore estivo, anche per certi versi in contrasto con una linea rigorosa di attenzione alla problematica oltre che di costante e puntualissima informazione

    Questo, poi, proprio nel momento in cui il tema della riqualificazione di Ponte Milvio è all’ordine del giorno e ad un livello di attenzione molto alta.

    L’esistenza del problema ritengo sia evidente per tutti, così come le profonde diversità circa le strategie da adottare, le decisioni da assumere, la mancanza di volontà politica di “metterci mano”.

    Non si tratta, infatti, di voler negare il diritto all’innocuo divertimento a gruppi spensierati di giovani, quanto piuttosto di volere impedire che in questo “fresco e dolce” ruscello di adolescenti che parlano di calcio si possano mischiare indisturbati e mimetizzati nella folla “trote e salmoni” di ben altra caratterizzazione e, soprattutto, con un vistoso diverso senso del divertimento.

    E’ questione nota ed ampiamente trattata quella che riguarda il mutamento antropologico che la nostra società ha subito (non intendo qui darne un giudizio di merito), quindi non credo si possa linearmente fare un raffronto tra “ i giovani che eravamo” e quelli di adesso.

    Tutto è cambiato, diverso è il contesto.

    Infatti quello che è al centro della discussione è il contesto, non il diritto o meno dei giovani di potersi divertire o di avere degli spazi propri per poterlo fare.
    Apro e chiudo parentesi per affermare che, inoltre, rappresenta un enorme e strumentale equivoco ed un colpevole raggiro nei loro confronti fargli credere che Ponte Milvio sia il “loro” spazio.
    Pensiamo a Collodi e al Burattinaio di Pinocchio, come metafora.

    Tornando al contesto (il Burattinaio e tutto l’ambaradan che lo circonda), non è neanche questione di organizzare crociate contro i commercianti e/o l’”emersione”, più o meno conclamata, del lavoro dei loro dipendenti.
    Come qualcuno ha già scritto, viviamo in un sistema di mercato ed è chiaro che vige la regola della “rendita di posizione”, dunque della ricerca di tale rendita o di tale posizione.

    E qui inevitabilmente torniamo all’annoso discorso del governo del territorio, inteso appunto nella ricerca e nella gestione dell’equilibrio dei diritti e dei doveri di tutti coloro che sul quel territorio vivono, producono, abitano, possibilmente dormono (o vorrebbero poterlo fare, per minimizzare i termini della questione).

    E’ la mancanza di regole garantite, la presenza di privilegi protetti, la cattiva amministrazione, la
    pervicace mancanza di voler utilizzare gli strumenti della pianificazione che pure esistono (vedi la vicenda degli albi OSP previsti dalla Delibera n. 116/2005) che determina il livello di degrado del contesto.

    E si sa, il degrado porta altro degrado, in tutti i sensi e a tutti i livelli.

    Quindi, non polemizziamo inutilmente tra di noi, non poniamo in antitesi visioni “romantiche” (ma ricorriamo ad altrettanta sensibilità per sottolineare lo stridore della convivenza nello stesso luogo di folle chiassose di giovani consumatori e di una famiglia costretta a vivere all’interno di una automobile, privata persino del basilare diritto ad una abitazione) o crudamente realistiche (è giusto e sacrosanto voler difendere il proprio elementare diritto alla quiete!), non precipitiamo in battaglie di retroguardia ora contro questa categoria, domani contro quest’altra.

    Non è lì il problema, sicuramente non è questa la strada per trovare soluzioni e inoltre in questo modo ci distraiamo dall’analisi di una realtà certamente complessa.

    Soprattutto ci distraiamo dal nostro impegno di cittadini che devono pretendere di essere bene amministrati da chi si è candidato a questo ruolo.

    Paolo Salonia

  5. Signora maria luisa se al pincio o a santa maria in trastevere parcheggiassero duecento moto di grossa cilindrata dove cammina la gente, come fanno sul marciapiedi di ponte milvio ogni santa sera che iddio manda in terra, probabilmente arriverebbe l’esercito. Lei fa evidentemente finta di non capire, forse per difendere la categoria dei commercianti, non so.

  6. Trovo la frase di Paolo Solonia: ”non polemizziamo inutilmente tra di noi”, giusta. Anche io avevo notato che su VCB si erano iniziati a fare commenti antipatici svianti, inutili: Maria Luisa contro Marina, Marina contro Brando. Tutto questo non serve a nulla per migliorare la vita a Ponte Milvio. Non è questa la strada per risolvere il problema. A mio parere questi commenti servono solo a scaricare falsamente le nostre ansie, le nostre complicazioni ma ci allontanano sempre più dall’obiettivo.

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