Home ARTE E CULTURA Globe Theatre, la magia del “Sogno di una notte di mezza estate”

Globe Theatre, la magia del “Sogno di una notte di mezza estate”

sogno.jpgIn scena fino al 15 luglio al Silvano Toti Globe Theatre, la splendida struttura elisabettiana costruita nel 2003 nel cuore di Villa Borghese, Sogno di una Notte di Mezza Estate è un grande classico del repertorio shakespeariano all’insegna del senso effimero della felicità e del carattere folle dell’amore. Per il sesto anno consecutivo, questa favolosa commedia in cinque atti, grazie ad un nutrito cast di attori di ottimo livello, conquista gli spettatori con le sue atmosfere spassose ed oniriche, regalando al pubblico centoventi minuti di pura magia.

A Midsummer Night’s Dream fu composta dal Bardo tra il 1595 e il 1596, probabilmente come intrattenimento per il matrimonio di qualche nobile o mecenate, e il titolo ne rivela immediatamente la connotazione onirica ed irreale. Commedia fra le più popolari ed apprezzate, opera assai originale e molto strutturata, Sogno è una fiaba dedicata all’amore romantico e al matrimonio, uno spettacolo nel quale si sovrappongono, si incontrano e si contrappongono tre mondi diversi: la realtà (Teseo, Ippolita e la corte), il teatro (gli artigiani che si preparano alla rappresentazione) e la fantasia (popolata di fate e folletti).

Vorticosi inseguimenti e complicati intrecci amorosi, coppie che si formano e che si sciolgono, che si ricoprono di insulti per poi ricostituirsi; contendenti che rivaleggiano, amiche che diventano nemiche: ciascuno, nella realtà come nella finzione teatrale, cerca il suo bene ma può capitare che nel frattempo cambi l’oggetto del proprio desiderio.
Mentre il folletto Puck (interpretato dallo strepitoso Fabio Grossi), guidato dal re degli elfi Oberon (l’ottimo Carlo Ragone), con le sue magie interferisce nei rapporti amorosi e nelle vicende umane in modo non propriamente ineccepibile, una scalcinatissima compagnia di attori prepara una rappresentazione nel bosco…

Sono questi i gustosissimi ingredienti di Sogno di una Notte di Mezza Estate, l’opera tramite la quale il Bardo di Stratford-upon-Avon dimostra ancora una volta di essere geniale nel connotare ciascuno dei differenti ambiti mediante un linguaggio specifico: versi sciolti, canzoni e filastrocche per il mondo delle fate e dei folletti, liriche d’amore per il mondo degli amanti e parole in prosa e goffamente auliche per gli artigiani che stanno preparando la rappresentazione nella foresta.

La traduzione di Simonetta Traversetti e la regia di Riccardo Cavallo restituiscono intatti i temi e il linguaggio shakesperiani, fanno rivivere con brillantezza i giochi di parole, le schermaglie amorose e le filastrocche dei protagonisti, rendendo efficace la narrazione e fluido il susseguirsi degli eventi. Tutto risulta magico, spassoso e coinvolgente: nelle due ore (più l’intervallo) gli applausi si intensificano e il divertimento cresce insieme alla poesia.

Gli attori sono tutti bravi, puntuali e in parte: Gerolamo Alchieri ci regala un memorabile Bottom (Chiappa), un esilarante artigiano che sogna di essere Gassman ma con effetti disastrosi e spassosissimi; Fabio Grossi ci restituisce un Puck nitido ed irresistibile (congratulazioni!), mentre la deliziosa Valentina Marziali, che interpreta Ermia, ci conquista con il carattere passionale del proprio personaggio, mettendosi ancor di più in evidenza quando interagisce con Federica Bern, la bravissima attrice che interpreta Elena, sua amica-nemica.

Applausi per Claudia Balboni (Titania) e per tutti gli altri artigiani (la divertentissima performance di Marco Simeoli, che interpreta Peter Quince, pur rispettando lo spirito shakespeariano, regala una spruzzata di napoletanità a questa impareggiabile commedia del Bardo).

Sottolineato ancora una volta il suggestivo disegno luci di Umile Vainieri e apprezzata l’evocativa scenografia di Silvia Caringi e Omar Toni, mi pare davvero appropriata la scelta del regista di prendere in prestito il finale de La Tempesta (“noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”) per concludere con un’ombra di malinconia questa fantastica commedia.

Per quanto riguarda le fonti e i riferimenti letterari, quasi sempre presenti nelle opere shakesperiane, la vicenda di Piramo e Tisbe, che gli artigiani maldestramente mettono in scena, è raccontata nelle Metamorfosi di Ovidio, mentre la trasformazione di Bottom in un asino (Ass) è tratta da L’Asino d’Oro di Apuleio.
Inoltre è da rilevare che, nello stesso periodo in cui scrisse questa commedia, il drammaturgo inglese stava componendo anche Romeo e Giulietta: è, quindi, non privo di fondamento pensare che la storia che ha per protagonisti Piramo e Tisbe sia una rielaborazione in chiave farsesca della tragedia dei due amanti veronesi.

A PROPOSITO DEL “SOGNO”: PARLANO GLI ATTORI DEL CAST

Gerolamo Alchieri, a proposito del suo personaggio ci ha detto: “Bottom (Chiappa) è il primo attore di una compagnia di comici di bassa lega che hanno in mente di rappresentare una commedia a corte.

Non ha coscienza dei suoi limiti, crede di essere un grande attore, in grado di interpretare qualsiasi ruolo, e lo fa anche credere agli altri suoi colleghi. Vittima di un incantesimo di Puck, viene trasformato in Asino, ma anche di questo non ha coscienza, e anzi si trova perfettamente a suo agio nel diventare amante della regina delle fate Titania, anch’ella vittima di un incantesimo.
Quando torna normale crede di aver sognato e riflette sulla natura dei sogni dell’uomo con un magnifico monologo quasi mistico-filosofico. Bottom, anche come Asino, fa spesso errori di grammatica parlando, ma con la sicumera di uno che ne sa di lettere.

Egli rappresenta l’uomo che non ha coscienza del suo stato e racconta la sciocchezza umana, soprattutto quando si è vittima dell’incantesimo amoroso. Inoltre, commenta e filosofeggia a beneficio del pubblico. In fondo, Bottom è un simpatico sciocco (fool) che dice della verità, e questo lo avvicina agli altri fool di Shakespeare, personaggi a me molto cari, come il Feste che ho interpretato ne “La Dodicesima Notte”. Da notare, infine, che sia Bottom (fondo) che Ass (asino, sciocco) in inglese significano anche sedere”.

Fabio Grossi ha voluto precisare che “questo personaggio di Puck, voluto dal regista Riccardo Cavallo, è uno spirito, vetusto ed imbolsito, che mi darà ancora belle soddisfazioni. Sono contento d’interpretare questo personaggio, già di per se incastonato nella tradizione teatrale mondiale, e il successo che lo spettacolo riscuote presso il pubblico romano, con una media di mille spettatori a sera, inviolata dal tempo, fa sì d’affrontare questa nuova ripresa con lo stesso entusiasmo del primo anno.
Raccontare il mondo magico come lo specchio di quello reale, dove lazzi, ripicche e amori, sono simili e decidenti, è stata la volontà registica di questa spettacolo ed io mi son trovato a mio agio nel sostenere tutto ciò con la mia interpretazione.”

Inoltre, Carlo Ragone, riferendosi al proprio personaggio, ha dichiarato che “Oberon, il re degli elfi, è un personaggio semplicemente complesso! Storicamente, Oberon è sempre stato rivestito da grandi attori shakespeariani o, comunque, carismatici, poiché c’è bisogno di imprimere un’ immagine e un clima che consegnino alla storia l’alone di extraterreno, l’impronta di un mondo magico, al quale Oberon non solo appartiene ma del quale, per così dire, è il capo.

In analogia con quanto accade nel nostro mondo terreno, Oberon si mostra rabbioso nei confronti di Titania, la sua emancipatissima signora, che, in fondo, con le sue azioni cerca parità opponendosi al suo volere: siamo tutti simili nelle meccaniche amorose! Come forma divina, Oberon può scatenare dinamiche impossibili per i comuni mortali, ma se gli umani potessero, farebbero sicuramente lo stesso.. la storia si incastra in altre, per caso, e in questo ring di sentimenti l’unico arbitro resta Oberon. L’equilibrio dei personaggi è rotto dal grande e potente Oberon ed è riequilibrato da lui stesso. Dopo che l’amore ha prima distrutto e poi ricongiunto, egli plasma la materia più delicata dell’universo: l’uomo.”

Infine, Valentina Marziali ci ha detto: “interpreto Ermia, una delle due giovani innamorate. Penso che i ruoli degli innamorati in questo spettacolo siano interpretati con grande attualità: il regista, Riccardo Cavallo, ha voluto togliere ogni tipo di affettazione ai quattro giovani e l’amore è rappresentato in tutta la sua umanità, quindi anche con tutti i suoi eccessi. Ermia è una giovane donna molto passionale, davvero innamorata di Lisandro e disposta ad affrontare la morte, se necessario, pur di sposarlo. Quando Lisandro, a causa di un incantesimo, si innamora della sua più cara amica, Elena, Ermia senza alcun indugio si scaglia contro di lei e tenta di cavarle gli occhi”.

Dopo Sogno di una Notte di Mezza Estate, che resterà in scena fino al 15 luglio, l’accattivante stagione del Globe Theatre continuerà, dal 19 luglio al 5 agosto, con Falstaff e le Allegre Comari di Windsor: stessa compagnia, protagonista Ugo Pagliai.

Parafrasando – e il Bardo mi perdoni – il discorso conclusivo del folletto Puck, ora vi auguro sogni felici, se sia ben vero che siamo amici, ad applaudir gli attori vi esorto, poiché essi rallegrano il giorno storto, e se ho mal narrato la vicenda, la rappresentazione ne farà ammenda.

Giovanni Berti
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