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Tor di Quinto, omaggio a Zeffirelli al Ciak Village

zeffirelli.jpgLunedì 4 giugno, l’associazione culturale Ciak Village, che si trova in viale Tor di Quinto 57/b, ha voluto rendere omaggio a Franco Zeffirelli, una delle più celebri e insigni figure del cinema italiano, con una serata organizzata interamente in suo onore e incentrata sulla proiezione del film-intervista al grande maestro realizzata dalla regista Donatella Baglivo, creatrice della stessa associazione nonché da oltre trent’anni esperta di cinema, teatro e TV.

L’iniziativa fa parte della serie di monografie intitolata “I Grandi del Cinema Italiano”, una vera e propria enciclopedia audiovisiva del cinema italiano composta da più episodi e che si pone l’obiettivo di contribuire alla sua memoria attraverso le testimonianze degli stessi protagonisti.

Questa per Zeffirelli è stata però una serata in tono minore dal momento che è purtroppo venuta meno l’annunciata presenza dello stesso regista, ormai quasi novantenne, il quale ha accusato un malore proprio mentre si stava accingendo a raggiungere in auto il luogo dell’evento.

L’iniziativa ha comunque riservato delle piacevolissime chicche sia per gli appassionati che per coloro i quali non hanno mai avuto modo di conoscere a fondo le opere del grande maestro. Una di queste è stato il favoloso allestimento del salone che ha ospitato l’evento.
L’impressione era infatti quella di trovarsi in un enorme studio cinematografico adibito a museo della settima arte e adornato da un’infinità di foto di scena disseminate qua e là su appositi sostegni e aventi come soggetto lo stesso Zeffirelli nel corso della sua gloriosa carriera, oltre alle locandine dei suoi film più famosi.

Sulle pareti della sala erano poi affisse altre foto che ritraevano stavolta la Baglivo assieme a volti storici del cinema italiano: da Alberto Sordi a Paolo Villaggio, passando per Ermanno Olmi, Virna Lisi, Monica Vitti e tanti altri. Il palco appariva invece quasi completamente disadorno, fatta eccezione per il videoproiettore posto a terra.

Al centro, nel parterre, erano invece sistemate le sedie per gli spettatori, molte delle quali rimaste peraltro vuote. Ecco, se un tasto dolente c’è stato in questa serata, esso è da ricercarsi proprio nella scarsa affluenza di pubblico che, sommata all’assenza del protagonista, non ha permesso all’evento di trasformarsi in una vera e propria celebrazione.

Ma in fondo poco importa, perchè se per assurdo un qualche circuito d’essai tornasse oggi a proiettare i film di Zeffirelli, difficilmente le sale si riempirebbero ma non per questo ci godremmo di meno un capolavoro.
E così, felici nella solitudine della nostra prima fila, ci siamo tuffati nella visione.

La serata ha avuto inizio alle 21:30, circa un’ora dopo l’orario previsto, con la breve esibizione della soprano Felicia Bongiovanni che ha preceduto la prima parte del filmato della Baglivo intitolato Chi ha paura dell’amore ? (la seconda parte è stata invece preceduta da un breve balletto di danza antica tenutosi nell’intervallo).

L’intervista ha ripercorso in poco meno di 80 minuti l’intera epopea zeffirelliana, partendo dall’infanzia segnata dalla visione della Valchiria di Wagner che determinò la sua passione per il teatro, fino ai grandi successi ottenuti dietro la macchina da presa (tra i quali vanno ricordati Romeo e Giulietta, La Bisbetica Domata, Gesù di Nazareth e il documentario girato in occasione dell’alluvione a Firenze, sua città natale, nel 1966) passando per gli esordi come aiuto regista di Visconti e i grandi riconoscimenti avuti in tutto il mondo come scenografo.

Non sono poi mancati gli aneddoti raccontati dallo stesso regista alla sua intervistatrice d’eccezione, come il famoso litigio con Arturo Toscanini o le rimostranze di Anna Magnani che “rimproverò” al Nostro di non aver insistito abbastanza nel proporgli il ruolo di Virginia Wolff in una rappresentazione teatrale che la stessa Magnani si pentì poi di aver scartato.

Insomma, una carrellata di ricordi che, anche se solo schegge di memoria sparsa, sarebbero buoni per riempire una Treccani del cinema nostrano. E per una volta fa niente se non c’era il tutto esaurito: in silenzio si studia meglio.

Valerio  Di Marco
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