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Isola Farnese, nel mirino i Lupi Airguns Roma

lupi.jpgQuando si dice un uso intelligente del territorio. Non molti sanno infatti che, nascosta in cima alle collinette della periferia nord di Roma, a due passi da Isola Farnese, sulla Cassia, esattamente in via Prato della Corte, è possibile imbattersi in una nuova realtà dal carattere sì ludico ma anche fortemente aggregante denominata “Lupi Airguns Roma”, un’associazione di tiro a segno con armi ad aria compressa, affiliata all’Associazione Sportiva Dilettantistica di tiro a volo “Isola Farnese”, a sua volta riconosciuta dal CONI.

Sì perché quando si parla di risorse è comunque necessario che vi sia qualcuno disposto a valorizzarle quelle risorse. E per farlo servono tempo, energia, entusiasmo, dedizione.

Ebbene, alla Lupi Airguns tutto questo è presente: vi sono infatti persone che hanno fatto di un loro hobby una passione (che non sono affatto sinonimi), vi sono attrezzature che aspettano solo di essere utilizzate, e soprattutto vi è un ambiente sano, familiare e sempre disposto ad accogliere chiunque abbia voglia di unirsi a farne parte.

Sono due le attività principali che si praticano alla Lupi Airguns: la prima è il cosiddetto Field target (letteralmente “bersaglio da campo”), disciplina nata in Inghilterra all’inizio degli anni ottanta e che consiste sostanzialmente in una simulazione di caccia con armi ad aria compressa e bersagli di metallo recanti le fattezze di animali (scoiattoli, topi, ecc.) aventi al centro una piccola zona denominata kill zone – corrispondente grosso modo al cuore dei loro omologhi in carne ed ossa – la quale, allorchè colpita, provoca il ribaltamento della sagoma come se fosse stata centrata a morte.
Per riportarla allo stato iniziale basta poi tirare un’apposita fune dalla postazione in cui ci si trova.

In Italia il Field target è molto diffuso tanto che esiste anche un campionato nazionale articolato in due gironi, uno per il nord e uno per il centro-sud (domenica 27 maggio, peraltro, un membro della Lupi Airguns ha fatto registrare un più che onorevole secondo posto in una gara disputata a Palermo).

La seconda disciplina è invece l’Air bench rest, consistente in una sorta di tiro a segno – sempre con fucili ad aria compressa – che si pratica stando seduti e puntando contro dei bersagli disegnati su carta e recanti vari punteggi a seconda dell’area colpita.
Tuttavia, a differenza del field target, questa seconda disciplina non ha ancora un vero e proprio campionato nazionale ed è praticata a livello agonistico solo in alcune regioni del nord.

“La nostra è un’associazione senza scopo di lucro” – ci spiega Anthony Tedesco, presidente dell’associazione ed ex-ufficiale dell’Esercito – “che è nata dalla scissione in due tronconi di un precedente gruppo. A gennaio abbiamo iniziato con soli tredici iscritti e adesso siamo già arrivati a trentadue. Tuttavia l’obiettivo a breve termine è quello di costituirci in una ASD autonoma che sia riconosciuta dalla Federazione Italiana Field Target.”

Diciamo però che nell’attesa i Nostri sono partiti già bene. La Lupi Airguns dispone infatti di un ampio spazio nel quale, oltre ai campi per le due discipline previste, è presente anche un grosso stand con postazioni destinate ai tiratori, ognuno dei quali arriva al campo con la propria attrezzatura personale.

Sono due le tipologie di armi che vanno essenzialmente per la maggiore: la carabina a molla e quella ad aria precompressa (PCP), molto più precisa (e ovviamente più costosa).
Nel capannone è presente poi un campanello che i giocatori hanno l’obbligo di suonare ogniqualvolta siano intenzionati ad entrare nel perimetro di tiro per andare a recuperare i bersagli colpiti.

“La sicurezza è uno dei nostri capisaldi” – continua Tedesco – “oltre naturalmente al rispetto dell’ambiente. Per terra, sotto ogni bersaglio, siamo soliti infatti adagiare una tovaglia per non disperdere nel prato i proiettili di piombo sparati dalle carabine.”

Gli chiediamo qual è l’iter da seguire per chi eventualmente fosse interessato a testare questa nuova realtà e sottoscrivere la tessera dell’associazione.

“Ogni nuovo iscritto deve necessariamente passare per una sorta di test d’ingresso della durata di alcune settimane che permetta di valutarne le attitudini psico-attitudinali. Nulla di trascendentale, intendiamoci, ma è sempre consigliabile un periodo di prova specialmente nei casi come questo in cui si va a permettere ad una persona di utilizzare un’arma, per quanto ad aria compressa.
Del resto, quello dell’incolumità fisica è uno dei tasti su cui batto maggiormente tra i miei soci. Corretta posizione di tiro, giusta impostazione e rispetto delle distanze sono aspetti fondamentali per i quali mi sono imposto una linea assolutamente rigorosa all’interno dell’associazione ispirandomi peraltro alla mia esperienza passata in ambito militare.”

Però va detto che, nonostante rigidità e rigore siano sempre consigliabili, a giudicare dall’ambiente che abbiamo rilevato nella nostra visita, gli iscritti alla Lupi Airguns tutto sembrano fuorché esaltati delle armi.
Sono anzi persone molto affabili, di tutte le età, che condividono la medesima passione e che quando possono cercano di coltivarla assieme agli altri. Non di rado l’associazione organizza inoltre eventi e cene tra gli iscritti.

Far parte di questa realtà rappresenta quindi una piacevolissima esperienza prima di tutto dal punto di vista relazionale. E anche se pur sempre di armi si parla, state tranquilli che non ci si spara certo addosso.

Valerio Di Marco
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3 COMMENTI

  1. Bellissima realtà. Ho visitato questo club e devo dire che si respira una bella atmosfera perfettamente descritta dall’articolo. Peccato che non tutti risultano seri come loro!! Bravi

  2. Sulla bellissima realtà,non mi esprimo perchè non ho avuto modo di vedere e toccare con mano.Circa la poca serietà di altri,bè conosco parecchi del gruppo e caro virgilio stenderei un velo pietoso,sopratutto quando si parla di sicurezza,dal momento che direi odioso il predicare bene e razzolare male.A buon intenditor………..

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