Home ARTE E CULTURA Cassia – Concluso il Festival del Cinema Patologico, ecco i vincitori

Cassia – Concluso il Festival del Cinema Patologico, ecco i vincitori

Domenica 15 aprile, al termine di una riuscitissima serata di chiusura, degno epilogo di una cinque giorni che definire straordinaria sarebbe un eufemismo, è calato definitivamente il sipario sulla terza edizione del Festival Internazionale del Cinema Patologico, tenutasi presso il Teatro Patologico, in via Cassia 472. Edizione, questa, segnata da un clamoroso successo ottenuto sia in termini di pubblico che di interessamento da parte dei media.

Si è trattato di una rassegna unica nel suo genere, caratterizzata dal fatto che le opere in gara vengono votate da una giuria composta interamente da persone affette da disabilità psichiche, nella fattispecie i ragazzi della compagnia teatrale “La Magia del Teatro”, diretta dall’attore d’avanguardia Dario D’Ambrosi.

E proprio grazie all’impegno in prima persona dello stesso D’Ambrosi è stata possibile la realizzazione di questa iniziativa che da tre anni vede l’attore milanese dividersi tra i ruoli di produttore, regista e presentatore del festival stesso.

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La rassegna, nel corso delle cinque serate, ha inoltre visto salire sul palco ospiti di grande caratura quali, tra gli altri, il cantautore Simone Cristicchi, protagonista nella serata d’apertura di un breve quanto intenso spettacolo dal vivo, gli attori Marco Giallini e Alessandro Roja, protagonisti della serie TV Romanzo Criminale, e lo sceneggiatore Stefano Rulli, autore, tra gli altri, de La piovra, Mery per sempre e Il ladro di bambini.

Per quanto attiene invece alla competizione vera e propria, hanno concorso in gara 12 cortometraggi e 4 lungometraggi aventi come tema, principalmente, quello relativo ai disagi esistenziali, non necessariamente legati alla malattia mentale. I premi hanno riguardato il Miglior film, la Migliore regìa e i Migliori attori protagonisti, maschile e femminile.

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Ed è stata proprio la cerimonia di premiazione, con l’ingresso in sala della giuria, ad aprire la serata. La palma come Miglior attrice è andata a Anna Gigante, per la sua interpretazione nel cortometraggio Linea nigra, mentre quella per il Miglior attore a Cristian Marazziti, per la prova fornita in Pollicino.
I premi come Miglior regìa se li sono invece aggiudicati Luigi Lodoli per il suo La dissoluzione di Sofia, tra i cortometraggi, e Andrea Fuca per La vita malata, tra i lungometraggi.
Infine, è stata la volta del Miglior film: per la categoria dei cortometraggi ha trionfato La domenica, di David Fratini, mentre per i lungometraggi è stata la volta di Fortuna, di Eleonora Khajeh e Francesca Brunori.

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Al termine della consegna delle targhe, D’Ambrosi ha poi invitato a salire sul palco il direttore d’orchestra Gerardo Di Lella per una breve esibizione al piano in cui il maestro ha snocciolato un gustoso repertorio ondeggiante tra jazz e reminiscenze afro-cubane. Gustosissimo, inoltre, il siparietto improvvisato che ha visto lo stesso Di Lella accompagnare al piano uno dei ragazzi della giuria.

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Dopo una breve pausa, è stata infine la volta della stessa compagnia teatrale di D’Ambrosi, che ha proposto una performance video-teatrale consistita in un breve estratto della sua trasposizione di Qualcuno volò sul nido del cuculo, in programma per il prossimo mese di maggio, sempre presso il Teatro Patologico.

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Al termine dell’esibizione, al momento dei saluti finali, la sala si è letteralmente trasformata in un autentico catino al punto che le stesse voci dei protagonisti venivano coperte dagli applausi del pubblico. Una splendida avventura, giunta purtroppo a conclusione e vissuta tutti assieme in modo quantomai intenso.

Anche le cose più belle, sfortunatamente, prima o poi finiscono. Ciononostante il festival ha lasciato un grande insegnamento: mai come in questo caso si può infatti dire che l’arte sia stata davvero al servizio dell’umanità. E mai come in questo caso, uscendo da un teatro, si è avuta la netta sensazione di essere, anche solo in minima parte, persone un po’ migliori rispetto a quando si era entrati.

Valerio Di Marco
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