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Auditorium: Antonello Piroso e la vicenda Enzo Tortora

Mercoledì 18 aprile, con inizio alle ore 21, la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica ospiterà “Il Labirinto: Il Calvario Giudiziario di ET”, un evento nel corso del quale Antonello Piroso, giornalista e volto de La 7, ricostruirà la drammatica e kafkiana vicenda giudiziaria che negli anni ’80 coinvolse Enzo Tortora, un uomo innocente e perbene, oltre che uno dei conduttori televisivi più amati dal pubblico per la sua affabilità, per la sua cultura e per il suo raffinato senso dell’umorismo.

Chi non ricorda, per averlo visto a suo tempo o successivamente nei filmati di repertorio, il celebre numero della trasmissione “Sabato Sera”, anno di grazia 1967? Quello in cui Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Corrado ed Enzo Tortora, cantando allegramente insieme a Mina, sgambettavano in modo maldestro ed esilarante?
E, soprattutto, chi non rammenta “Portobello”, il programma nazional-popolare che ospitava i personaggi più strambi d’Italia, i vecchi commilitoni che si ritrovavano ed i cuori solitari, piuttosto attempati o non propriamente di bell’aspetto, ma pur sempre personaggi, che andavano a cercare in tv l’anima gemella?

“Portobello”, sgangheratissimo, amabile e affettuoso ritratto di un’Italia che non esiste più, era una trasmissione seguitissima che andava in onda ogni venerdì sera, un programma nel quale il garbo e l'(auto)ironia del suo conduttore erano in grado di intercettare e di incontrare le simpatie di un pubblico vastissimo ed eterogeneo.

Una mattina d’estate, a Roma, precisamente il 17 giugno 1983, la leggerezza ed il sorriso di Enzo Tortora furono per sempre spazzati via senza rispetto, senza pietà, senza diritto.
Le immagini di “Sabato Sera” e di “Portobello”, che mostravano la vitalità e l’ironia del conduttore, furono rimpiazzate da uno foto vergognosa ed umiliante, quella di Tortora in manette, costretto dai carabinieri che lo stavano arrestando a “posare” per la stampa.

Pregiudicati senza scrupoli, camorristi pluriomicidi e personaggi improbabili accusarono Tortora di far parte della camorra e di spacciare droga.
Queste dichiarazioni false ed infamanti non avevano alcun riscontro, salvo un nome ed un numero di telefono scritti su un’agenda trovata a casa di un altro pregiudicato. Ma, in realtà, non vi era scritto “Tortora”, ma “Tortona”, ed il numero vergato accanto al nome non era in alcun modo riconducibile al presentatore televisivo.

Dopo aver scontato sette mesi di galera e continuato la propria detenzione agli arresti domiciliari a causa delle sue precarie condizioni di salute, nel giugno 1984 Tortora venne eletto deputato al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale.
Incredibilmente, il 17 settembre 1985, il presentatore venne condannato a dieci anni di carcere senza nessuna prova oggettiva. L’ultimo giorno dello stesso anno, Tortora rassegnò le proprie dimissioni da europarlamentare.
Restò agli arresti domiciliari fino al 15 settembre 1986, quando finalmente venne assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Napoli.

Purtroppo, non si trattò della fine di un incubo: con la salute gravemente minata, anche a causa di questo incredibile calvario giudiziario, e dopo essere tornato in tv con il suo “Portobello” nel 1987, Enzo Tortora morì a Milano il 18 maggio 1988.

Enzo Tortora è stato un uomo perbene al quale bisogna dire grazie non solo per la leggerezza che ci ha regalato, ma anche per la coraggiosa battaglia civile a favore della giustizia, per aver detto ai giudici: “io sono innocente: spero dal profondo del mio cuore che lo siate anche voi”.

Giovanni Berti

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