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Spigolando fra anticaglie da Belle Arti a Ponte Milvio

antiche.jpgPer gli appassionati d’antiquariato di Roma Nord è difficile annoiarsi persino nella più grigia e noiosa delle domeniche; questo perché, salvo temporali, non passa una domenica senza che si svolga almeno un mercato di antiquariato e collezionismo. Il mercato di Piazzale delle Belle Arti, ad esempio, non si lascia fermare da qualche nuvola e da gocce di pioggia sparse. Qualche telo di plastica e passa la paura, è il commento dei venditori. E pazienza che il vento è abbastanza forte da portarseli quasi via: basta poggiarci qualcosa di pesante e il mercato può proseguire.

Certo, questo è un mercato che si gode meglio col sole. Situato in un’area a giardino, permette di girare tra le bancarelle più disparate senza doversi muovere troppo: sono tutte lì, quasi in semicerchio.
A pochi metri di distanza gli uni dagli altri troviamo mobili, argenteria, abiti, tappeti, statuette, dipinti, bigiotteria, oggettistica varia – termine che torna utile per descrivere oggetti dall’indubbio fascino ma il cui uso risulta ostico a chiunque non ne sia esperto.

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Ne sa qualcosa il commerciante che tenta in tutti i modi di spiegare ad un potenziale acquirente che l’oggetto che ha in mano è un diapason atto ad accordare strumenti, e che nulla ha a che vedere con la pulizia degli zoccoli dei cavalli.

Alcune aiuole, in parte già fiorite, sono occupate dai dipinti e dai pezzi d’antiquariato esposti. “Dove li rivedi dei mobili antichi su un prato fiorito?” chiede un venditore.
Certo, bisogna far finta di non vedere la cabina WC poco più in là e ignorare le colorite esternazioni di qualcuno che ha raggiunto la fermata dell’autobus pochi istanti troppo tardi, ma rimane un ottimo sfondo.

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Un altro mercato dell’antiquariato che può vantare uno sfondo decisamente invidiabile è quello che, ogni prima e seconda domenica del mese, si svolge a Ponte Milvio. O meglio, che parte dal lato destro di Ponte Milvio per allungarsi fino al ponte Duca d’Aosta, seguendo il corso del Tevere.

Per poter vedere tutte le bancarelle e gli oggetti esposti è quindi necessaria, a differenza del mercatino precedente una discreta passeggiata. Ma i più pigri possono tranquillizzarsi: ne vale la pena.

Anzi, mano a mano che si prosegue l’atmosfera si fa meno frenetica e più rilassata; se all’inizio del mercato si può rimanere frastornati dalla quantità di oggetti in mostra da qualsiasi parte ci si giri – si va dalle icone religiose alla bigiotteria, dall’argenteria alle vetrate decorate, dai mobili antichi alla ceramica – lungo il corso del Tevere le bancarelle si susseguono una dopo l’altra e, a patto di riuscire a contenere la propria curiosità (cosa ci sarà sulla prossima?) mentre si passeggia si ha la possibilità di osservare con calma ogni bancarella.

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Tra queste non mancano le iniziative benefiche: una bancarella, già incontrata a Piazzale delle Belle Arti, vende oggetti anche antichi ricevuti in dono, bambole fatte a mano e asciugamani ricamati per raccogliere fondi da destinare all’associazione Il Fiore del Deserto: un progetto accoglienza che gestisce una Casa Famiglia – in Italia e in Africa – volta alla tutela e al reinserimento di giovani donne, spesso minorenni, con vicende travagliate alla spalle.

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Nonostante l’indubbio fascino e valore degli oggetti esposti, alcuni dei quali sono vere opere d’arte, lo sguardo si sposta spesso dalle bancarelle allo sfondo. Difficile decidere quale sia la parte migliore: il verde, o il Tevere che scorre? Certo è che si tratta di uno scenario unico.
Qualcuno prova a fare un passo indietro per scattare una fotografia all’insieme, ma non va lontano; lungo il mercato si snoda anche la pista ciclabile, e un nastro è stato teso per separarli chiaramente a scanso di incidenti. E, a giudicare della quantità di ciclisti che vi passano ogni minuto, è stata un’ottima idea.

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Né gli acquirenti né i ciclisti disdegnano una pausa, e una piccola fila si è formata allo stand della limonata. Dopo aver pazientato qualche minuto per una limonata fresca – gli assaggi di prodotti tipici mettono sete, nulla da fare – si prosegue.

In qualche caso c’è un forte senso di déjà vu nel guardare le bancarelle, ma non è nulla di sorprendente: molte di queste sono le stesse che si trovavano al mercato di Piazzale delle Belle Arti la domenica precedente e che ritroveremo, dopo Pasqua, anche a Villa Glori.

Alessandra Pacelli
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