Home ATTUALITÀ Cassia – Pica (SEL): l’INRCA non deve chiudere

Cassia – Pica (SEL): l’INRCA non deve chiudere

La notizia della possibile chiusura dell’Istituto INRCA di via Cassia, recentemente portata alla luce (leggi qui), sta turbando non poco la collettività locale. Si tratta infatti di un istituto apprezzato e molto utilizzato, fungendo così anche da valvola di sfogo per gli ambulatori degli altri due ospedali del versante Cassia, il S.Andrea ed il  S.Pietro. Anche la politica locale ora scende in campo nel tentativo di impedirne la chiusura. Da Alessandro Pica, consigliere SEL del XX Municipio, riceviamo e pubblichiamo questo suo documento.

“La sede Inrca di Via Cassia 1167 svolge la propria attività di ricovero e ricerca nell’ambito della mission dell’Istituto nazionale, tanto da costituire il 30% dell’attività dell’intero ente nazionale; la suddetta sede si trova in difficoltà finanziarie dovute in parte ad un processo di riorganizzazione non portato a termine e in parte al mancato riconoscimento delle prestazioni pregresse erogate negli anni trascorsi e non remunerate dalla Regione Lazio.

La Regione Lazio, oltre ad aver espresso il proprio parere favorevole per il riconoscimento scientifico della sede, nomina nel consiglio di indirizzo ( CIV ) propri rappresentanti che dovrebbero assicurare lo svolgimento delle prescrizioni secondo i principi della programmazione sanitaria regionale ed è coinvolta nelle scelte amministrative, gestionali e progettuali della sede Inrca di Roma; il ruolo svolto dalla sede nel territorio, oltre alla ricerca scientifica, è testimoniato dalle oltre 6mila firme raccolte in pochi giorni tra i cittadini del Lazio.

La direzione generale dell’Inrca, anziché un piano di riorganizzazione, ha proposto, in una nota alla Regione Lazio, la delocalizzazione presso un altro presidio ospitante, individuando tali presidi nel Policlinico Casilino o nel policlinico Tor Vergata; la delocalizzazione della sede a oltre 40 km dall’attuale localizzazione arrecherebbe disagi agli utenti, che, attraverso la raccolta di firme, hanno voluto documentare il ruolo che svolge la struttura sanitaria; la sede ha già un rapporto di partneriato con il Policlinico S.Andrea per la sua scuola di specializzazione in geriatria, per cui si potrebbe ipotizzare lo sviluppo di un progetto di cooperazione e integrazione funzionale e operativa; il personale della sede si oppone con forza al trasferimento presso il Policlinico Tor Vergata o presso il Policlinico Casilino e intende attivare un tavolo di confronto, avanzando al contempo delle proposte.

Tutta la cittadinanza è turbata e spaventata dalla chiusura del centro, perché perderebbe un polo sanitario integrato funzionante e di eccellenza che risponde alle istanze dei cittadini più deboli che si rivolgono all’INRCA da tutta Roma Nord e dalla provincia; le OOSS di sede hanno richiesto un incontro urgente per rappresentare le proprie proposte e produrre successivamente un incontro congiunto tra sindacati, amministrazione Inrca e Regione Lazio.

SEL, con il Consigliere Alessandro Pica in Municipio Roma XX e con il capogruppo in Regione Lazio Luigi Nieri, hanno già chiesto alla presidente Polverini:
se la Regione Lazio non ritenga opportuno avvalersi delle prestazioni della sede Inrca di Roma, aventi carattere geriatrico, per la programmazione territoriale futura, con riferimento specifico ai progetti per l’ Alzheimer;
se la Regione Lazio intenda concordare il piano di riorganizzazione rafforzando il rapporto di partneriato con il Policlinico S. Andrea per la scuola di geriatria e la ricerca traslazionale sul paziente anziano fragile;
se la Regione Lazio intenda riconoscere le prestazioni pregresse subordinando l’ erogazione dei fondi corrispondenti e la definizione del nuovo budget ad un vero piano di riorganizzazione della sede nella sua localizzazione attuale;
se la Regione Lazio intenda dare seguito alla richiesta di incontro formulata dalle oo.ss. e produrre un tavolo di confronto unitario con sindacato, amministrazioni inrca  e regionale;
se, nell’ipotesi di una dismissione della sede, il personale in servizio venga ricompreso negli accordi di mobilità sottoscritti per gli operatori sanitari a seguito del piano di riordino della rete ospedaliera e se la Regione Lazio si renda disponibile ad aprire un tavolo di confronto per un piano di ricollocazione di detto personale, configurabile come un accordo di mobilità.”

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