Home AMBIENTE Labaro – Tolli (PD): le mie riflessioni sul Palazzetto dello Sport

Labaro – Tolli (PD): le mie riflessioni sul Palazzetto dello Sport

tolli2.jpgIn relazione alla vicenda del palazzetto dello sport che dovrebbe essere costruito nel parco Colli D’Oro, a Labaro, già ribattezzato Casa Lazio Bob Lovati in virtù del fatto che sarà gestito dalla US Volley Lazio, da Marco Tolli, consigliere PD e vice presidente della commissione urbanistica del XX Municipio nonchè cittadino di Labaro, riceviamo e pubblichiamo. “A distanza di circa 6 anni dall’annuncio sono partiti i lavori per realizzare l’impianto sportivo. Da subito un gruppo di cittadini ha iniziato la contestazione dell’opera con incontri, manifestazioni e presidi sul posto.”

“La prima cosa da dire è che anche noi amministratori locali, delegati a rappresentare gli interessi generali del territorio e pertanto chiamati a conoscere meglio di altri progetti e percorsi amministrativi, siamo stai tagliati fuori da qualsiasi consultazione. Ancora una volta abbiamo subito una linea dirigista che tende a far calare dall’alto scelte che invece meritano attenzione e coinvolgimento. E’ quindi impossibile non condividere la rabbia dei cittadini: anche in periferia si è formata – finalmente – l’esigenza civica di partecipazione alle trasformazioni dello spazio urbano. E, chiunque intenda candidarsi a governare la città dovrà tenerne conto.”

“Sono convinto che se il Comune di Roma avesse a suo tempo promosso iniziative di consultazione dei cittadini, probabilmente non sarebbe stato scelto il parco del Labaro come area da bandire. Ricordo che allora, in qualità di segretario dei Democratici di Sinistra di Labaro e Prima Porta espressi contrarietà sulla scelta del sito per due ragioni che, secondo me, sono ancora valide.
La prima: il parco, pur con tanti limiti aveva ed ha una funzione importante nel rapporto con il quartiere. Una sua vocazione e una sua incidenza nelle abitudini e nelle certezze dei residenti.
La seconda: veniva messa a bando quasi tutta la superficie del parco (6 ettari) con un meccanismo molto simile a quello dei punti verdi qualità. Per fare un esempio poteva vincere il bando anche un progetto differente da quello della Lazio Volley che prevedesse nuovi volumi nella parte centrale del parco lasciando ai cittadini le aree marginali.”

“Da un lato c’era una spinta forte delle associazioni sportive che lamentavano una carenza di impianti e la volontà del Sindaco di soddisfare questa esigenza. Le nuove strutture avrebbero dovuto ospitare eventi internazionali e quelli erano gli anni nei quali si lavorava per ripensare la città, attraverso anche il lavoro sul nuovo PRG, attraverso una nuova cultura urbanistica basta su una organizzazione policentrica del territorio. L’idea di fondo era e rimane quella di portare funzioni pregiate in periferia, rigenerare quei quartieri dove l’unico elemento caratterizzante è la presenza della residenza privata.
Dall’altro una ragione tecnica: il parco di colli d’oro era l’unica area pubblica con una destinazione urbanistica compatibile. Qui è avvenuto un altro errore: la volontà di assecondare in tempi rapidi le esigenze delle associazioni sportive non ha portato l’amministrazione a riflettere su eventuali e possibili varianti al PRG o ad attendere l’approvazione del nuovo piano che sarebbe avvenuta nel 2008.
I fatti dimostrano che il tempo per ponderare le scelte c’era. Questo lo dico perché penso che sia importante rileggere con grande serenità quella che per Roma fu in fin dei conti una stagione importante sul terreno della crescita e dello sviluppo della città. Ovviamente non sono mancate le contraddizioni e le questioni, tutte aperte, legate alla costruzione della Lazio Volley stanno dentro questo ragionamento.”

“Parliamo di una infrastruttura importante, unica a Roma se escludiamo il Palalottomatica, per peso e prestigio, capace di inserire Labaro dentro i circuiti sportivi nazionali. E, aver scelto Labaro è stato alla fine un gesto di generosità verso la periferia macchiato da una individuazione sbagliata del sito. E’ per questa ragione che l’evoluzione delle posizioni del comitato va ritenuta positiva.
Personalmente mi convince una linea di responsabilità che può essere riassunta con lo slogan: “salviamo l’utilizzo pubblico del parco e, allo stesso tempo, salviamo il progetto del palazzetto”. E’ proprio su questo punto che deve trovare respiro la politica, recuperando una funzione propria di composizione delle differenti opinioni e di guida nella formazione di una sintesi condivisa.”

“Questo è il compito di chi ha oggi responsabilità di governo al Comune e al Municipio XX. Spetta quindi al Sindaco e al Presidente del Municipio stabilire in che modo procedere, definire i percorsi partecipativi e amministrativi, assumere impegni chiari.”

“Ciò che a me appare evidente (e allo stesso tempo preoccupante) è che Alemanno e Giacomini non abbiano la forza politica e culturale per intervenire. La loro inerzia rischia di portare alla cristallizzazione delle posizioni lasciando soli tanto i cittadini che chiedono rassicurazioni sulle finalità pubbliche del progetto, quanto la società sportiva che pur avendo vinto un bando tenta di esercitare i diritti acquisiti.
Spetta alle istituzioni recuperare un ruolo attivo, teso a salvaguardare l’uso pubblico del parco e la nascita di un polo di aggregazione utile al quartiere. Recuperare quindi ciò che non si è voluto fare in passato grazie ad un processo democratico capace di coinvolgere il numero più ampio possibile di residenti e trovare le soluzioni migliori.
La latitanza istituzionale rischia di creare inoltre forti preoccupazioni sull’altro importate tema che è quello della gestione futura dell’impianto. Anche qui si inserisce una funzione propria delle istituzioni: tutelare gli obiettivi pubblici del progetto, evitare forme di chiusura e garantire una gestione pubblico/privato virtuosa, aperta e trasparente perché improntata al coinvolgimento diretto del territorio.”

“La difesa del parco come bene pubblico è un principio sacrosanto e pertanto non barattabile. Faccio mie molte delle preoccupazioni che in tanti mi hanno trasmesso in questi giorni. Una parte del quartiere, ovviamente non organizzata, invece considera il palazzetto non soltanto un’ opportunità, ma soprattutto un presidio democratico che renderà il parco più curato e vivibile anche la sera. Il luogo dell’aggregazione sociale e degli eventi che a Labaro è sempre mancato. Anche questo è vero. L’importante è non avvitarsi su posizioni ideologiche che per natura faticano ad incontrarsi.
Il vero compito della politica è quella quindi di far convivere posizioni legittime e costruire una sintesi condivisa. Questa deve essere una responsabilità collettiva che mette in gioco anche le opposizioni.
Lo sforzo necessario è evitare la tentazione di inseguire facili consensi ponendosi in chiave subalterna rispetto alle attuali tifoserie in campo ma aiutare la formazione di processi utili a mitigare i contrasti. Spetta invece alla maggioranza uscire dall’angolo nel quale si è cacciata e costruire le condizioni affinché il progetto, anche con modifiche sostanziali, abbia il consenso necessario.
Per questa ragione voglio invitare il Presidente Giacomini e il Sindaco Alemanno a battere un colpo.”

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2 COMMENTI

  1. Fa effetto rileggere queste dichiarazione a distanza di più di 1 anno dalle più recenti fatte in questi giorni.
    https://www.vignaclarablog.it/2013072924209/labaro-casa-lazio-bob-lovati-chirizzi-tolli-pd-ora-sciogliere-ambiguita/
    ed è singolare come un consigliere, pur di minoranza, possa ammettere che non si poteva fare nulla e bisognava passivamente subire tutte le conseguenze venute dall’alto e che avrebbero portato a quello che poi è successo.

    Riporto l’art 6.1 del REgolamento comunale sul decentramento municipale:

    >

    il bando con cui si cercavano i futuri concessionari per costruire nel parco ricade senza ombra di dubbio nella lettera h).
    Quindi era obbligatoria l’acquisizione PREVENTIVA del parere obbligatorio non vincolante
    del Consiglio del XX Municipio.

    Poichè non fu acquisito PREVENTIVAMENTE tale parere (e questa dichiarazione di Tolli non fa che confermare il fatto che al Consiglio Municipale non sapessero assolutamente nulla) la delibera e tutti gli atti esecutivi sono insanabilmente viziati per ‘violazione di legge’, in quanto detti atti amministrativi sarebbero tutti in violazione del regolamento comunale sul decentramento municipale.

    SEcondo la giurisprudenza consolidata in tal caso nemmeno un parere tardivo potrebbe sanare i vizi di legittimità:
    il procedimento dovrebbe ripartire dal punto in cui si è verificata la prima magagna, cioé bisognerebbe acquisire il parere del Consiglio del XX Municipio.

    Quindi bastava un solo consigliere che impugnasse la delibera e presentasse un’istanza di annullamento di ufficio al Comune di Roma (Dipartimenti autori delle determine dirigenziali) con diffida ad adempiere e in caso di successiva inerzia, esposto alla procura per omissione in atti di ufficio.
    E si sarebbe potuto evitare tutto questo.

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