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Al Teatro Olimpico brilla la stella di Gaia Aprea

Il Teatro Olimpico di piazza Gentile da Fabriano ospita fino al 19 febbraio “L’Opera da Tre Soldi”, il capolavoro di Bertolt Brecht e Kurt Weill magnificamente portato in scena, per la traduzione di Paola Capriolo e la regia di Luca De Fusco, da una compagnia capitanata dagli eccellenti Massimo Ranieri e Lina Sastri. Nelle tre ore di un recitar cantando che affascina, ammalia e non annoia mai, splende la stella della straordinaria Gaia Aprea che, nei panni di Polly Peachum, si distingue per l’eccezionale interpretazione del suo personaggio e per le sue spumeggianti doti canore.

Rappresentata per la prima volta a Berlino nel 1928, “Die Dreigroschenoper” è la piece che ha regalato a Brecht il suo più grande successo internazionale e il dramma – prologo e tre atti – si rifà a “L’Opera del Mendicante” (“The Beggar’s Opera”, 1728) di John Gay, una efficace parodia del melodramma ed una tagliente rappresentazione della malavita della Londra del Settecento.

Come la commedia satirica di Gay, “L’Opera da Tre Soldi” contiene ironia ed intenti polemici, presentando il deflagrante parallelismo tra lo spietato mondo della malavita e il feroce universo degli affari. Inoltre, sempre sulla falsariga di Gay, Brecht evidenzia il proprio dissenso verso i concetti di catarsi e di illusione, ossia nei confronti dei dettami wagneriani che all’epoca costituivano un riferimento imprescindibile, regalando anche la parodia di un lieto fine che sconcerta, diverte e fa ragionare.

Nonostante i suoi contenuti fortemente politici, “L’Opera da Tre Soldi” ottenne un clamoroso successo in una Germania sulla quale stava per soffiare il vento gelido e mortifero del nazionalsocialismo, mentre in Italia, dopo la censura imposta dal regime fascista ed anche successivamente, la piece venne messa in scena al Piccolo Teatro di Milano nel 1956 a cura di Giorgio Strehler. Per l’occasione, lo stesso Brecht, che non aveva mai messo piede sul suolo del nostro paese, volle essere presente nel capoluogo lombardo.

Ora questo capolavoro assoluto del Novecento, nato quasi per caso grazie alla magica alchimia che animava il rapporto tra Brecht il drammaturgo e Weill il compositore, trova nuova vita sulle assi del palcoscenico di piazza Gentile da Fabriano. Così, spente le luci in sala, ecco che si materializza ancora la figura affascinante e controversa di Mackie Messer, il furfante che tutti chiamano “capitano” che seduce e sposa in segreto Polly Peachum, la figlia di Gionata Peachum, uno strozzino che controlla l’attività di tutti i mendicanti della città.

Quest’ultimo, insieme a sua moglie, essendo contrario a questa unione, tenta di far arrestare e di mandare alla forca l’indesiderato genero. Tuttavia, questo proposito si scontra con la circostanza che il capo della polizia, Tiger Brown, è un amico fraterno del lestofante.
Colpi di scena, tradimenti e fughe non proprio esemplari condiscono la vicenda fino al suo finale volutamente e polemicamente incongruo.

Sono davvero tanti i punti di forza di questo spettacolo e non possiamo fare a meno di cominciare ad evidenziarli partendo dalla straordinaria, esplosiva, performance di Gaia Aprea, che interpreta alla grande Polly Peachum, mettendosi in risalto per le sue eccelse capacità recitative e per il suo originale talento canoro. Davvero una stella di prima grandezza!

Che dire, poi, di Massimo Ranieri e Lina Sastri? Cosa aggiungere riguardo a questi due spettacolari artisti? Il primo è uno strepitoso Mackie Messner, la seconda un’intensa e tormentata Jenny delle Spelonche, prostituta romantica e traditrice.

Inoltre, sono grandiose le interpretazioni di Ugo Maria Morosi (Geremia Peachum) e Margherita Di Rauso (Celia Peachum), membri di un cast artistico di ottimo livello, composto da attori napoletani che “portano il recitar cantando nel loro dna”, come scrive Luca De Fusco nelle sue note di regia.
Si comporta assai bene anche la Parco della Musica Jazz Orchestra che, sistemata nella buca sotto il palco e diretta da Francesco Lanzilotta, interviene con grande puntualità ed efficacia, snocciolando con gradevolissima scioltezza jazz, musica di intrattenimento, opera lirica, musica sacra, canzoni e ballate, essendo la parte musicale essenziale come la parte recitata, cui è indissolubilmente legata.

Bellissime, infine, le scene di Fabrizio Plessi che, di grande impatto visivo, rendono alla perfezione la Londra del primo Novecento, una città sporca, grigia e insana, popolata da miserabili, lestofanti e prostitute.
Insomma, “L’Opera da Tre Soldi” è davvero uno spettacolo importante ed accattivante, che offre al pubblico tre ore di grande teatro, oltre a presentare una stella di prima grandezza di nome Gaia Aprea.

Giovanni Berti
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