Home ARTE E CULTURA All’Auditorium il Flauto Magico dell’Orchestra di Piazza Vittorio

All’Auditorium il Flauto Magico dell’Orchestra di Piazza Vittorio

La Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica ospita mercoledì 8 febbraio, con inizio alle ore 21, “Il Flauto Magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio”, una meravigliosa rielaborazione del celebre singspiel mozartiano datato 1791, un magnifico concerto cantato in sette lingue, uno spettacolo assolutamente da non perdere che incanta gli spettatori per tutti i novanta minuti della sua durata e che ad inizio stagione ha conquistato il pubblico del Teatro Olimpico.

Il giro del mondo in un’ora e mezza, un delizioso murale multiculturale pitturato da mille pennelli, una babele di voci, suoni e sensazioni, che diventano un soave esperanto e che magicamente si fondono in un gioioso inno alla vita: gli aggettivi e gli avverbi elogiativi vanno usati senza risparmio per questo spettacolo, le metafore suggestive debbono utilizzarsi senza riserve per questo regalo, per questa operazione ardita, originale ed accattivante che da più di due anni sta conquistando i teatri di tutta Europa e che, ne siamo certi, avrebbe ricevuto l’approvazione entusiastica anche dello stesso Wolfgang Amadeus Mozart.

A distanza di 220 anni dalla sua prima esecuzione, avvenuta a Vienna il 30 settembre 1791,  ecco, quindi, anche all’auditorium, rivisitato, rivoluzionato, aggiornato ed ampliato Die Zauberflöte, il singspiel (letteralmente “canto e recitazione”) che in due atti alterna parti cantate e parti recitate, la favola ambientata in un Egitto immaginario, musicata da Mozart sul libretto di Emanuel Schikaneder e con il contributo di Karl Ludwig Giesecke,  l’opera che, insieme a Il Ratto dal Serraglio,  si connota come il prototipo dell’opera nazionale tedesca e austriaca, la quale successivamente spianerà la strada all’avvento dell’operetta.

Nella splendida rivisitazione dell’Orchestra di Piazza Vittorio, l’atto è unico, il riferimento all’Egitto scompare, al tedesco si affiancano altre sei lingue (arabo, inglese, spagnolo, portoghese, wolof ed italiano) e le magnifiche melodie scritte dal genio di Salisburgo si mescolano magicamente con i ritmi jazz e rap, con il mambo, il pop e il reggae, mentre la storia raccontata nel libretto originale, pur con qualche variazione, resta intatta.

Il principe Tamino (Awalys Ernesto Lopez Maturell, batteria e congas) viene inseguito da un mostro (un serpente, nell’originale) e, sfinito, cade a terra svenuto. Dal tempio escono tre dame (il superbo terzetto d’archi composto da Zsuzsanna Krasznai, John Maida e Gaia Orsoni, rispettivamente al violoncello, violino e viola ) che uccidono il mostro e che, dopo aver ammirato la bellezza del viso del giovane principe, si allontanano per informare della sua presenza la loro signora, la Regina della Notte (la strepitosa soprano Maria Laura Martorana).

Ripresi i sensi, Tamino crede di dovere la propria salvezza a Papageno (El Hadji Yeri Samb, cantante e polistrumentista), un vagabondo vestito di piume che è sopraggiunto nel frattempo. La menzogna di Papageno è immediatamente smascherata dalle tre dame, le quali mostrano a Tamino un ritratto di Pamina (la straordinaria Sylvie Lewis), figlia della Regina della Notte. Il giovane principe se ne innamora subito e, ricevendo dalla Regina della Notte un flauto magico, si impegna a liberarla: infatti Pamina è prigioniera del malvagio Sarastro (Carlos Paz Duque, voce e flauti andini) ed è nelle mani dell’infido carceriere Monostato (Houcine Ataa, voce), anch’egli di lei innamorato…

A svolgere il filo della storia ci pensa il bravissimo e simpaticissimo narratore Omar Lopez Valle, che si distingue anche come suonatore di tromba e filicorno, mentre è da sottolineare il fatto che il carattere rivoluzionario ed innovativo di questo spettacolo risiede anche nella circostanza che i musicisti non sono, come tradizione vuole, relegati alla buca dell’orchestra, ma, interpretando i personaggi della vicenda, calcano le assi del palcoscenico.

Naturalmente, questa straordinaria ensemble multietnica – che per questo spettacolo conta anche cinque artisti “ospiti”, oltre ai quattordici della formazione “tipo” – deve la sua fortuna in modo particolare al talento, all’ardimento e alle intuizioni del suo direttore artistico e musicale Mario Tronco, che insieme a Leandro Piccioni (pianooforte) ha curato l’elaborazione musicale dell’opera mozartiana.

Giovanni Berti

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