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Una piazza sul Tevere nel futuro del ponte Bailey di Tor di Quinto?

Un progetto per sopperire al degrado dei piloni del vecchio ponte Bailey di Tor di Quinto si è aggiudicato il primo premio del concorso di idee Premio Vocazione Roma. E’ stato depositato alla Regione Lazio ed è in attesa di essere preso in considerazione. Prevede una piazza pubblica sul fiume, un agorà tiberino. Che fine farà?

Lo studio LAD di Francesco Napolitano e Simone Lanaro con il progetto di recupero dei piloni del ponte Bailey di viale Tor di Quinto è tra i vincitori del concorso di idee Premio Vocazione Roma, dedicato ai giovani professionisti e imprenditori under 40. Il Premio, promosso dall’associazione Vocazione Roma, è finalizzato alla promozione di idee progettuali – caratterizzate da un elevata componente in termini di creatività e di innovazione – tese a dare soluzione a problematiche di carattere sociale, economico e culturale presenti nell’area metropolitana di Roma.

Come spiegano su Facebook i progettisti di LAD, l’ipotesi di recupero prevede un accordo tra la pubblica amministrazione ed un finanziatore privato che sia pronto ad investire nella demolizione di due dei tre piloni in calcestruzzo armato del vecchio ponte Bailey sul Tevere, in viale di Tor di Quinto, smantellato negli anni sessanta. In cambio otterrebbe il recupero del terzo pilone per riutilizzarlo, tramite una struttura removibile, come piazza pubblica con annesso bar coperto.

Ma lasciamo loro la parola. Ecco come, sul social network, dettagliano il loro progetto.

“Questa è la nostra idea per rimediare alla situazione di degrado dei piloni del ponte Bailey, che è sotto gli occhi di tutti coloro che a Roma percorrono via di Tor di Quinto, all’altezza della collina Fleming. Nel letto del fiume si ergono tre misteriosi piloni in calcestruzzo armato, che erano in realtà i supporti del vecchio ponte Bailey, smantellato negli anni sessanta.”

“La nostra idea – si legge ancora su facebook – prevede un accordo tra la pubblica amministrazione ed un finanziatore privato che sia pronto ad investire nella demolizione di due dei tre piloni. A fronte di questo sforzo, la pubblica amministrazione concede al privato di recuperare il terzo pilone e di riutilizzarlo, posandovi sopra una struttura removibile a sbalzo sul Tevere.
Questa piattaforma è una vera e propria piazza pubblica in mezzo al fiume, accessibile a tutti e munita di un bar coperto sul retro. L’idea è che il privato rientri del proprio investimento proprio attraverso l’attività ricreativa, espositiva e di piccola ristorazione collegata al progetto. Al termine della concessione il Comune può decidere se rimuovere la struttura e quindi demolire anche il terzo pilone, o se rinnovare la concessione.”

Ma quali sono i vantaggi? “La pubblica amministrazione – spiegano ancora – rimedia ad una situazione di degrado urbano senza tirare fuori un euro, l’investitore costruisce e crea lavoro e quindi occupazione, e noi cittadini guadagnamo una piazza urbana a sbalzo sul Tevere, dalla quale vivere e vedere il fiume in modo nuovo.”

A novembre questo progetto ha vinto il premio Vocazione Roma ed è stato premiato dal presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti.

“Questo ci rende orgogliosi – dicono dalla LAD – ma non basta: la domanda di concessione per realizzare questo progetto è stata consegnata e protocollata presso gli uffici della regione Lazio e purtroppo è rimasta ignorata in quegli archivi. Noi crediamo in questo progetto, se ci credi anche tu e se pensi di poterci aiutare a realizzarlo, in qualunque modo, contattaci, siamo curiosi di conoscere la tua proposta.”

Edoardo Cafasso

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3 COMMENTI

  1. Bella l’idea e il progetto.
    Ma perchè allora non utilizzare i piloni, che già ci sono, per un ponte pedonale in grado di collegare la ciclabile con il Villaggio Olimpico e l’Acqua Acqtosa?

  2. Capisco che alla Provincia potessero non sapere che già esistevano precedenti progetti di ristrutturazione del Ponte Bailey: loro non ne hanno la minima competenza, perché le aree golenali sono regionali (e lo sappiamo bene per via delle concessioni che sono state date sotto la gestione Marrazzo-Montino, e non facciamo nomi…).
    Però potevano informarsi prima di tanto scalpore.

    A parte studi preesistenti da lungo tempo, ricordo che il Progetto “Sentiero del Possibile”, che prevedeva la costruzione di un ponte coperto in legno sui piloni dell’ex Ponte Bailey, facente parte di un percorso attrezzato nella prevista Oasi Fluviale di Ponte Milvio, è stato presentato nel Convegno FIDAPA alla Croce Rossa Italiana il 3 aprile 2006, quindi nel maggio 2006 alla Torretta del Valadier con la mostra dei disegni dell’Autrice, Francesca Di Castro, consulente ambientale del Comitato per il Tevere e architetto del Paesaggio.

    Il più dettagliato Progetto Tevere Roma Nord è stato presentato ufficialmente in conferenza stampa il 25 ottobre 2007 dall’Associazione culturale Roma Tiberina che presiedo: in esso il ponte in legno assumeva la denominazione di Ponte Nuovo (perché da mezzo secolo non erano stati costruiti più ponti a Roma).

    Progetto che giace nei cassetti degli amministratori di allora, i quali hanno tutti esternato pareri favorevoli, dal Comune alla Regione ai rappresentanti istituzionali dei Municipi II e XX che insistono sul territorio (Provincia esclusa, perché come detto non aveva competenza).

    Il progetto è visibile su internet:
    http://www.romatiberina.com/progetto%20tevere%20roma%20nord%20definitivo%20luglio08.pdf

    Non prevede alcun abbattimento di piloni, anzi il loro integrale riutilizzo usufruendo del parere favorevole di agibilità dell’ARDIS, dal quale dipende preventivamente la possibilità di attuazione del progetto.
    Fermo restando che la realizzazione del progetto del quale ora vengo a conoscenza deve essere sottoposta ai pareri vincolanti della Regione Lazio e dell’Agenzia Regionale Difesa del Suolo, consultivi dell’Autorità di Bacino Fiume Tevere, degli Uffici tecnici comunali e dei Municipi II e XX, credo che, se per caso a qualcuno venisse l’idea di mettere le mani su quei piloni, dovrebbe essere comunque indetta una consultazione tra i cittadini, almeno quelli dei municipi competenti territorialmente, per stabilire quale sia il progetto più gradito, e ciò in base alla famosa Delibera C.C. di Roma n.57/2006 detta “Della partecipazione dei cittadini”.

    Il Progetto Ponte Nuovo ex Bailey, nell’ambito del Progetto Tevere Roma Nord, è stato oggetto di attenzione e pubblicizzato tra l’altro anche dal quotidiano on-line VignaClaraBlog.it fin dal lontano 2007
    https://www.vignaclarablog.it/20071101862/vignaclarablog-a-colloquio-con-sandro-bari-presidente-del-comitato-per-il-tevere/

    L’Associazione Roma Tiberina, che opera da anni sul territorio romano e in particolare del Municipio Roma XX, è già stata scippata dell’assegnazione dell’Oasi di Ponte Milvio, che insieme ad Italia Nostra aveva avuto in assegnazione dal Comune di Roma con i fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri tre anni fa; il fatto potrà ripetersi perché qui può succedere di tutto, ma non lo renderemo facile.

    Stamattina stessa, nell’inaugurare la Mostra della Natività alla Torretta di Ponte Milvio alle 12, ne presenterò pubblica relazione.
    Spero che chi ci conosce ci fornisca adeguato appoggio morale.

    Sandro Bari
    Presidente del “Comitato per il Tevere” e dell’Associazione culturale “Roma Tiberina”

  3. non conosco i progettisti dello studio LAD che credo siano bravi ma il loro progetto fa schifo ricorda quelle architetture anni 30,una psuedo piazza virtuale che sembra il trampolino del kursal ad ostia al solo scopo di aprire un nuovo locale in un’area gia ampiamente sfuttata.Ringrazio il sig. bari per le informazioni sul loro progetto che trovo quello si in armonia con il fiume ed assai più utile alla collettività soprattutto ora che tutto il territorio sarà invaso dalla speculazione pre olimpica ad iniziare dal laghetto di tor di quinto,lo spostamento del campo nomadi di via boiardo,per finire alla costruzione del villaggio olimpico in area golenale.Un’amministrazione seria dovrebbe rispettare il territorio che amministra ed i cittadini che lo vivono quindi bene il premio che incoraggia nuovi professionisti nella loro attività ma si può e si deve fare di meglio con progetti realizzati con materiali meno invasivi e più in armonia con l’ambiente circostante.

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