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Auditorium – Remastered Pink Floyd: incontri avvenuti e mancati e tanta ottima musica in quadrifonia

Come era assolutamente prevedibile, la Lezione di Rock condotta da Assante e Castaldo sui Pink Floyd mercoledì 9 novembre nella Sala Sinopoli dell’Auditorium ha tenuto fede alle aspettative dei tanti appassionati della band inglese: i due “docenti di rock” hanno deliziato la platea con le loro parole, con video già conosciuti e altri inediti e soprattutto proponendo l’ascolto di molti brani in quadrifonia: una sorpresa questa, annunciata da Castaldo a inizio serata e realizzata grazie al preziosissimo lavoro dei tecnici dell’Auditorium.

Una sorpresa che ha fatto assaporare al pubblico i brani di “Dark Side of the Moon” e di altri dischi nel modo più simile possibile a come venivano proposti nei concerti del famoso gruppo rock-psichedelico.

Dopo la prima lezione dedicata a Amy Winehouse, stavolta la scelta dell’argomento trattato aveva alle spalle una ragione di cui ci sui può ben rallegrare: la recente uscita dei cofanetti remastered di “Dark Side of the Moon” (uscito lo scorso settembre) e di “Wish You Were Here” (uscito solo tre giorni fa).

Al contrario delle altre volte, questa lezione ha visto Castaldo svolgere un ruolo da mattatore, con Assante che ha parlato molto meno del solito, ma che comunque, riferendosi alla copertina di Meddle, oggettivamente una delle meno riuscite tra quelle realizzate dall’agenzia Hipgnosis per i Pink Floyd, ha infilato la battuta più divertente e geniale della serata: “Guardandola al contrario (n.d.r.: ovvero come ve la proponiamo nell’immagine sotto) si percepiscono contenuti satanici!”.

Oltre agli ascolti in quadrifonia e ai video, la cifra della serata è stata impostata su una duplice chiave: da un lato gli incontri tra i Pink Floyd e altri grandi artisti della seconda metà del ‘900, alcuni effettivamente avvenuti, magari solo a distanza, altri clamorosamente mancati con più o meno rammarico; dall’altro riflessioni su come sia la presenza che l’assenza del genio lisergico di Syd Barrett, il diamante pazzo, abbiano fortemente influenzato tutta la storia del gruppo, ben oltre i pochi anni in cui ne è stato il leader. In particolare Roger Waters dopo l’uscita di Barrett, dal quale aveva ereditato la leadership del gruppo, si incamminò su un percorso di confronto e auto-immedesimazione con il chitarrista perso nelle nebbie dell’LSD.

Tra gli incontri avvenuti, il primo in ordine cronologico, “e scusate se è poco” verrebbe quasi da dire, è quello con i Beatles: i due gruppi infatti utilizzavano entrambi gli studi di Abbey Road. All’epoca dell’incontro i Fab Four stavano registrando “Sergent Pepper” ed erano all’apice del successo; i Pink Floyd, pur se già affermati nei circuiti underground, invece erano praticamente agli esordi.

L’importanza di tale incontro è stato confermata dal batterista del gruppo Nick Mason in un’intervista rilasciata proprio a Castaldo settimana scorsa (di cui il giornalista ha fatto ascoltare la registrazione); ma riconoscerne l’importanza non volle dire provare alcuna sudditanza psicologica: infatti tra le tante voci registrate che compaiono su “Dark Side”, non figura quella di Paul McCartney, che fu esclusa a favore di quelle della gente comune (ognuna di queste voci dava la propria personale risposta a domande di carettere filosofico-esistenziale, memorabile la risposta del portiere degli studi di Abbey Road che chiude l’album: “Non esiste la parte oscura della luna, tutto è oscuro.”).

C’è stato poi l’incontro con Michelangelo Antonioni, che li chiamò per la colonna sonora di “Zabriskie Point”. Questa collaborazione fu abbastanza deludente per entrambi, al punto che il grande regista italiano rifiutò la splendida “Us and Them” trovandola noiosa; nonostante questo, la celebre scena finale del film (quella dell’esposione della villa ripetuta ad libitum) è accompagnata dalle note del loro brano “Careful With That Axe Eugene”.

Nel mondo artistico gli incontri non comportano necessariamente la presenza nello stesso luogo e nello stesso momento dei due soggetti, ed è infatti così che, con molti anni e kilometri di distanza, John Frusciante e Syd Barrett si incontrano sulle note di “See Emily play” (secondo singolo dei Pink Floyd datato 1967); la qualità del video purtroppo è molto bassa, ma il valore artistico ed emozionale è elevatissimo.

Anche il Duca Bianco David Bowie si è cimentato con le primissime opere dei Pink Floyd; eccolo infatti interpretare, insieme a David Gilmour, “Arnold Layne” (primo singolo dei Pink Floyd, anch’esso datato 1967).

Con Kubrick invece si saranno pur incontrati fisicamente, ma sul piano artistico, purtroppo, l’incontro non ci fu: il regista inglese propose loro di realizzare la colonna sonora di “Arancia Meccanica”, ma la tematica del film lasciò molto dubbiosi i Pink Floyd, e fu così che rifiutarono l’offerta, per pentirsene amaramente in seguito.
Sempre sul mancato incontro con Kubrick, c’è da aggiungere che è assolutamente falso che il brano “Echoes” avrebbe dovuto fare da colonna sonora al finale di “2001 Odissea nello spazio”; fu invece utilizzato dal regista/surfista George Greenough per la seconda parte del cortometraggio “Crystal Voyager”: ventitre minuti di immagini raccolte da una telecamera fissata ad una tavola da surf con l’accompagnamento della suite che chiude l’album “Meddle”.

C’è poi l’incontro con due grandi violinisti: Stéphane Grappelli e Yehudi Menuhin, che i Pink Floyd invitarono per registrare una versione di “Wish You Were Here”. Menuhin (una delle figure musicalmente e culturalmente più luminose nel panorama di tutto il secolo scorso) però, non sentendosi in grado di improvvisare, preferì rinunciare; la registrazione fu quindi effettuata con il solo contributo di Grappelli, ma, per motivi ignoti, tale registrazione si perse e non fu pubblicata. Fortunatamente di recente è stato ritrovato un rimixaggio della stessa, che è stato accluso nel cofanetto remastered di “Wish You Where Here” e che Assante e Castaldo hanno proposto in chiusura di lezione.

Le due ore e mezza sono passate velocissime costringendo i due conduttori a tagliare moltissimo del materiale che avevano preparato, così alla fine non è restato altro da fare che dare appuntamento al 22 novembre per la prima serata della nuova rassegna “Playlist” e rivolgere al loro pubblico il nuovo saluto pinkfloydiano da loro coniato per l’occasione: “Shine on!”
Shine on you Gino ed Ernesto, e grazie.

↓seppe Guernica Reitano

(NdR:  i video citati nell’articolo sono facilmente reperibile su youtube)

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