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“Via la casta, viva il tricolore”: riflettori accesi sul Presidio di piazza Montecitorio

Roma, 12 ottobre:un’assemblea pacifica e apartitica organizzata dal Presidio di piazza Montecitorio si conclude con un amaro epilogo. Perché? Momenti di tensione dopo l’assemblea pacifica e apolitica di Gaetano Ferrieri e di chi con lui ha condiviso in questi quattro mesi l’avventura del Presidio ad oltranza davanti a Palazzo Montecitorio (leggi qui). Eppure quella trascorsa davanti al gazebo, alle spalle dell’imponente Palazzo di Montecitorio, è stata una mattinata più che tranquilla. VignaClaraBlog.it ne è stato testimone. Niente a che vedere con le immagini e le notizie pubblicate nelle prime ore del pomeriggio.

Le tensioni sono scoppiate intorno l’ora di pranzo tra via del Corso e piazza Santi Apostoli. Complice, forse, la massima allerta delle forze dell’ordine massicciamente dispiegate in vista della manifestazione davanti alla sede della Banca d’Italia che si è svolta alle 16.00.

Ma torniamo a quanto è accaduto a Gaetano Ferrieri e a chi con lui ha urlato il proprio no alla “casta”, portando con sé esclusivamente il tricolore ed intonando l’inno di Mameli. E’ bene quindi fare un passo indietro.

L’assemblea

Questa mattina in piazza Montecitorio si è svolta la “Grande assemblea pacifica e apartitica” organizzata dal Presidio.

Eppure il malcontento espresso dai promotori dell’iniziativa sembra accomunare tanti, tantissimi, cittadini. Davanti al gazebo però non si è radunata così tanta gente. Magari la ragione risiede nel fatto che per l’assemblea si è scelto un giorno lavorativo o che a volte è difficile esporsi in prima persona o ancora perché una certa diffidenza per quest’uomo è comunque presente.

In ogni caso tutto ha avuto luogo nella più completa tranquillità. Qualche istante di turbolenza si è vissuto con l’intervento di un testimone di giustizia, ma gli stessi ragazzi del Presidio hanno invitato lui e tutti i presenti alla calma. La volontà di esprimere i propri pensieri, sì con decisione, ma nel modo più pacifico possibile, non è mai venuta meno.

Non provocare e non essere provocati sono sempre stati due punti fermi da quando ha preso il via l’avventura del Presidio.

Così in un clima mite, anche dal punto di vista meteorologico, le persone, uomini e donne, di diversa fascia di età e diversa provenienza, si sono alternate sul palco offerto da piazza Montecitorio. Parlando ad un megafono cittadini provenienti, tra le altre Regioni, da Toscana, Puglia, Lombardia, hanno espresso tutto il loro malcontento e la loro disaffezione nei confronti di una classe politica strabordante di privilegi.

Palpabile era il sentimento di stanchezza per un sistema che ormai appare sbagliato. Gli interventi dei cittadini e quelli di Gaetano si sono susseguiti tra gli applausi. A caratterizzarli il desiderio di informare.

Ognuno parlava della propria esperienza, di ciò che sapeva e di ciò che sperava, e presentava le proprie proposte. Sembrava che la volontà fosse quella di condividere, con chi si fermava là davanti ad ascoltare, le proprie idee, il proprio sapere, nella speranza di trovare una strada comune per il bene del Paese.

Utopico o no, l’intento appariva proprio questo. E molti turisti si fermavano ad osservare e a chiedere maggiori informazioni.

Durante gli interventi le bandiere dell’Italia sventolavano accarezzate da una leggera brezza come a sottolineare l’importanza di essere uniti e di spendersi per la propria Nazione. Più volte Ferrieri ha evidenziato il fatto di non sentirsi un eroe, ma un semplice cittadino italiano, di voler essere identificato esclusivamente con il tricolore e di non voler essere accomunato agli “indignados”, una realtà spagnola. Qui siamo in Italia.

I media

Parole forse portate via da quella leggera brezza che ha accarezzato le bandiere posizionate intorno al gazebo.

Basta leggere i titoli degli articoli pubblicati on-line subito dopo la notizia dei momenti di tensione. L’Ansa: “Indignati: ‘No alla casta’, bloccata via del Corso”. La Repubblica: “Indignati, protesta anti-casta in via del Corso”. Il Corriere della Sera: “Gli indignati bloccano via del Corso”. Il Messaggero: “Indignati in piazza in tutta Italia. Tensione a Roma, chiusa via Nazionale”. Il Tempo: “Indignati pronti all’assedio di Bankitalia”.

Ed è inevitabile soffermarsi sul fatto che dal 4 giugno 2011, quando è iniziato lo sciopero della fame di Gaetano Ferrieri, veneto di 54 anni, sono stati pochi i media italiani ad essersene occupati.

In questi quattro mesi Ferrieri ha attirato su di sé l’attenzione di diversi media stranieri: tv provenienti dalla Russia, dall’Iran, dalla Cina, dagli Stati Uniti. Anche Al Jazeera si è occupata della vicenda. Sulla Rete, tra video, foto e social network, la notizia si è diffusa rapidamente. Lo stesso non si può dire per i media nazionali italiani. Almeno fino ad ora.

Il corteo

Ma torniamo a quanto accaduto a piazza Montecitorio. Dopo una mattinata ricca di interventi, in cui sono stati fatti racconti ed avanzate proposte, Gaetano Ferrieri, insieme a chi ha partecipato all’assemblea, ha passeggiato davanti alla Camera intonando l’inno di Mameli. Poi il ritorno al gazebo.

Ancora qualche istante e Ferrieri, prendendo in mano una bandiera italiana, si è diretto in via del Corso seguito da alcune decine di persone. Il traffico è stato bloccato. Si sono registrati momenti di tensione con alcuni funzionari di polizia e Ferrieri, a quanto pare insieme ad un’altra persona, ha accusato un malore ed è caduto a terra rimanendovi qualche istante. Così la polizia lo ha portato via. Tutto intorno si è levato un coro: “No alla violenza”. Subito la notizia è rimbalzata sul web.

Nella pagina Facebook del Presidio, intorno alle 15.00, con un cellulare è stato scritto: “Hanno arrestato Gaetano in seguito ad un corteo Pacifico… è questa giustizia? ITALIANI dove siete Gaetano ha bisogno di voi! GAETANO NON SI TOCCA! 20 camionette ci bloccano in piazza Santi Apostoli”.

In poco tempo sono stati tantissimi i commenti. Oltre quattrocento. Anche i Tg nazionali ne hanno parlato e immediati sono stati i lanci di agenzia. In molti si sono chiesti se Ferrieri fosse stato effettivamente arrestato o solamente portato in ospedale. C’è stato un collegamento radiofonico con lo ZOO di 105, che fin dal primo momento ha sostenuto l’iniziativa di quest’uomo.

Alle 17.30 circa sulla pagina Facebook del Presidio è stato scritto: “Durante il corteo bloccato da 15 camionette dei celerini Gaetano viene aggredito, in seguito all’aggressione ha un malore. Appena rialzato viene condotto con forza in un’auto della polizia nonostante ci fosse un’ambulanza per lui. Solo successivamente viene portato in ospedale dove rifiuta il ricovero. Scortato in Questura successivamente rilasciato ritorna in piazza. Radio 105 ha chiamato in diretta ed altre Tv hanno fatto un servizio sull’accaduto”.

Le domande

Dopo una mattinata tranquilla, un’assemblea realmente pacifica, durante la quale l’unico obiettivo perseguito è stato quello di cercare di informare, far capire che è giunto il momento di far sentire la propria voce, ma senza azioni di violenza, senza inutili provocazioni, è inevitabile domandarsi: cosa è successo? Cosa ha fatto scattare la tensione? Chi ha provocato chi?

Le critiche

In questi quattro mesi non sono mancate le critiche, i sospetti, i sentimenti di diffidenza verso il Presidio, ma soprattutto nei confronti di Gaetano Ferrieri. Chi è quest’uomo? Perché si è fatto avanti? Quali interessi ha?

Domande che in molti si sono posti, ma basta scambiare quattro chiacchiere con chi ha deciso di recarsi di persona a piazza Montecitorio per capire che quel che interessa è lo spirito che ha animato il Presidio, il contenuto delle proposte avanzate, la stanchezza per una classe politica che troppe volte ha sbagliato.

Al di là del Presidio, infatti, è ormai evidente che fermandosi a chiacchierare in un bar, o per la strada, o con il proprio vicino di casa ci si riscopra scontenti di un sistema che ormai sembra aver mostrato falle da ogni parte. E’ questa l’Italia reale. Il malcontento è dilagante e accresce di giorno in giorno. Nel nostro Paese non si sono registrate le grandi manifestazioni che sono esplose in Spagna, Israele, Islanda, Grecia ed anche Stati Uniti.

Ma un’insoddisfazione generale, sempre maggiore, si è piano piano fatta strada tra i cittadini e l’abolizione dei privilegi di chi i privilegi non mostra di meritarli, il desiderio di un Paese davvero democratico, la speranza di un futuro dignitoso per le generazioni a venire sono diventati “desiderata” di molti. Tanti.

Le petizioni

Basandosi sull’articolo 50 della Costituzione, Ferrieri ha presentato tre petizioni ai presidenti di Camera, Senato e della Repubblica con le quali ha richiesto la riduzione del 50 per cento dello stipendio di parlamentari e amministratori pubblici e la riduzione del numero degli stessi parlamentari e amministratori pubblici; l’eliminazione di rimborsi, vitalizi, pensioni d’oro; il taglio del 90 per cento delle auto blu; la riforma della legge elettorale con eliminazione del bicameralismo perfetto e la nascita di una camera consultiva, formata da elementi della società civile; nuove elezioni.

Perché queste proposte possano essere prese in considerazione devono scendere in piazza 3 milioni di persone. Così è stato detto a Ferrieri. Impresa ardua. Eppure lì, davanti a Palazzo Montecitorio, intorno a quel gazebo, non ci si ferma. C’è chi distribuisce volantini informativi, ci sono i passanti che si fermano a leggere per capire di cosa si tratti, c’è chi ha fatto chilometri e chilometri per venire a vedere con i propri occhi quel gazebo, quell’uomo, e ci sono i turisti che incuriositi vogliono saperne qualcosa di più. E a casa porteranno anche questo ricordo.

Sono trascorsi quattro mesi e il Presidio non si è mai fermato. Quando con la pausa estiva nessuno più scendeva in piazza, neppure in momenti cruciali per il nostro Paese, il Presidio era lì. Era lì il 7 e il 15 agosto, il 21 settembre ed è stato lì oggi, il 12 ottobre. Quale sarà il destino del Presidio non si può dire.

Ma quello che al momento appare certo è che nel cuore della Capitale, proprio davanti ad uno dei più importanti centri del potere, qualcosa sta accadendo, qualcosa di importante e di coinvolgente.

Stefania Giudice

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1 commento

  1. Gaetano non si tocca, unisco il mio grido a quello di tanti altri. Siamo ostaggio di una classe politica corrotta e collusa. Siedono sui nostri scranni senza alcuna legittimazione e la democrazia langue davanti ai sopprusi di una minoranza marcia e senza un minimo di amor di patria. Come fare per cacciarla? Cosa fare? L’unico è Napolitano, ma la sua correttezza istituzionale non lascia intravedere alcuna soluzione efficace al problema che Berlusconi rappresenta ormai per il Paese e ahimè, per l’Europa. g

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