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Un tuffo in Valnerina: Sant’Anatolia di Narco e il trionfo della canapa

Se vi aspetta un fine settimana di maltempo, noia e televisione VignaClaraBlog.it vi propone un week-end i cui ingredienti sono la natura, la buona cucina e la tradizione: Sant’Anatolia di Narco, nella Valnerina, un ambiente incontaminato dalle rare bellezze paesaggistiche e storiche come solo in Umbria si possono trovare.

Raggiungere la verde e ombrosa Valnerina è oltremodo semplice perché è sufficiente percorrere l’Autostrada Roma Firenze fino ad Orte e da qui uscire a Terni Est e seguire poi le indicazioni per la Cascata delle Marmore.
Un’ora o poco più di auto; imboccata la statale (attenzione agli autovelox e ai limiti di velocità), dopo aver sorpassato le cascate, si incontra prima Ferentillo e poi la bellissima Scheggino (leggi qui). Ancora tre chilometri e si raggiunge il piccolo borgo di Sant’Anatolia che se ne sta arroccato su di una collina che affaccia sul Nera.

In alternativa, anziché lasciare la superstrada a Terni Est, si può invece proseguire sempre dritti (è un modo di dire, le curve abbondano), salire sul passo della Somma, scendere fino a Spoleto (l’arrivo è stupendo, la rocca vi abbaglia subito dopo una curva) e lasciata sulla sinistra la splendida cittadina, dopo tre km c’è la deviazione per Norcia-Cascia che si immette nella lunga galleria di Forca di Cerro. Sant’Anatolia di Narco è subito all’uscita della galleria.

Il paese con le sue case di pietra bianca è situato ad una quota di 328 metri e domina l’ampia valle in cui scorre il fiume le cui acque lambiscono abbazie e lembi di territorio con nomi fantastici come Torre Orsina, Castel del Lago, Montebufo, Vallo di Nera e Roccanolfi.

Sant’Anatolia si raggiunge attraverso una ripida strada asfaltata che porta direttamente al centro del paese; le sue origini sono piuttosto confuse ma sembra certo che su quel colle ci fosse anticamente, in epoca pre-romana, un insediamento etrusco. Il suo nome onora Santa Anatolia a cui è intitolata la chiesa mentre la specifica Narco sembra derivare dall’antico popolo naharco o forse dal Nera.

La struttura del borgo è quella tipicamente medioevale con il centro racchiuso dalle mura cinte da due torrioni; all’interno la chiesa parrocchiale con numerosi affreschi risalenti al 1300 e quella di Santa Maria delle Grazie con una pregevole edicola di “Madonna con Bambino e i Santi Giacomo e Antonio Abate”.

Accanto alla porta orientale, da cui è possibile osservare l’intera valle e all’interno del vecchio palazzo comunale, c’è il Museo della Canapa con il laboratorio di tessitura.

Il museo illustra il ciclo di lavorazione della canapa pianta coltivata sulle rive del fiume Nera che per questo motivo prendono il nome di “canapine”; all’interno dei locali sono conservati gli strumenti per la tessitura e una raccolta di manufatti tessili donati dagli abitanti comprendenti oggetti realizzati in canapa, lino, lana o cotone come sacchi per la farina, lenzuola, fasce per neonati, coperte e teli per il pane.

 

Parte integrante del museo è il “Laboratorio di tessitura” dove su telai moderni è possibile apprendere le varie tecniche di tessitura; i corsi comprendono la tessitura con vari tipi di telai (a pettine, verticali ecc.) e poi ricamo ed uncinetto.

Proprio a Sant’Anatolia nei giorni 8 e 9 Ottobre si terrà una importante manifestazione intitolata “Il trionfo della Canapa” il cui programma comprende mostre, convegni e spettacoli che si terranno tra il centro cittadino, il convento di Santa Croce e i locali del museo.

Tantissime le iniziative con conferenze, mostra mercato, apertura delle osterie della canapa, visite guidate e poi giochi per i più piccoli ed esercizi di tessitura.

Scopo della giornata è quello di coniugare tradizione, ricerca ed innovazione attraverso la conoscenza del territorio e di un suo prodotto, la canapa, che a partire dalla fine degli anni 90 ha cominciato ad essere nuovamente coltivato-

Le possibilità che offre al visitatore questo luogo incantato sono innumerevoli a cominciare dagli sport acquatici come il kayak, la canoa o il rafting e poi lunghissime passeggiate lungo il fiume oppure su i tanti sentieri che si inerpicano in montagna; si possono poi percorrere gli antichi tracciati delle ferrovie abbandonate come quella di Terni-Ferentillo o Spoleto-Norcia e se si desidera fare un tuffo nel passato visitare gli innumerevoli borghi antichi come quello fortificato di Castel San Felice con la splendida chiesa dal rosone finemente scolpito.

Tra sport, cultura e passeggiate si inserisce perfettamente la buona cucina con i suoi prodotti tipici (gnocchi e paste fatte in casa, salumi, formaggi stagionati e pecorino, lenticchie, lumache); in tutta la valle e a Sant’Anatolia ci sono agriturismi e antiche trattorie dove è possibile fermarsi a gustare prodotti eccellenti realizzati dalle sapienti mani delle donne dalla Valnerina.
Questi piccoli locali vi stupiranno per la genuinità dei loro piatti, per la calorosa accoglienza e per il senso di pace che vi si respira…fra un profumo e l’altro che arriva dalla cucina.

Che aspettiamo allora a mettere da parte la noia e a spegnere il televisore per un tuffo nella natura, tradizione e la gustosa cucina umbra?

Francesco Gargaglia

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