Home ATTUALITÀ Cassia: allo Stabile del Giallo “The Hole” inquieta e convince

Cassia: allo Stabile del Giallo “The Hole” inquieta e convince

 In scena fino al 23 ottobre al Teatro Stabile del Giallo di via al Sesto Miglio, 78, The Hole è un eccellente adattamento teatrale, curato dal regista Gigi Palla, del sorprendente romanzo d’esordio pubblicato nel 1993 dallo scrittore Guy Burt. Sul palco i sei giovanissimi attori e Gabriela Praticò si comportano assai bene e l’ottimo disegno luci di Roberto Pietrangeli valorizza in modo suggestivo una scenografia scarna ed essenziale, favorendo la fluidità della narrazione e sottolineando efficacemente il carattere sconvolgente ed inquietante delle situazioni rappresentate dal libro che Burt scrisse a 17 anni e che è ancora inedito in Italia.

Parte, dunque, con il piede giusto la nuova stagione del teatro con base sulla Cassia, che quest’anno prevede ben cinque spettacoli, oltre a proporre, ogni sabato pomeriggio a partire da novembre, una rappresentazione gialla ed interattiva destinata agli spettatori più piccoli (scuole elementari e medie) ed ai loro genitori.

Prima di evidenziare le molte qualità di questo spettacolo, diamo una fugace occhiata – non vogliamo certo sciupare la sorpresa – alla trama di The Hole: cinque ragazzi, con l’intento di sfuggire ad una noiosa iniziativa del lussuoso ed esclusivo college nel quale studiano, decidono di trascorrere tre giorni in un bunker. Ben presto, però, la bravata si trasforma in un incubo senza fine e spetterà ad una psicologa ingaggiata da Scotland Yard ricostruire ciò che è accaduto nel bunker, chiarendo anche il ruolo di un sesto ragazzo, attraverso il progressivo e sofferto scardinamento dei meccanismi di rimozione di Liz, la protagonista della vicenda.

Come dicevamo prima, sono molti i punti di forza di questo spettacolo, a cominciare dalla qualità della rilettura teatrale curata da Gigi Palla (leggi qui la lunga intervista che il regista ha concesso a VignaClaraBlog.it): si tratta, infatti, di un adattamento scorrevole ed incisivo, che, senza perdere di vista l’impianto testuale del romanzo (la traduzione nella nostra lingua si deve a Serena Severa), garantisce alla narrazione ritmo ed intensità.

La vicenda intriga ed inquieta sempre di più, senza soluzione di continuità, grazie anche alla scelta opportuna del regista di ridurre al minimo i cambi di scena e di far coesistere i dialoghi tra Liz e la psicologa con la ricostruzione dei fatti avvenuti nel bunker. A questo risultato contribuisce non poco anche l’ingegnoso e puntuale disegno luci di Roberto Pietrangeli, che rimarca in modo suggestivo le atmosfere claustrofobiche della vicenda, sottolineate con efficacia anche dalle musiche di Davide Caprelli.
Un elogio va, naturalmente, ai sei, giovanissimi attori (Martina Carletti, Riccardo Cascadan, Francesca De Nardis, Michele DeGirolamo, Martina Diglio e Lorenzo Possanza), che nel corso di questi due atti affrontano un lungo ed impegnativo tour de force, che contempla situazioni emotive forti ed estreme.

Personaggio chiave, elemento di raccordo essenziale alla ricostruzione dei fatti avvenuti nel bunker, figura che separa la verità dalla menzogna, è la dottoressa Horwood, la psicologa reclutata da Scotland Yard ed interpretata egregiamente da Gabriela Praticò. Infatti, tramite le sue domande e attraverso le sue ricostruzioni, la donna condurrà Liz (e gli spettatori) alla sconcertante verità finale (anche chi ha visto The Hole – Il Buco, il film di Nick Hamm uscito nel 2001 e tratto dal medesimo romanzo, resterà spiazzato).

In questo spettacolo, sia pure esasperati dal contesto thrilling venato di sfumature quasi horror, emergono inoltre interrogativi seri, pesanti, importanti, legati ai motivi, spesso imperscrutabili, del disagio giovanile: al riguardo, volendo trovare dei riferimenti cinematografici, oltre al film di Hamm, ci vengono in mente Elephant di Gus Van Sant e il documentario Bowling a Columbine di Michael Moore.

Davvero ottimo e convincente, dunque, l’avvio di stagione per lo Stabile del Giallo, che anche quest’anno, come tradizione vuole, rinverdisce i suoi caratteristici rituali: ossia il “questionario giallo”, che, se riempito correttamente, consente di vincere una bottiglia di vino bianco “dal sapore arsenicato, adatto all’ultima portata e da servire a temperatura glaciale”, e la cena del dopo spettacolo insieme a tutto il cast.

Siate, quindi, i benvenuti al Teatro Stabile del Giallo dove, dal 1986, il delitto ed una squisita ospitalità sono di casa.

Giovanni Berti

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