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L’Aniene, tra acque sporche ed anatre bioniche

L’Aniene è un fiume molto bello, dalle sorgenti fino a Tivoli: acque chiare e limpide che scorrono in un’ampia valle racchiusa tra monti verdissimi. l’Aniene è anche il paradiso dei pescatori “a mosca” e dei cercatori di gamberi di fiume: tutto questo fino alla antica cittadina di Tivoli poi il fiume, con i suoi 120 chilometri di lunghezza e i 24 metri cubi al secondo di portata, comincia lentamente a morire.

Scarichi industriali e domestici, acque cariche di zolfo provenienti dalle cave, pesticidi, insufficiente depurazione, eccessiva urbanizzazione del tratto finale del bacino; le sue acque, secondo gli studi contenuti nel Piano Regionale di Tutela delle Acque, presentano una contaminazione batterica ogni oltre limite oltre ad inquinanti chimici come solventi industriali (trielina) e rifiuti pericolosi che non dovrebbero essere smaltiti negli impianti fognari.

La situazione è talmente grave che l’Aniene è stato inserito nell’elenco dei “sette orribili” insieme all’Aterno-Pescara, Lambro, Oliva, Sacco, Saline e Sarno.

Incuria, indifferenza, degrado e criminalità queste le ragioni, secondo Giorgio Zerbinati, alla base dello scempio; uno scempio che siamo andati a verificare di persona. Forse per chi passeggia sugli argini o sulla pista ciclabile la situazione non sembra così drammatica ma navigare le sue acque è ben altra cosa.

Io, Marcello e Guido, un dipendente della RAI, con le nostre canoe da discesa in polipropilene ci siamo imbarcati lungo Via di Pietralata e abbiamo percorso il fiume fino alla confluenza con il Tevere raggiungendo poi Ponte Milvio.

L’imbarco è stata una delle operazioni più difficili perché siamo scesi lungo una sponda ripida ricoperta di vegetazione spinosa: in quel punto l’Aniene scorre in un ansa dove le acque sporche si mischiano a quelle provenienti da un piccolo collettore.

E’ da questo punto dove stagnano rifiuti e sacchi della spazzatura che siamo partiti per un viaggio semi-allucinante durato tre ore.

Le acque dell’Aniene scorrono abbastanza veloci e spesso si incontrano piccole rapide e questo è un bene perché in tal modo un poco si ossigenano; ma il colore è di un verde marcio e un puzzo di benzina e solventi ci accompagna per tutto percorso.

Le rive sono verdissime e lunghi filari di pioppi ne delimitano gli argini; incontriamo tantissimi Germani Reali che spaventati si sollevano in volo e solcano il cielo nella caratteristica formazione a “v”.

Ci domandiamo come facciano i pennuti a sopravvivere: il germano si nutre pescando il cibo nel fondo melmoso che non deve certo essere esente da inquinanti: si tratta certamente di acquatici bionici con stomaci e fegati da Terminator.

Poco più avanti, mentre pagaiamo per restare nel centro della corrente, incontriamo il bellissimo Ponte Nomentano. Ci troviamo all’interno ora della Riserva Naturale Valle dell’Aniene al cui interno è inserito il comprensorio della Cervelletta.

Proseguiamo tra anse e piccole rapide evitando, in due punti, dei grossi alberi caduti che in parte ostruiscono il passaggio; la presenza di rifiuti e di oggetti semisommersi è costante mentre gli alberi e le strutture in cemento delle sponde in parte sono ricoperte di plastica e stracci.

Facciamo una breve sosta in prossimità di un grande collettore asciutto e poco più avanti, sulla sinistra, oltrepassiamo gli scarichi di un depuratore: la sporcizia e il fetore delle acque ci inducono a pensare che in questo lungo tratto dell’Aniene di depurato c’è ben poco.

Ora il fiume si allarga e mentre la corrente rimane costante oltrepassiamo il ponte della ferrovia e quello delle Valli fino a raggiungere il Ponte Salario: in questo tratto costeggiamo la ciclabile ma la fitta vegetazione ci impedisce di vedere cosa c’è sulle sponde. Ogni tanto ci arriva fortissimo il rumore dei convogli ferroviari che sfrecciano sulla sinistra: le anatre bioniche sembrano indifferenti perfino allo stridore dell’acciaio.

Siamo arrivati alla confluenza con il Tevere e la corrente improvvisamente si placa mentre il paesaggio si fa più dolce: le acque verdastre del Tevere al confronto con quelle dell’Aniene sembrano quasi pulite.

Ci manteniamo al centro del fiume sfruttando un filo di corrente e ci guardiamo intorno; i gabbiani ora hanno preso il posto dei germani.

Incontriamo sulla sinistra il Circolo Canottieri Aniene ed è la prima cosa veramente bella che gli argini ci offrono: il verde prato all’inglese sembra uno dei tanti approdi che si trovano lungo il corso del Danubio.

In assenza di corrente dobbiamo pagaiare con forza per raggiungere il ponte della tangenziale e subito dopo i piloni in cemento del vecchio “ponte di ferro”.

Siamo quasi alla meta: oltrepassiamo il maestoso Ponte Flaminio e dopo un attimo di sosta, per riprendere fiato, ci lanciamo nelle rapide di Ponte Milvio per poi sbarcare sulla riva sinistra.

Per tutto il percorso ci ha accompagnato un bel sole e una temperatura piacevole; quando sbarchiamo sulla riva fangosa ci chiediamo con stupore come sia possibile che all’interno della capitale d’Italia, una delle città più visitate al mondo, ci sia un fiume che assomiglia ad una fogna.

Il confronto tra le acque fresche e limpide della Valle dell’Aniene con quelle sporche, torbide e ingombre di rifiuti della Città Eterna, è impietoso ma soprattutto ingiusto.
Ingiusto perché con criminale indifferenza abbiamo consentito all’Aniene di perdere la sua innocenza.

Francesco Gargaglia

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